A che punto siamo con i test sierologici e i farmaci per il Covid

Al via una call rivolta a tutte le aziende che ritengono di avere sviluppato dei test per diagnosticare più rapidamente i contagiati dal Covid. E il Remdesivir fa ben sperare

Arriverà nelle prossime ore una call rivolta a tutte le aziende che ritengono di avere sviluppato dei test per diagnosticare più rapidamente i contagiati dal Covid, in linea con le caratteristiche individuate dal Comitato tecnico scientifico e fornite al commissario straordinario per l’emergenza Arcuri.

Ad annunciarlo è Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), durante la conferenza stampa alla Protezione Civile.

Come si sceglierà il test giusto

La call sarà aperta per cinque giorni, dopodiché un panel identificato dal commissario Arcuri procederà all’identificazione del test che verrà selezionato per la conduzione dello studio di sieroprevalenza su un campione di 150mila italiani, selezionati in collaborazione con Istat in funzione del genere, di sei fasce d’età, di rappresentazione regionale e anche profili lavorativi.

Di fatto, i test sierologici permetteranno di condurre lo studio di sieroprevalenza per la determinazione della percentuale di italiani contagiati dal Coronavirus.

Il Cts ha fornito al commissario Arcuri le indicazioni sui criteri necessari per articolare la scelta: altissima specificità, test validati da organismi nazionali o internazionali, test realizzabili su larga scala, con almeno un laboratorio per regione in grado di condurre l’esame sierologico e che dovrà fornire risposte rapide per avere in tempi assai brevi i dati necessari.

Non solo, lo studio verrà condotto in collaborazione con le Regioni e le Province autonome, che hanno dato piena adesione alla conduzione di questo studio, ha assicurato Locatelli.

Ok dell’Aifa a 10 studi sui farmaci

Lato farmaci, l’Agenzia italiana del farmaco intanto ha valutato 93 progetti di ricerca, ne ha approvati 19, e sono già 10 quelli avviati. “Un risultato straordinario in un solo mese solare, un punto di svolta per l’efficienza della conduzione di studi clinici in Italia” ha evidenziato il presidente del Css.

Durante la conferenza stampa Locatelli ha anche sottolineato che solo il 5,35% di tutti i tamponi fatti è risultato positivo. “Vuol dire che il distanziamento sociale e il lockdown hanno contenuto la diffusione epidemica”. Inoltre, è stata impedita la diffusione di Sars-Cov-2 nelle regioni dell’Italia Centrale e nel Sud del Paese.

Buone speranze dal Remdesivir

Intanto, oltre a diversi tentativi, l’antivirale Remdesivir prodotto da Gilead si conferma uno dei più promettenti contro il Covid-19. Buoni risultati sono stati ottenuti in 125 pazienti trattati in un ospedale di Chicago.

113 di questi, pazienti in gravi condizioni, sono stati trattati con infusioni giornaliere dell’antivirale e la stragrande maggioranza è guarita ed è stata dimessa in una settimana. Solo 2 pazienti sono deceduti.

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