Enel, attenzione alla truffa della bolletta: c’è il virus

Avete ricevuto un'e-mail in cui vi si chiede la "regolarizzazione della morosità"? Fate attenzione, perché si tratta della truffa della bolletta dell'Enel: in realtà è il virus Cryptolocker, in grado di bloccare il vostro PC

Se avete ricevuto via e-mail una bolletta da parte di Enel, in cui vi viene chiesto di regolarizzare una situazione di morosità, cancellatela subito. Si tratta infatti dell’ennesima truffa, orchestrata per infettare il vostro PC con il virus Cryptolocker. Il link al fantomatico bollettino, contenuto nel testo dell’e-mail, darà accesso al virus, un tipo di malware che cripterà i dati del sistema operativo, per poi richiedere una sorta di riscatto per sbloccare il computer.

È stata Enel stessa a dare l’allarme, in seguito a diverse segnalazioni di e-mail dal contenuto ingannevole. L’azienda ha comunicato che nessuna società del Gruppo ha inviato l’e-mail incriminata e che si tratta di un tentativo di raggiro. Nella comunicazione si invitano tutti coloro che hanno ricevuto un’e-mail sospetta a denunciare il fatto, rivolgendosi ai Punti Enel o contattando i numeri verdi di Enel Energia (800 900 860) e Enel Servizio Elettrico (800 900 800).

Non è la prima volta che e-mail in apparenza inoffensive o provenienti da enti legittimi contengono link e allegati in grado di installare un malware nelle impostazione del computer per cifrare tutti i file in esso contenuti, dalle immagini ai documenti Office. Chi ricorda la falsa e-mail di Equitalia che girava qualche tempo fa? Occorre fare attenzione: negli ultimi anni i virus ”ransomware” (malware con richiesta di riscatto) come il Cryptolocker sono sempre più diffusi e difficili da annientare. Non è assolutamente detto che un antivirus, per quanto aggiornato, riesca a mettervi al riparo da questo tipo di attacco. Sarebbe pertanto buona norma fare un backup periodico dei dati del vostro PC su una memoria esterna e ”offline”.

Se avete distrattamente cliccato sul link, l’unica soluzione è infatti quella di resettare il computer e ripristinarlo usando i dati di backup. Di certo la soluzione non è pagare il ”riscatto”. Secondo la Polizia di Stato non bisogna cedere al ricatto: nel 99% dei casi, una volta ricevuto il pagamento (di solito qualche centinaio di euro in Bitcoin o in voucher anonimi prepagati), i cosiddetti ”cybercriminali” non inviano comunque alla vittime le chiavi per decriptare i file. Inoltre, pagando per riavere i propri dati, si finisce per alimentare la diffusione di queste truffe, che diventano per gli hacker sempre più redditizie.

Immagini: Depositphotos

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