Variante Omicron, il vaccino protegge? Ecco i primi dati da Israele

Appaiono confortanti i primi dati da Israele sulla protezione del vaccino contro la nuova variante Omicron scoperta per la prima volta in Sudafrica

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Sembrano arrivare buone notizie da Israele. Appaiono confortanti infatti i primi dati sulla protezione del vaccino contro la nuova variante Omicron scoperta per la prima volta in Sudafrica, e già approdata in molti Paesi del mondo, Italia compresa. In Sudafrica i nuovi casi di Coronavirus segnalati sono balzati da circa 300 al giorno a metà novembre a circa 3mila, facendo registrare il tasso di aumento più veloce al mondo.

La variante ha un numero molto elevato di mutazioni mai viste prima, oltre 50, di cui più 32 sulla proteina spike che utilizza per attaccarsi alle cellule ospiti. Questo alto grado di mutazione preoccupa, ma le preoccupazioni potrebbero essere eccessive.

Mentre il CEO di Moderna Stéphane Bancel ha anticipato che i vaccini potrebbero “faticare” contro Omicron (facendo crollare le Borse), l’inventore di Pfizer/BioNTech Ugur Sahin ha spiegato che l’attuale generazione di vaccini Covid-19 probabilmente proteggerà ancora da conseguenze gravi nelle persone che dovessero contrarre l’infezione nella forma della variante Omicron. La nuova variante altamente mutata potrebbe causare l’infezione di più persone vaccinate, “ma quand’anche fosse in grado di eludere gli anticorpi nelle persone vaccinate, sarà probabilmente ancora presa di mira dalle cellule immunitarie”.

Il punto dunque resta lo stesso: spingere l’acceleratore sulle terze dosi, per tenere alta la copertura vaccinale nel maggior numero di persone, e rinforzare il famoso effetto scudo dei vaccini. Concetto chiaro e semplice: più persone vaccinate ci sono, più il virus “sbatte” contro la barriera e viene rispedito indietro, finché, non trovando terreno fertile per insediarsi, si depotenzia fino quasi a scomparire.

I vaccini proteggono dalla variante Omicron? Cosa dicono i dati di Israele

Secondo le prime indicazioni, gli individui completamente vaccinati contro il Covid entro 6 mesi o con la terza dose già fatta sono protetti anche contro la variante Omicron. Ad annunciarlo è stato il ministro della Sanità israeliano Nitzan Horowitz. Anche se tre sanitari hanno contratto Omicron nonostante le tre dosi di vaccino Pfizer.

“Nei prossimi giorni avremo informazioni più precise sull’efficacia del vaccino contro l’Omicron, ma c’è già spazio per l’ottimismo, e ci sono le prime indicazioni che anche chi sarà vaccinato con un vaccino ancora valido o con un richiamo sarà protetto da questa variante”, ha detto Horowitz. Che ha aggiunto: “Il vaccino è davvero cruciale in questo momento. Chiunque sia esposto alla variante senza un vaccino correrà rischi inutili”.

La contagiosità di questa nuova mutazione sembra al momento superiore alla Delta di 1,3 volte. Già la Delta era 6 volte più infettiva della versione cinese “originale” e spesso paragonata alla varicella. Tuttavia, Omicron non sembra tanto pericolosa, e questo è l’aspetto che davvero dovremmo sottolineare.

Da quanto si apprende, i vaccinati non hanno sintomi significativi, sviluppano una malattia lieve, anche se gli esperti israeliani mettono le mani avanti, dicendo che “per ora si tratta di informazioni preliminari”.

Un rapporto pubblicato dalla tv israeliana Channel 12 ha affermato che il vaccino Pfizer è solo leggermente meno efficace nel prevenire l’infezione della variante Omicron rispetto alla Delta (90% contro 95%) mentre è altrettanto efficace nel prevenire sintomi gravi, circa il 93%. Le persone non vaccinate, d’altra parte, hanno una probabilità 2,4 volte maggiore di sviluppare sintomi gravi.

