Cosa sappiamo del virus sinciziale che sta riempiendo gli ospedali pediatrici

Non solo Covid. In questo momento preoccupa non poco i pediatri di tutta Italia una particolare forma di virus che sta colpendo neonati e bimbi di pochissimi mesi

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Non solo Covid. In questo momento, mentre si scoprono nuovi sintomi Covid nei bambini che cambiano le nostre certezze, preoccupa non poco i pediatri di tutta Italia una particolare forma di virus che sta colpendo neonati e bimbi di pochissimi mesi e che si ripresenta puntuale tutti gli anni.

Si tratta del cosiddetto Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), che ha riempito improvvisamente i reparti pediatrici e in alcuni casi persino le terapie intensive degli ospedali. Due neonati hanno addirittura perso la vita nello stesso giorno: un caso in provincia di La Spezia e uno nel Napoletano, 5 mesi uno e 11 l’altro.

A Padova sono 16 i piccoli ricoverati, di cui 4 intubati in rianimazione, al Policlinico Umberto I di Roma 10 i ricoverati, di cui 2, di appena un mese di vita, in terapia intensiva, ma anche nelle altre Regioni la situazione è analoga.

Un’epidemia arrivata con 2 mesi di anticipo“, ha commentato all’Adnkronos Salute Fabio Midulla, presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri), professore ordinario di Pediatria all’Università Sapienza e responsabile del Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I. Che normalmente arriva a Natale e che ora invece troviamo già in circolazione. Ma vediamo di cosa si tratta.

Virus respiratorio sinciziale, cos’è e come si manifesta

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) è una delle cause più comuni della bronchiolite e della polmonite nei bambini sotto l’anno di età. Quasi tutti i bambini contraggono l’infezione entro i 2 anni, ma non tutti sviluppano manifestazioni cliniche importanti.

Durante le stagioni più fredde, in genere tra novembre e aprile, è una causa molto comune di ospedalizzazione per i bambini piccoli. Se n’era iniziato a parlare qualche giorno fa dopo l’allarme lanciato sui social da Fedez e Chiara Ferragni, per via della loro piccola Vittoria di 7 mesi ricoverata proprio per questo virus.

Ciò che sappiamo è che i soggetti sani guariscono completamente da questa infezione in 1-2 settimane ma che il virus può anche provocare gravi manifestazioni respiratorie negli adulti. In alcuni soggetti, in particolare in coloro che sono ritenuti ad alto rischio, può avere un decorso più grave.

Se contratto nei primi mesi di vita del bambino provoca forme di bronchiolite gravi, con manifestazioni cliniche nelle basse vie respiratorie, mentre nei bambini più grandi e negli adulti si risolve con sintomi lievi, come rinofaringite, febbre o tosse. I neonati generalmente sono protetti dagli anticorpi materni che si trasmettono attraverso la placenta. Ma non sempre va così.

Virus respiratorio sinciziale, come si trasmette

Il VRS si diffonde facilmente da persona a persona. L’infezione si contrae attraverso le mucose di naso, bocca e occhi.

Quando una persona infetta tossisce o starnutisce, rilascia in aria delle particelle che contengono il virus. Se si è abbastanza vicini le particelle possono essere inalate, oppure si possono depositare sulla bocca, sul naso o sugli occhi. Si può contrarre l’infezione anche toccando con le mani secrezioni nasali o della bocca infette e quindi strofinandosi con le mani occhi o naso.

Il VRS può anche sopravvivere per molte ore sulle superfici dure come tavoli, maniglie delle porte, giocattoli e culle, ma poco su mani e tessuti.

Virus respiratorio sinciziale, chi è più a rischio

Secondo quanto riportato dall’American Thoracic Society, il VRS può provocare gravi manifestazioni respiratorie con difficoltà respiratoria e ospedalizzazione in alcuni soggetti ad alto rischio. Ecco chi rischia di più:

  • bambini prematuri nati prima delle 29 settimane di gravidanza (i bambini prematuri nascono prima di aver ricevuto la quota sufficiente di anticorpi anti VRS dalla mamma)
  • lattanti e bambini di meno di 24 mesi con displasia broncopolmonare (BPD, una malattia polmonare legata alla prematurità)
  • alcuni bambini con cardiopatia congenita o altre malattie respiratorie croniche
  • bambini e adulti che hanno un sistema immunitario depresso o indebolito a causa di una malattia o di un trattamento medico
  • adulti sopra i 65 anni.

