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Il cloud working sfida la crisi. E la collaborazione cresce sulla nuvola

Boom per le piattaforme che facilitano l'incontro tra aziende e freelance per progetti in outsourcing. La riscossa dei cloud workers: in rapida ascesa la richiesta di prestazioni "da remoto". Un vantaggio per tutti, se il compenso è equo

Senza intermediari, senza spostamenti, senza confini né orario fisso. Quando la crisi che morde il mercato del lavoro incontra le nuove tecnologie, qualcosa a volte si muove. Ad esempio si può cercare di ottenere l’appalto di un impiego direttamente online, con una formula di self employment che sta conoscendo una crescita considerevole.

Si tratta del cloud working, il lavoro ‘in remoto’, che attraverso piattaforme dedicate mette in contatto le richieste delle aziende con l’offerta di freelance specializzati. Dai programmatori agli editor, dai doppiatori agli esperti di marketing, dai grafici agli sviluppatori di applicazioni per telefonini: i cloud workers conquistano il lavoro sulla nuvola.  La presenza fisica non è più un cardine irrinunciabile in un proficuo rapporto di lavoro e il talento può essere offerto a chiunque lo richieda, grazie agli strumenti che la tecnologia mette oggi in campo: pc, notebook, Ultrabook, computer convertibili 2-in-1 (Convertible), Detachable… c’è l’imbarazzo della scelta per lavorare serenamente e in mobilità.

Uno studio condotto negli Stati Uniti mostra che, nei prossimi due anni, 30 lavoratori su 100 lavoreranno online come freelance e che 9 aziende su 10 si affideranno ai loro servizi. Ancora, una diversa indagine condotta da Citrix prevede che in Europa entro il 2020 le postazioni lavorative pro-capite si dimezzeranno, ovvero ci sarà una scrivania per due lavoratori che alterneranno il lavoro in ufficio con le prestazioni fuori sede. Le grandi aziende prevedono di ridurre del 7% le postazioni lavorative fisse entro due anni e del 14% entro il 2020.

Cos’è il cloud working e come funziona

Il cloud working offre la possibilità di lavorare da remoto con aziende di tutto il mondo, attraverso le piattaforme di collaborazione a distanza. L’azienda che cerca un professionista inserisce sul sito web il progetto che intende realizzare, comprensivo di budget e tempistiche; i freelance già iscritti ricevono una mail di notifica dal sistema e, se interessati, inviano il loro preventivo al cliente. Infine, dopo un’attenta valutazione, l’azienda sceglie a chi affidare l’incarico (un sistema di rating e feedback ‘premia’ i profili migliori).
Nella maggior parte dei casi la piattaforma si riserva una commissione per ogni progetto portato a termine e i pagamenti avvengono attraverso sistemi sicuri certificati. Nel momento dell’assegnazione del progetto, il cliente trasferisce la somma pattuita su un conto fiduciario sicuro. Soltanto a lavoro completato con successo, il denaro viene sbloccato e rilasciato al fornitore. I clienti in questo modo traggono vantaggio dall’abolizione di pagamenti anticipati rischiosi, inviati ancor prima di cominciare il progetto a persone prima d’ora sconosciute.
I committenti sono perlopiù aziende che hanno già familiarità con il cloud computing, consapevoli che l’accesso facilitato e rapido ad applicazioni e infrastrutture esterne agli uffici sia una scelta strategica chiave nel mondo digitale emergente. Naturalmente occorre il know how necessario a progettare l’infrastruttura più idonea e il cloud server adeguato alle necessità dell’azienda. A finire nella “nuvola”  non sono solo le risorse digitali di un’azienda. La tendenza coinvolge anche le prestazioni di quei lavoratori la cui opera è un prodotto dell’intelletto.

Le aziende risparmiano, ma anche la vita di numerose persone, non più costrette ad affrontare lunghi tragitti per recarsi al lavoro ne trarrebbe sicuro beneficio.
A patto che il cloud working non si risolva in un’asta di prestazioni al ribasso, dove a farne le spese sono migliaia di giovani precari, costretti a svendere la propria professionalità per un incarico. L’introduzione di forme contrattuali adeguate e una disciplina che garantisca compensi equi darebbero dovrebbero accompagnare di pari passo il fenomeno di ‘remotizzazione della forza lavoro’.

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