WhatsApp e le truffe che possono svuotarti il conto

In aumento truffe ed episodi di phishing sulla chat più utilizzata. I maggiori pericoli e i modi per difendersi

Più tecnologia uguale più possibilità di cadere in una truffa digitale. Lo sappiamo da tempo e lo sanno a maggior ragione i truffatori, che cercano naturalmente di insinuarsi fra gli strumenti comunemente più utilizzati. E’ il caso di WhatsApp, la chat più utilizzata sui device mobili, che nelle ultime settimane ha fatto registrare un aumento dei casi segnalati, di phishing e non solo. Come riporta Emilia Urso Anfuso su Liberoquotidiano, con lo sviluppo delle nuove tecnologie e la diffusione del web, molte fregature arrivano direttamente tramite cellulare o tablet e in alcuni casi lo scotto da pagare è alto. Dal credito azzerato al conto corrente svuotato.

Offerte ingannevoli
Il più comune è il contatto da parte di falsi operatori che dicono di lavorare per le aziende nazionali di telecomunicazioni, proponendo tariffe e promozioni particolarmente invitanti. Per aderire a tali offerte, ovviamente limitate, è necessario fornire i dati personali, oltre alla copia di un documento di riconoscimento da inviare sempre attraverso la chat sotto forma d’immagine digitale. Con le conseguenze che si possono immaginare in termini di possibile furto d’identità.

Phishing
Il buon vecchio phishing non passa mai di moda. Si basa sull’invio di link che, una volta aperti, scaricano virus sul cellulare e sono in grado di prendersi dati come foto e informazioni personali, oltre che esaurire rapidamente il credito telefonico. Il problema è che quasi sempre arrivano da un contatto (inconsapevole) presente in rubrica, dunque l’utente spesso ci casca.

L’ultima trovata: il vicecomandante dei Carabinieri
Sulla chat appare un messaggio di questo genere: “Non so se sia vero, state attenti alle truffe telefoniche! Ti giro alcuni numeri a cui non devi rispondere. Questo messaggio mi è stato girato dal vicecomandante dei Carabinieri. Giralo a tutti i tuoi contatti”. In questo caso si fa leva sul fatto che, chi riceve la comunicazione, pensa di potersi cautelare proprio diffondendo, a sua volta, il tranello via chat. I truffatori ottengono i numeri mettendo le mani su un database di telefonia cellulare e il gioco è fatto.

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