In Cina primo caso nell’uomo di influenza aviaria da virus H1ON3: cos’è, sintomi e come si trasmette

Un uomo di 41 anni nella provincia orientale cinese di Jiangsu è stato confermato come il primo caso umano di infezione da un raro ceppo di influenza aviaria

Ora che nemmeno il Covid è stato ancora sradicato completamente, e mentre la comunità internazionale rimette in discussione l’origine della pandemia, ipotizzando che il virus sia “sfuggito” a un laboratorio cinese, si riaffaccia in Cina l’incubo influenza aviaria.

Influenza aviaria, cos’è e quali ceppi possono colpire l’uomo

L’influenza aviaria è un tipo di influenza infettiva che si diffonde tra gli uccelli. In rari casi, può colpire l’uomo. Ci sono molti ceppi diversi di questo virus. La maggior parte di questi non infetta gli esseri umani, ma ci sono 4 ceppi che hanno causato preoccupazione negli ultimi anni:

  • H5N1 (dal 1997)
  • H7N9 (dal 2013)
  • H5N6 (dal 2014)
  • H5N8 (dal 2016)

Influenza aviaria, come si trasmette

Sebbene H5N1, H7N9 e H5N6 non infettino facilmente le persone e di solito non si diffondono da uomo a uomo, diverse persone sono state infettate in tutto il mondo, portando a numerosi decessi. L’H5N8 invece non ha infettato nessun essere umano in tutto il mondo fino ad oggi, ma si teme che possa essere in grado di farlo.

L’influenza aviaria si trasmette per stretto contatto con un volatile infetto, vivo o morto. In pratica il rischio c’è quando:

  • si toccano uccelli infetti
  • si toccano escrementi o biancheria da letto
  • si uccide o si prepara pollame infetto per cucinare
  • si frequentano molto mercati in cui vengono venduti uccelli vivi.

Il primo caso di virus H10N3 nell’uomo

Ora, un uomo di 41 anni nella provincia orientale cinese di Jiangsu è stato confermato come il primo caso umano di infezione da un raro ceppo di influenza aviaria, noto come H10N3. L’uomo, residente nella città di Zhenjiang, è stato ricoverato in ospedale il 28 aprile e gli è stato diagnosticato il virus H10N3 il 28 maggio.

La conferma ufficiale è arrivata dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc) di Pechino. In Cina sono presenti molti ceppi diversi di influenza aviaria e capita che alcune persone vengano infettate sporadicamente: quasi sempre si tratta di persone che lavorano con il pollame.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato che “finché i virus dell’influenza aviaria circolano tra il pollame, l’infezione sporadica dell’influenza aviaria nell’uomo non è sorprendente, il che è un chiaro promemoria che la minaccia di una pandemia influenzale è persistente” (qui le possibili pandemie del futuro secondo gli esperti).

Al momento gli esperti hanno spiegato che non c’è alcuna indicazione che l’influenza aviaria H10N3 possa diffondersi facilmente nell’uomo e non sono stati segnalati altri casi di infezione umana da H10N3 a livello globale. Quindi nessun allarmismo, anche se i cinesi, comprensibilmente, temono una nuova epidemia.

Virus H10N3, come si trasmette

Ciò che si sa è che l’H10N3 è a bassa patogenicità, il che significa che causa malattie relativamente meno gravi nel pollame ed è improbabile che causi un focolaio su larga scala.

Il ceppo scoperto “non è un virus molto comune”, ha affermato Filip Claes, coordinatore del laboratorio regionale del Centro di emergenza per le malattie animali transfrontaliere dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) presso l’ufficio regionale per l’Asia e il Pacifico.

Solo circa 160 casi isolati del virus sono stati segnalati in 40 anni fino al 2018, principalmente negli uccelli selvatici o acquatici in Asia e in alcune parti limitate del Nord America. H10N3 è stato isolato in un’ampia distribuzione geografica, anche in specie come pollame domestico, come polli, anatre e altri uccelli acquatici e terrestri.

Virus H10N3, i sintomi

Gli studi esistenti mostrano che i virus dell’influenza H10 sono presenti in un’ampia distribuzione di specie avicole domestiche e selvatiche, nonché nei mammiferi, mostrando un potenziale di adattamento. Al momento nulla si sa riguardo a sintomi specifici.

Ciò che si sa riguardo all’influenza aviaria generalmente nota è che i sintomi negli esseri umani appaiono generalmente da 2 e 7 giorni dopo l’esposizione. I più comuni sono febbre, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori muscolari e diarrea. Dunque assimilabili quasi sempre, almeno inizialmente, a una normale influenza.

Tra le malattie che risultano associate all’influenza aviaria ci sono tuttavia infezioni oculari, infezioni a carico dell’apparato respiratorio, encefaliti e in alcuni casi morte.

Virus H10N3, cure e cibi sicuri

Bene chiarire che tutti i prodotti derivati dall’avicoltura, come carne di pollo e uova, se adeguatamente cotti possono essere consumati senza alcun problema e non costituiscono fonte di infezione.

Per quanto riguarda le cure, i trattamenti di base che vengono somministrati in caso di contagio umano da influenza aviaria sono gli stessi che vengono impiegati per trattare le influenze stagionali. In caso di infezione umana da influenza aviaria i pazienti vengono curati in isolamento per ridurre il rischio di diffusione.

In caso di influenza aviaria, i medici potrebbero prescrivere un farmaco antivirale come oseltamivir (Tamiflu) o zanamivir (Relenza). I farmaci antivirali aiutano a ridurre la gravità della condizione, prevenire complicazioni e migliorare le possibilità di sopravvivenza.

A volte vengono somministrati anche a persone che sono state a stretto contatto con uccelli infetti o che hanno avuto contatti con persone infette, ad esempio familiari o personale sanitario.

Come prevenire l’influenza aviaria

Se ci si trova in un Paese che ha registrato un focolaio, è necessario:

  • lavarsi spesso le mani con acqua calda e sapone, soprattutto prima e dopo aver maneggiato il cibo, in particolare il pollame crudo
  • utilizzare utensili diversi per carne cotta e cruda
  • assicurarsi che la carne sia cotta fino a quando non è bollente
  • evitare il contatto con uccelli vivi e pollame
  • non avvicinarsi o toccare escrementi di uccelli o uccelli malati o morti
  • non andare ai mercati di animali vivi o agli allevamenti di pollame
  • non riportare uccelli vivi o pollame nel proprio Paese, comprese le piume
  • non mangiare uova crude.

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