Super zona rossa o zona rossa allargata? Le Regioni che rischiano di più: 9 vicine al collasso

Mentre il Governo pensa a una nuova stretta per fermare il contagio in Italia, ecco quali sono le Regioni in cui il Covid si sta diffondendo di più

Mentre si avvicina la dolorosa soglia dei 100mila morti in Italia per Covid, il Governo pensa a una nuova stretta: una super zona rossa nazionale o una zona rossa allargata per fermare il contagio in Italia e arginare le varianti Covid che stanno mettendo a dura prova il sistema sanitario.

Anche i partiti tradizionalmente contrari a nuove restrizioni e chiusure – Lega, Forza Italia e Italia Viva – ormai hanno capito che il lockdown potrebbe essere l’unica strada davvero percorribile per agevolare la campagna vaccinale: entro fine aprile dovrebbero arriva in Italia 26 milioni di dosi di vaccino, e tempo da perdere non ce n’è.

Dopo la riunione straordinaria tra i ministri della Salute Roberto Speranza e delle Regioni Mariastella Gelmini, il capo del Cts Agostino Miozzo e il commissario per l’emergenza Giuseppe Figliuolo, il premier Draghi farà il punto con la maggioranza per decidere come muoversi.

Ad oggi l’orientamento del Cts è no al lockdown nazionale, Italia zona rossa nei weekend, con regole e divieti più stringenti per arginare la diffusione del Coronavirus, e zona gialla rafforzata con misure più severe. La data da segnarsi sul calendario è comunque venerdì 12 marzo, quando arriverà il nuovo monitoraggio Covid dell’Iss e bisognerà decidere cosa fare.

Quasi 6 milioni di studenti tornano in Dad

Sulla base dei nuovi colori delle Regioni, da lunedì 8 marzo 5,7 milioni di studenti tornano in didattica a distanza. Si tratta degli studenti che vivono nelle Regioni rosse e in tutte quelle zone che hanno superato il limite dei 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. Veneto, Piemonte, Lazio e Friuli Venezia Giulia potrebbero essere le prossime Regioni a chiudere completamente le scuole.

Secondo le stime di Tuttoscuola, che ha preso come riferimento gli ultimi dati della Fondazione Gimbe, la situazione è destinata anche a peggiorare: 7,6 milioni di alunni potrebbero entrare in didattica a distanza, 9 ragazzi su 10 (90,1%), su 8,5 milioni di studenti. Complessivamente, ci sarebbero 838.712 (9,9%) alunni in presenza a scuola e 7.668.053 in Dad, con la solita alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle Regioni in cui è consentito.

Sempre stando alle elaborazioni, le attività didattiche a scuola sarebbero seguite da 158.097 bambini delle scuole dell’infanzia (11,3%), 287.948 alunni della primaria (11%), 191.336 alunni della scuola secondaria di I grado (11,2%) e parzialmente in alternanza al 50% 201.331 studenti delle superiori (7,2%).

Super zona rossa o zona rossa allargata?

L’Italia archivia una giornata da oltre 20mila casi, con un tasso di positività che sale al 7.6%. Secondo le indicazioni che il Cts aveva fornito già prima del Dpcm Draghi del 2 marzo, la zona rossa dovrebbe scattare in automatico dove si verificano 250 casi di Covid ogni 100mila abitanti, senza lasciare più, come ora, la libertà di scelta ai singoli governatori. Ma non è detto che Speranza e Draghi scelgano questa strada, comunque più blanda rispetto al lockdown generale.

La variante inglese condizionerà la curva del contagio nelle prossime settimane e pare destinata a spingere altre Regioni verso la zona rossa. Ne è certo il ministro della Salute Roberto Speranza. La variante inglese riesce a diffondersi con una maggiore velocità, tra il 35 e il 40%, rispetto al ceppo originario. Almeno il 54% dei casi riscontrati in Italia oggi è legato a questa variante.

