Gdpr, un affare che vale milioni di euro: chi ci guadagna veramente

Il business attorno alla protezione e al corretto uso dei dati: la questione della privacy è un affare

Il Gdpr, cioè il regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, da quando è stato adottato (27 aprile 2016) a quando è stato reso operativo (25 maggio 2018), ha fatto fiorire un mercato specializzato.

Sono infatti state diverse le realtà imprenditoriali che hanno cercato di fare affari con l’universo della privacy, dei dati e del loro corretto utilizzo, offrendo software, consulenze e formazione in grado di far sì che le aziende si conformassero alle disposizioni volute dall’Europa.

Per quel che riguarda le aziende italiane, attualmente, secondo uno studio dell’Information Security & Privacy della School of Management del Politecnico di Milano, sono quasi il 90% quelle che hanno destinato un budget per rispettare le disposizioni del Gdpr. Tuttavia, il dato assume una diversa connotazione se si tiene presente che, a oggi, solo il 23% di queste si sono effettivamente adattate.

La questione va dunque a legarsi agli affari: chi ha investito per offrire prodotti utili al Gdpr guadagnerà in futuro oppure è un campo destinato ad affievolirsi?

Se si guarda oltreoceano, agli Usa, le notizie che giungono sono confortanti. Sono infatti diverse le società che negli ultimi tre anni, grazie allo sviluppo di software e prodotti specifici per la gestione dei dati, sono state in grado di costruire realtà di successo, ottenendo finanziamenti milionari. BigID, OneTrust, InCountry e TrustArc sono solo alcuni dei nomi che si stanno togliendo diverse soddisfazioni.

La crescita di questo settore porta con sé nuove figure professionali il cui impiego è stato di gran lunga maggiore rispetto a quanto ci si aspettasse. E non solo negli Usa. Da un report del 2017 dell’International Association of Privacy Professionals (Iapp), era emersa una necessità di 75.000 DPO in Europa (Data Protection Officer). Nel maggio 2019, un nuovo studio ha  mostrato che nell’Eurozona 500.000 realtà si avvalgono di un DPO.

La IAPP ha inoltre reso noto quanto sono stipendiati i DPO, facendo un raffronto tra Usa ed Europa. In America il loro stipendio medio si aggira sui 125.000 euro annui, nel Vecchio Continente sugli 80.000. Cifre che aumentano se si guardano gli Chief Privacy Officer che incassano 190.000 euro negli Usa, 165.000 nel Regno Unito, e poco meno di 130.000 nella restante UE.

Alla luce dei dati, è evidente che finora le opportunità offerte dal business che mira ad aiutare le aziende a gestire i dati in modo corretto e a metterli in sicurezza sono state soprattutto sfruttate dai ‘pionieri’ americani. Ma pare proprio che ci sia ancora molto da esplorare e da fare per il futuro, anche e in particolar modo in Europa. Quindi il settore legato al Gdpr sembra tutto tranne che esaurito.

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