Nell’Italia quasi tutta gialla migliora l’indice Rt, ma 11 Regioni rischiano più di altre

Nell'Italia quasi tutta gialla, ad eccezione di 5 Regioni, resta comunque ancora importante il rischio di un progressivo aumento dei casi di contagio Covid

Mentre in Europa la situazione epidemiologica resta grave, per via soprattutto del rapido peggioramento spinto dalle nuove varianti virali più contagiose, scoperte anche in Italia, da noi la situazione complessiva mostra lievi segnali di miglioramento.

L’Italia tira un po’ il fiato, sia in termini di incidenza di casi Covid che di impatto sui servizi assistenziali. Merito sicuramente delle numerose misure restrittive intraprese dal Governo durante le vacanze di Natale, compreso l’inasprimento delle regole in zona gialla, che non consentono, almeno fino al 15 febbraio, nemmeno gli spostamenti tra Regioni, seppur gialle.

Ma già è massima l’allerta degli esperti sull’Italia “gialla” (qui la mappa a colori aggiornata con tutte le regole in vigore fino a domenica 7 febbraio). Da lunedì 1° febbraio quasi tutto lo Stivale, ad eccezione di 5 Regioni, guadagna il tanto atteso allentamento delle misure restrittive.

Le “ricetta” anti-Covid di Ricciardi e Pregliasco

Il consigliere scientifico del ministero della Salute Walter Ricciardi ha già detto che “è un problema”. La gente “si prende giustamente tutti gli spazi che vengono concessi. Se si può andare nei centri commerciali, la gente ci va”. Per contrastare la diffusione del Coronavirus, ribadisce ancora una volta, non serve un lockdown come a marzo 2020, ma una zona rossa adeguatamente rispettata.

“A ottobre avevo detto di fare un lockdown a Milano, non è stato fatto. Poi siamo stati costretti ad adottare misure più dure a Natale e per questo oggi possiamo permetterci qualche timida riapertura. Gli operatori economici dovrebbero pretendere il tracciamento dal Governo e dalle Regioni. I Paesi che hanno fatto questo non si fanno più sfuggire il virus”. Il messaggio è chiaro: le cose vanno fatte prima, il virus va preceduto, “ma agire prima significa essere impopolare”.

Anche il noto virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco si dice “un po’ preoccupato”. “Non è facile, nel momento in cui si dà il via libera, trovare modalità per contingentare gli ingressi nelle zone più frequentate. Tutti dobbiamo continuare ad essere attenti, è fondamentale per non ricadere in un rischio di terza ondata”, ha detto.

“Il lockdown più efficace sarebbe quello duro, lungo ed impietoso, ma impossibile da attuare, anche perché ci sono dei rischi di ribellione sociale. Si tratta di trovare un meccanismo per modulare le restrizioni, sperando che la vaccinazione possa andare alla grande e proceda più velocemente possibile”.

Cosa dice l’ultimo report Iss

L’epidemia ad oggi resta in una fase delicata e, come sempre, un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è più che possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale.

L’incidenza è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Ricordiamo che il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100mila in 7 giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate.

Secondo quanto riportato nell’ultimo report Iss che comprende i dati relativi al periodo 18-24 gennaio 2021 (qui potete trovare quello della scorsa settimana) per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella prima metà di gennaio.

Da notare che i valori di incidenza riportati fanno riferimento ad un aggiornamento dell’Istat della popolazione stimata per il 2020, che passa da 60.244.639 a 59.641.488 a livello nazionale. Come già accaduto settimana scorsa, anche per questa il dato di incidenza bisettimanale non è pienamente confrontabile con il periodo precedente, per via dell’estensione dal 15 gennaio della definizione di caso a test antigenici rapidi secondo i criteri definiti nella circolare dell’8 gennaio 2021.

Si continua a osservare una lieve diminuzione dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (289,35 per 100mila abitanti tra l’11 e il 24 gennaio contro 339,24 per 100mila abitanti tra il 4 e il 17 gennaio. Rimane molto alta l’incidenza nella Provincia Autonoma di Bolzano, che tocca i 582,75 casi per 100mila dal 18 al 24 gennaio.

La situazione delle terapie intensive e delle aree mediche

Osservando la situazione negli ospedali, scende il numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o in aree mediche sopra la soglia critica: 8 contro le 12 della settimana precedente. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale si colloca sotto la soglia critica del 30%, conquistando il 28%. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.487 al 19 gennaio a 2.372 al 26.

Anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è in diminuzione, passando da 22.699 a 21.355. Tendenza a livello nazionale che comunque riflette forti variazioni inter-regionali, con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza, impongono comunque misure restrittive.

Si osserva anche una diminuzione nel numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note e aumenta la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti, che arriva al 31,7% contro il 28,7% di settimana scorsa. Invece, rimane stabile la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi. Infine, il 23,6% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 13,3% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

Rt nazionale e rischio per Regione

Guardando all’Rt, nel periodo che va dal 6 al 19 gennaio, l’indice di contagio medio, calcolato come sempre sui casi sintomatici, è stato pari a 0,84, in diminuzione e con il limite superiore del range sotto l’1.

Questa settimana si continua a osservare un miglioramento del livello generale del rischio, con un aumento significativo di Regioni a rischio basso. Complessivamente, 1 sola Regione ha una classificazione di rischio alto, contro le quattro della settimana precedente, 10 con rischio moderato, di cui una ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane, e altre 10 con rischio basso.

Una Regione, il Molise, ha un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore ed è dunque compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni o Province autonome hanno tutte un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo 1.

Rischio basso

  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Emilia Romagna
  • Molise (ad alto rischio di progressione)
  • Piemontesi
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Valle d’Aosta
  • Veneto

Rischio moderato

  • Abruzzo
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lazio
  • Liguria
  • Lombardia
  • Marche
  • Provincia autonoma di Bolzano (ad alto rischio di progressione)
  • Provincia autonoma di Trento
  • Puglia
  • Toscana

Rischio alto

  • Umbria.

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