Alexa e gli altri: perché l’Antitrust Ue sta indagando sugli assistenti vocali

La Commissione Ue ha annunciato l'avvio di un'indagine antitrust per far luce sulle implicazioni del funzionamento di tali dispositivi in tema di concorrenza

Da Alexa a Google Home, gli assistenti vocali sono sempre più popolari, e vengono utilizzati per la loro praticità e l’alto grado di interattività, in grado di semplificare la vita di chi li utilizza. Eppure, la Commissione Ue ha avviato un’indagine antitrust per fare luce sulle implicazioni del loro funzionamento.

Gli obiettivi dell’indagine

L’indagine riguarda in particolare la concorrenza nel settore dell’Internet delle cose (IoT, Internet of Things) per i consumatori dell’Unione europea. Nel mirino dell’Antitrust Ue ci sono dunque tutti quei servizi e quei prodotti che, grazie al collegamento con la rete, possono essere controllati a distanza, anche attraverso un assistente vocale. Tra questi prodotti ci sono elettrodomestici smart, dispositivi indossabili (come orologi connessi alla rete) e, appunto, i più noti assistenti vocali come Alexa o Google Home.

Possibilità infinite, nodo concorrenza

Le enormi potenzialità del mondo dell’Internet delle cose sono destinate ad allargarsi grazie all’arrivo della rete 5G, che consente una connessione più veloce e un maggiore flusso di informazioni. “Si tratta di un settore destinato a crescere rapidamente e vogliamo capirne bene funzionamento e implicazioni in tema di concorrenza”, ha spiegato in proposito la Commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager.

Si tratta di un mondo con possibilità infinite: “Immagina”, ha spiegato la Commissaria a titolo d’esempio, “un frigorifero intelligente che compili la tua lista della spesa dal tuo dispositivo smart e ordini una consegna da un negozio che invia la spesa a casa tua che si sblocca automaticamente con una parola”.

La grande sfida è difendere trasparenza, sicurezza e privacy in uno scenario in cui sarà possibile accedere a un’enorme quantità di dati: “Dobbiamo assicurarci”, ha detto Vestager, “che gli operatori del mercato non stiano usando il loro controllo su tali dati per distorcere la concorrenza o altrimenti chiudere questi mercati per i concorrenti”.

Le tempistiche dell’indagine

La Commissione Ue ha dunque annunciato l’invio di questionari sull’argomento ai principali operatori del settore, compresi costruttori di smart devices e sviluppatori di software: un primo rapporto sarà disponibile per la prossima primavera, mentre quello definitivo sarà pubblicato nell’estate 2022. Bruxelles ha assicurato che l’indagine “contribuirà all’attuazione della concorrenza nel settore”.

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