Cybercrime: contrastarlo costa allo Stato 9 miliardi l’anno

Il contrasto al cybercrime si fa sempre più costoso. In Italia cresce prepotentemente la minaccia della criminalità digitale e per difendersi da questo male si è costretti a spendere sempre di più

Il contrasto al cybercrime è l’argomento principale trattato nei giorni scorsi durante il convengo “Cybercrime e Data Security” organizzato dall’AmCham (acronimo di “American Chamber of Commerce in Italy”) e tenutosi a Milano. Aziende e banche, in Italia e nel mondo, devono fare i conti tutti i giorni con la crescente minaccia della criminalità digitale. Dai dati presentati durante l’evento, solo nel nostro Paese ogni anno circa 9 miliardi di euro vengono spesi per difendersi dagli attacchi informatici. E questa cifra è destinata ad aumentare nel tempo visto il costante aumento di reati digitali come cybercrime, phishing e ransomware (viene limitato l’accesso ad un dispositivo e viene richiesto un riscatto da pagare per rimuovere tale limitazione).

Durante il convegno è emerso un altro dato inquietante. A livello europeo vengono sottratti illecitamente alle banche circa 500 milioni di euro. A beneficiarne sono hacker e criminali informatici e a farne le spese sono principlamente i risparmiatori. In Italia, a causa dello scarso contrasto al cybercrime da parte degli istituti bancari, si registra un aumento annuale delle frodi del 150%. Per evitare tutto questo aziende e banche devono invertire l’attuale tendenza e dare priorità d’investimento alla sicurezza informatica.

Le principali cause che rendono vulnerabili i sistemi informatici di aziende e banche sono i comportamenti inconsapevoli e la distrazione degli utenti e l’accesso alle informazioni in mobilità. I crimini informatici comunque non si limitano solo alle frodi, ma abbraccia un ampio ventaglio di attività più o meno gravi: lo spam, ovvero l’inatteso e illegale invio di email per fini commerciali, lo spaccio di sostanze illecite, la pirateria informatica, i furti di identità, il cyberstalking, il terrorismo, fino ad arrivare a vere e proprie guerre cibernetiche che coinvolgono le strategie di politica globale, le cosidette cyberwarfare.

Le varie forze militari si sono da tempo attivate per prevenire conflitti di questo tipo. Un esempio è quanto avvenuto nei mesi scorsi in Estonia, dove la Nato ha simulato una cyber-guerra, la “Locked Shield 2016”. Vi hanno partecipato 19 nazioni, compresa l’Italia. L’obiettivo dell’esercitazione era quello di difendere l’immaginaria nazione di Berylia da un violento attacco informatico verso trasporti, industrie e droni. Il nostro Paese ha preso parte a questa simulazione di contrasto al cybercrime schierando due giovani dottorandi del dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa.

Cybercrime: contrastarlo costa allo Stato 9 miliardi l’anno