Virus respiratorio sinciziale, quali sono i sintomi

I sintomi dell’infezione da VRS sono simili a quelli delle altre infezioni respiratorie. Alcuni sintomi comuni sono:

  • congestione nasale con secrezione
  • tosse
  • starnuti
  • febbre (soprattutto se >38° in lattanti di meno di 3 mesi)

Alcuni segni e sintomi di malattia grave da VRS sono:

  • fischio
  • respiro accelerato
  • colorazione bluastra intorno alla bocca e a livello delle unghie
  • movimento di allargamento delle narici e/o rientramenti cutanei a livello del torace durante gli atti respiratori
  • gasping

Nei bambini molto piccoli, gli unici segni dell’infezione possono essere irritabilità, ridotta attività e difficoltà respiratoria. Bisogna assolutamente contattare rapidamente il medico se il bambino:

  • ha difficoltà respiratoria
  • è irritabile e non vuole né riesce ad alimentarsi
  • ha meno di 2-3 mesi e ha febbre
  • mostra segni di disidratazione, come labbra asciutte, pianto senza lacrime, riduzione della quantità di urine.

Virus respiratorio sinciziale, quanto è davvero pericoloso per i bambini

Nella maggior parte dei casi, coloro che necessitano di restare in ospedale vi rimangono solo qualche giorno. Di rado, alcuni si ammalano gravemente. “Per fortuna – spiega il presidente Simri – il rischio di morte, a differenza che nei Paesi in via di sviluppo, da noi è molto basso, ma il virus può lasciare danni permanenti, a partire dallo sviluppo di asma da grandi, che si verifica nel 50% dei casi”.

Il virus respiratorio quest’anno ha giocato d’anticipo, in piena diffusione della variante Delta Plus (qui i sintomi per riconoscerla), ma in qualche modo era atteso. “Ce lo aspettavamo perché per un anno e mezzo il virus non ha circolato grazie alle misure anti-Covid. Ma non appena queste misure sono state allentate, i fratellini più grandi sono tornati all’asilo o a scuola, e con una popolazione senza anticorpi il virus ha cominciato a circolare, subito e in anticipo rispetto al solito, e sta dando forme gravi nei piccolissimi”.

Cosa fare e cosa no per evitare il virus

Non esiste un trattamento efficace per l’infezione da virus respiratorio sinciziale. I sintomi del raffreddore possono essere alleviati con l’aspirazione delicata delle secrezioni. Nei bambini piccoli i farmaci per il raffreddore non dovrebbero essere somministrati perché possono causare effetti collaterali e possono non essere efficaci, scrive ancora l’American Thoracic Society.

Sul fronte vaccini, mentre a breve potrebbe arrivare quello anti-Covid negli Usa – forse già a metà novembre – non esistono vaccini specifici contro l’VRS, ma ci sono tre sperimentazioni in fase III di vaccini per le mamme e terapie con anticorpi monoclonali, indicati però solo per bimbi prematuri e particolarmente fragili, quali i cardiopatici.

L’arma principale resta quindi la prevenzione, con le stesse misure di buon senso di sempre: lavaggio delle mani, mascherine, fazzoletti usa e getta, distanziamento nel caso di un fratellino più grande malato, e restare a casa in caso si sintomi.

Anche perché curare questi bambini, che occupano posti letto nei reparti di pediatria e nelle rianimazioni, rappresenta un costo altissimo per la sanità e per la società, durante il ricovero ma anche dopo. Tutto questo, se si somma al rischio quinta ondata, potrebbe innescare un effetto a catena appesantendo troppo gli ospedali.

Meglio poi non usare gli umidificatori ad aria calda, che dovrebbero essere evitati per il rischio di ustioni, mentre quelli ad aria fredda sono spesso contaminati da muffe. L’unica cosa fondamentale è assicurarsi che il bambino assuma liquidi a sufficienza per evitare la disidratazione.

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