“Con questi numeri servono misure più rigide, come sta chiedendo anche il Comitato tecnico scientifico” ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “C’è una risalita del contagio, i numeri e vari indicatori ce lo dicono chiaramente” spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità. “L’indice Rt è arrivato a 1,06, in 6 Regioni è superiore a 1. La situazione nel Paese è eterogenea, la Sardegna è addirittura zona bianca”.

5 scenari possibili in Italia contro il Covid

Sono già 9 le Regioni (contro le 8 di settimana scorsa) con reparti o terapie intensive vicine al collasso, cioè oltre la soglia del 40% nel caso delle aree mediche e del 30% per le terapie intensive. Esattamente come a novembre, e come un anno fa. Sono cinque, al momento, i possibili scenari in caso di nuova stretta:

  • zona rossa nazionale per 3/4 settimane
  • zona arancione rafforzata nazionale per 3/4 settimane
  • zona rossa nazionale solo nei weekend
  • zona arancione nazionale solo nei nel weekend
  • coprifuoco anticipato di qualche ora rispetto a quello attuale fissato alle 22.

Incidenza Covid

Nell’ultima settimana di monitoraggio, dal 22 al 28 febbraio con dati aggiornati al 3 marzo, l’Iss ha rilevato una importante accelerazione nell’aumento dell’incidenza a livello nazionale rispetto alla settimana precedente: 194,87 per 100mila abitanti, contro i 145,16 della settimana scorsa.

Si sta dunque rapidamente avvicinando alla soglia di 250 casi per 100mila abitanti che impone il massimo livello di mitigazione possibile. Questa soglia è già stata superata dalla Provincia Autonoma di Trento (385,02), dalla Provincia Autonoma di Bolzano (376,99), dall’Emilia-Romagna (342,08), dalle Marche (265,16) e dalla Lombardia (254,44).

Rt sopra 1 per la prima volta dopo 7 settimane

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati questa settimana hanno contratto l’infezione nella prima metà di febbraio. Dato rilevante perché mostra ancora una vota il ritardo dei dati del Ministero rispetto alla situazione reale ad oggi.

L’indice di contagio Rt supera la soglia di 1 per la prima volta in sette settimane: il dato medio calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,06 (range 0,98–1,20). Peggiora anche, per la quinta settimana consecutiva, il livello generale del rischio. 6 Regioni hanno un livello di rischio alto, sono 14 (contro le 10 della settimana precedente) le Regioni/PPAA con una classificazione di rischio moderato (di cui 9 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo 1 con rischio basso, contro le 6 della settimana precedente.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% contro 24% della scorsa settimana). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in netto aumento, da 2.146 a 2.327. Idem il numero di persone ricoverate in aree mediche, che passano da 18.295 a 19.570.

Infine, altro dato che fotografa bene le caratteristiche di questa terza ondata del Coronavirus in Italia, siamo di fronte a quello che l’Iss definisce un “forte” aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (41.833 contro 31.378 la settimana precedente) e scende la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti.

Livello di rischio delle Regioni

Ma vediamo quali sono le Regioni che presentano un livello generalizzato di rischio più elevato.

Rischio Covid basso

  • Sardegna

Rischio Covid moderato

  • Basilicata
  • Calabria (ad alta probabilità di progressione)
  • Lazio
  • Liguria
  • Molise (ad alta probabilità di progressione)
  • Piemonte (ad alta probabilità di progressione)
  • Provincia autonoma di Bolzano
  • Provincia autonoma di Trento (ad alta probabilità di progressione)
  • Puglia (ad alta probabilità di progressione)
  • Sicilia
  • Toscana (ad alta probabilità di progressione)
  • Umbria (ad alta probabilità di progressione)
  • Valle d’Aosta (ad alta probabilità di progressione)
  • Veneto (ad alta probabilità di progressione).

Rischio Covid alto

  • Abruzzo
  • Campania (con molteplici allerte di resilienza)
  • Emilia-Romagna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lombardia
  • Marche.

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