Veneto, la mossa “autonomista” di Zaia: nuova ordinanza su bar e ristoranti e 1 mln di vaccini in più

Nonostante dall'Europa arrivi una parziale promozione, il Veneto inasprisce le regole, e cerca di correre da solo la gara sui vaccini

Nonostante da Bruxelles arrivi una parziale promozione, il Veneto inasprisce le regole, e cerca di correre da solo la gara sui vaccini.

Veneto da zona rosso scuro a rossa

L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha infatti appena corretto la mappa sui contagi da Covid. La mappa si basa sulla proposta presentata dalla Commissione europea martedì scorso. Nella nuova versione, la Regione guidata da Luca Zaia, assieme all’Emilia Romagna, non è più rossa scura, ma solo rossa.

Il rosso scuro indica le aree in cui il virus circola a livelli molto elevati, con il tasso di notifica dei casi superiore a 500 ogni 100mila persone. In Italia le zone rosso scuro, cioè definite come ad alto contagio, rimangono il Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Bolzano.

Tuttavia, il Veneto è stata fino a poche settimane fa una delle Regioni più duramente colpite dalla pandemia. Lentamente la situazione, grazie alla restrizioni, è stata riportata sotto la soglia di allarme, ma ancora non basta.

Anche se adesso si trova in zona gialla, come buona parte dello Stivale, sulla base dei dati accertati al 9 febbraio la situazione del contagio da Covid-19 registra nel territorio regionale un numero di soggetti attualmente positivi pari a 26.330, di cui 1.112 ricoverati in ospedale in area non critica e 147 in terapia intensiva, su una disponibilità di posti di terapia intensiva di 464 posti base e un totale di 1000 posti di terapia intensiva disponibili per contagio Covid-19,

La nuova ordinanza di Zaia per locali, bar e ristoranti

Pur a fronte della riduzione dei contagi piuttosto stabile nell’arco delle ultime tre settimane, il governatore Zaia ha deciso di adottare, anche in considerazione degli episodi di assembramento che si sono visti nei centri storici di tutte le città, e non solo, e in particolare nei capoluoghi di provincia nel weekend scorso, ulteriori misure restrittive rispetto a quelle vigenti per effetto del Dpcm del 14 gennaio.

Il focus riguarda soprattutto mascherine, distanziamento e locali, dove sono evidenti – e piuttosto inevitabili – le scene di assembramento. È proprio in bar e ristoranti che si registra “una diffusa violazione dell’obbligo di distanziamento” spiega Zaia.

Ecco quindi le nuove misure in vigore da mercoledì 10 febbraio e fino al 5 marzo, salva proroga o modifica anticipata disposta eventualmente con una nuova ordinanza conseguente al mutamento delle condizioni di contagio:

  • consentita, dalle 15.00 e alle 18.00, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande esclusivamente con consumazione da seduti sia all’interno che all’esterno dei locali, su posti regolarmente collocati negli spazi disponibili da parte del singolo esercizio e in ogni caso nel rispetto dell’obbligo di distanziamento interpersonale di un metro e delle altre disposizioni delle Linee Guida approvate dalla Conferenza delle Regioni
  • la mascherina va costantemente utilizzata a copertura di naso e bocca, sia in piedi che seduti, nonché negli spostamenti nel locale e nello spazio esterno, salvo che per il tempo necessario per la consumazione di cibo e bevande
  • è vietata la consumazione di alimenti e bevande per asporto nelle vicinanze dell’esercizio di somministrazione
  • i servizi di ristorazione, e cioè bar, ristoranti e locali, devono esporre all’ingresso un cartello indicando il numero massimo di persone ammesse nel locale
  • è sempre consentita e fortemente raccomandata la vendita con consegna di alimenti e bevande a domicilio.

