Lavoro e tech: gli “etichettatori” che insegnano ai robot a lavorare

La rivoluzione tecnologica porta alla nascita di nuovi lavori, come gli etichettatori che insegnano alle intelligenze artificiali a distinguere elementi diversi.

La rivoluzione tecnologica sta progressivamente portando alla sparizione di alcune professioni e alla nascita di nuove, come quella dei cosiddetti “etichettatori” che insegnano alle Intelligenze Artificiali a distinguere immagini e concetti.

I software o robot dotati di Intelligenza Artificiale inizialmente non sono in grado di distinguere tra i diversi dati o immagini e partono da una sorta di “tabula rasa”. Devono essere guidati in questo processo da persone che a ogni informazione sovrappongano un’etichetta, in modo da consentire alle AI di distinguerle.
Ad esempio, per quanto riguarda la guida autonoma, i software hanno mappe molto dettagliate, immagini nitide al micron, opzioni di guida e diverse casistiche su tutto quello che può accadere ma non sono in grado di riconoscere quello che vedono.

Per questo nascono nuove figure professionali , lavoratori che attualmente negli USA hanno un compenso in linea con il salario minimo regionale, tra i 7 e i 15 dollari l’ora e svolgono queste mansioni. Ci vorrà poco però perché questa manodopera sia sostituita da lavoratori in India o Thailandia a cui, tramite le diverse piattaforme è possibile distribuire il lavoro nel mondo a un salario molto più basso, intorno ai 2,50 dollari l’ora. Si tratta di un’intera sottoclasse di lavoratori che vengono già chiamati “braccianti digitali” perché non hanno molti più diritti o prospettive di quelli di oltre un secolo fa, che devono svolgere un lavoro faticoso alla giornata e con stipendi da fame, contrapposti agli stipendi da record di un ristretto gruppo dirigenziale.

Contemporaneamente, da anni sull’Intelligenza Artificiale si assiste a una lotta tra le aziende Big Tech che acquistano talenti, startup e idee sviluppate al di fuori dei loro laboratori di ricerca. I due esempi principali sono Siri, l’assistente vocale di Apple che non è nata all’interno dell’azienda ma è stata comprata nel 2010, e, Alexa acquistata nel 2013 da Amazon con decine di ingegneri e creativi che sono stati acquisiti da queste grandi aziende, tra bonus e benefit.
Il mercato ha creato quindi questo grande dualismo tra le Big Tech che dominano il mercato e le aziende più piccole che faticano ad affermarsi, ma anche tra la manodopera formata dai braccianti digitali, dai magazzinieri di Amazon ai corrieri di Deliveroo e delle altre aziende di food delivery, senza contratto o tutele e la classe dirigenziale con stipendi da capogiro.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Lavoro e tech: gli “etichettatori” che insegnano ai robot ...