Cura Covid-19, svolta: i ‘superanticorpi’ monoclonali funzionano

Ne avevamo parlato su queste stesse pagine, anticipando quanto questo tipo di cura potesse risultare importante soprattutto in vista di una eventuale seconda ondata virale in autunno, quando non saranno ancora disponibili i vaccini.

(Teleborsa) – Si chiamano anticorpi monoclonali, anticorpi identici fra loro perché, dopo essere stati isolati nel sangue dei pazienti, sono stati clonati, e stanno mostrando risultati molto positivi nei test condotti per trovare una cura al Coronavirus.

È quanto sostiene il virologo David Ho, oggi alla Columbia University e direttore scientifico del Centro Aaron Diamond per la ricerca sull’Aids, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature che spiega come questi superanticorpi prelevati da persone malate di Covid-19 promettono di essere una nuova arma contro la pandemia, aiutando a gestire i focolai in attesa del vaccino.

“Abbiamo un insieme di anticorpi molti più potenti e diversificati rispetto a quelli trovati finora e sono pronti per essere trasformati in terapie”, ha scritto Ho.

Ne avevamo parlato su queste stesse pagine, anticipando quanto questo tipo di cura potesse risultare importante soprattutto in vista di una eventuale seconda ondata virale in autunno, quando non saranno ancora disponibili i vaccini.

Gli esperimenti finora sono stati limitati ai criceti, nei quali hanno dimostrato sia di neutralizzare il nuovo Covid-19 sia di dare una protezione dal virus. Il prossimo passo ora sono i test su altri animali e sull’uomo.

Tra i ricercatori c’è ottimismo sui tempi perché l’iter che autorizza l’uso clinico di queste sostanze è più breve rispetto a quello necessario per i farmaci tradizionali.

Sono comunque diversi gli studi e le sperimentazioni in proposito, fra gli altri quello dell’Università di Tor Vergata, in collaborazione con Spallanzani, ma anche con team del Canada, degli Stati Uniti e dell’India.

A guidare la ricerca è il genetista Giuseppe Novelli, che spiega al Messaggero: “Ci sarà bisogno dell’anticorpo monoclonale anche quando avremo il vaccino. La ragione è molto semplice: supponendo che funzioni, quando tu ti vaccini passa del tempo, la reazione non è immediata, se c’è una epidemia in corso come fai? Bene, gli anticorpi monoclonali funzionano come immunità passiva, ti fornisce una protezione di due-tre mesi. E l’anticorpo però è anche una cura, per chi è malato. Siamo ancora in fase di studio, sia chiaro, perché facciamo agire il monoclonale contro un target esterno, la struttura Spike del virus, le impedisce di attaccarsi alle cellule”.

Quanto tempo servirà per potere usare l’anticorpo monoclonale? “Sei mesi. Ci sono dieci gruppi nel mondo, in Usa, Cina, Olanda, Israele, Italia, molto agguerriti, che stanno lavorando, investendo, anche producendo. Per quanto riguarda il mio gruppo, in vitro gli esperimenti hanno dato un esito ottimo. Funzionano in provetta. Ora dobbiamo sperimentarlo sui volontari, ma per farlo devo produrre il farmaco e stiamo chiedendo aiuto a varie istituzioni pubbliche e private. Servono finanziamenti, non possiamo perdere questa grande occasione. Come dice Fauci, la strada prioritaria è questa, perché i tempi degli anticorpi monoclonali sono molto più rapidi rispetto al vaccino“

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