Zaia ha anche stabilito che i sindaci possano disporre la chiusura al pubblico di strade o piazze nei centri urbani, quando valutino che troppo alto è il rischio di assembramento, per tutta la giornata o in determinate fasce orarie, fatta salva la possibilità di entrata e uscita dai negozi legittimamente aperti e dalle abitazioni private.

A chi vanno le prime dosi del vaccino AstraZeneca

Intanto, in Veneto proprio ieri sono arrivate le prime dosi del vaccino AstraZeneca (tra l’altro appena sospeso in Sudafrica perché “con risultati deludenti” rispetto alla variante sudafricana del Covid): una fornitura di 20.400 dosi, che saranno distribuite alle varie aziende sanitarie di tutta la Regione. Le fiale saranno utilizzate per vaccinare i lavoratori che operano nelle categorie essenziali, le forze dell’ordine e gli insegnanti tutti under 55.

La buona notizia è che nella prima fase della Fase 2 del piano veneto saranno vaccinati anche gli studenti di Medicina, Chirurgia e Scienze infermieristiche. Ancora nulla si sa invece per badanti e disabili in cura a casa.

Il “fronte vaccini” del Nord Est: Veneto e Emilia vogliono l’autonomia

Zaia ha dato anche un’altra buona notizia, almeno nelle intenzioni. In conferenza stampa ha svelato infatti che la Regione ha avviato almeno due trattative per acquistare un milione di dosi di vaccino in più rispetto alla fornitura garantita dal piano vaccinale nazionale (qui le date di prenotazione per gli over 80 Regione per Regione).

“Di sicuro ci sarebbero disponibilità se comprassimo vaccini non autorizzati, ma ci muoviamo sulla via della legalità”. Frase che ha lasciato stupiti molti. “Dico che purtroppo è innegabile che ci siano offerte sul mercato. È inspiegabile rispetto a quello che ci era stato detto” dice Zaia. “Avevo capito che l’Europa aveva fatto un contratto chiave per tutto il territorio europeo, evitando che ci fossero territori di serie A e di serie B. Lo ritengo giusto, perché ci sono comunità che hanno più potere contrattuale”. E quindi le regole non sono uguali per tutti, neanche quando si parla di salute di fronte a una pandemia mondiale.

Un’opzione legittima quella che percorrerebbe, “comunque ancora tutte da verificare” precisa, garantita dal libero mercato dei farmaci, sostiene Zaia, che prevede tempi di consegna molto più rapidi rispetto a quelli programmati dal piano nazionale organizzato dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri.

Ma se su un piano nazionale le aspettative di Zaia possono anche essere valide, non è detto che lo stesso sia sul versante europeo. Inoltre bisogna capire chi siano effettivamente i fornitori a cui si affiderà il Veneto, accertare la loro affidabilità, e valutare il prezzo proposto per ciascuna dose. Insomma, per ora una strada ancora tutta da esplorare.

Tra l’altro, nel Nord Est si fa largo un vero e proprio “asse vaccino”, che vede l’Emilia Romagna impegnata a chiedere con forza l’approvvigionamento diretto e autonomo dei vaccini, quantomeno per quote complementari rispetto a quelle acquistate e distribuite a livello centrale.

L’Emilia segue quindi la direzione già suggerita dal Veneto, e probabilmente nell’asse potrebbero confluire anche Lombardia e Friuli Venezia Giulia. E sta lavorando per portare al ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni il tema, caldissimo e altrettanto spinoso, di una ricerca sul mercato autonoma, svincolata dalle suddivisioni nazionali dettate dal Governo centrale. In questo senso, a dare man forte al progetto, ci sarebbero diversi precedenti, come per gli acquisti dei tamponi rapidi o delle dosi di vaccino antinfluenzale, riuniti in un unico bando con il Veneto.

Della stessa idea, seppur a ovest, anche il Piemonte, con il governatore Alberto Cirio che ha chiesto a Silvio Berlusconi di portare sul tavolo di Mario Draghi, tra le priorità, la stessa istanza.

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