Detto questo, la situazione in Israele è assolutamente sotto controllo e il governo fa sapere che non vi è alcuna intenzione di imporre restrizioni. Il divieto di ingresso per i turisti stranieri è solo temporaneo e non sarà rinnovato automaticamente.

Omicron ad oggi è stata identificata in almeno 20 Paesi, e sono diversi gli esperti che sollevano dubbi sul fatto che la pandemia stia per riprendere la sua corsa ancora una volta. Anzi: il fatto che questa nuova mutazione si presenti con sintomi molto lievi nei vaccinati indicherebbe proprio che la pandemia, forse, sta rallentando, e potremmo presto iniziare a intravederne la fine (qui vi abbiamo parlato di quali sono i sintomi “diversi” a cui prestare attenzione per riconoscerla).

L’Oms invita a non viaggiare

Intanto, con la diffusione della nuova variante, mentre il Giappone chiude le frontiere, arriva un avvertimento forte da parte dell’Oms a non viaggiare, rivolto agli over 60 e alle persone fragili, che “dovrebbero rinviare i viaggi”.

In particolare, l’Oms si rivolge alle “persone che non stanno bene o sono a rischio di sviluppare una grave malattia da Covid-19 e di morire, comprese le persone di età pari o superiore a 60 anni o quelle con comorbilità”. Tra le malattie considerate a rischio l’Oms cita ad esempio malattie cardiache, cancro e diabete. Nella sua nota l’Organizzazione mondiale della Sanità invita comunque tutti i viaggiatori a rimanere vigili e a vaccinarsi quando è il loro turno.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha puntualizzato che la variante è “un promemoria, non è ancora finita”, ha poi elogiato il Sudafrica e il Botswana per le loro capacità di sorveglianza e sequenziamento e per la velocità e la trasparenza con cui hanno comunicato e condiviso le informazioni con il Segretariato dell’Oms sulla variante Omicron. Ricordando che il Sudafrica ha effettuato la prima segnalazione il 24 novembre scorso, l’Oms ha spiegato che “queste azioni hanno consentito ad altri Paesi di adeguare rapidamente le proprie misure di risposta nel contesto della pandemia di Covid-19”.

Secondo Anthony Fauci, consulente della Casa Bianca e massimo esperto di malattie infettive, ci vorranno dalle 2 alle 4 settimane perché siano disponibili le risposte preliminari sulla reale contagiosità di Omicron e l’efficacia dei vaccini.

Obbligo vaccinale in Italia e terza dose

Intanto in Europa si allarga il fronte dei Paesi che hanno deciso o stanno valutando l’obbligo vaccinale. In Italia scatta per alcune categorie a partire dal 15 dicembre (qui le categorie di persone che devono obbligatoriamente sottoporsi al vaccino Covid prima di quella data, e cosa succede se non lo fanno).

Mentre è attesa la pronuncia dell’AIFA sul vaccino ai bambini della fascia 5-11 anni (qui vi abbiamo spiegato quanto è efficace e importante il vaccino per i bambini e quali possono essere gli eventuali effetti collaterali), da mercoledì 1° dicembre partono le terze dosi per tutti dai 18 anni in su, senza più la divisione in fasce d’età.

Le Regioni si muovono in ordine sparso ma in molte si deve prenotare. In altre, invece, si viene chiamati direttamente seguendo un ordine di priorità (qui chi deve prenotare la terza dose e chi no e come fare in ogni Regione).

Il CEO di Pfizer Albert Bourla intanto in una serie di tweet ha spiegato che “siamo pronti ad affrontare una variante come Omicron”. Dagli studi sulle varianti Beta e Delta, Pfizer è riuscita a creare un approccio per sviluppare e produrre nuove versioni del vaccino in circa 100 giorni, se necessario.

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