Allarme Omicron, una seconda pandemia in arrivo? Cosa rischiamo davvero

Europa in allarme per la nuova variante Omicron, che al momento pare estremamente più contagiosa. E in Italia? Cosa dobbiamo aspettarci?

Europa in allarme per la nuova variante Omicron, che al momento pare estremamente più contagiosa (fino a 3,2 volte in più della Delta, che già era 6 volte più infettiva del virus originale). L’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato la contagiosità di Omicron, in grado di raddoppiare i contagi in meno di 3 giorni. Ma la nostra fortuna, se così si può chiamare, è che non ha ancora “invaso” l’Italia.

Per questo il governo punta ad accelerare ancora sulle terze dosi di vaccino, e guarda a una nuova stretta che potrebbe limitare pesantemente le feste di Natale degli italiani (qui le misure in arrivo su green pass, tamponi, vaccini e divieti). Mossa tanto doverosa, chiaramente, quanto difficile da gestire dopo due anni di pandemia, sia sul piano economico che sociale e psicologico.

Variante Omicron, la situazione in Italia

“La variante non è ancora diffusa in modo significativo. Abbiamo un vantaggio e dobbiamo mantenerlo, sappiamo che non durerà a lungo” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a Che Tempo Che Fa da Fabio Fazio. “Ma 10 giorni al ritmo di 450-470mila dosi quotidiane significano circa 5 milioni di richiami e questo può fare la differenza”.

Giovedì 23 intanto si riunirà la cabina di regia voluta dal premier Draghi: nessuna decisione è stata presa, si deciderà sulla base dei dati. “C’è un elemento di preoccupazione da parte del governo, sarebbe poco serio non essere preoccupati in una situazione del genere. Ci stiamo confrontando, numeri alla mano. Valuteremo le soluzioni possibili”, spiega Speranza.

“Ora non ci sono limitazioni, le attività economiche sono aperte: abbiamo fatto una grande campagna di vaccinazione: l’88,5% delle persone sopra i 12 anni ha fatto la prima dose e l’85,3% ha fatto anche la seconda”. Una risposta straordinaria quella degli italiani, che hanno capito bene quanto sia essenziale proteggersi col vaccino.

Negli ultimi giorni il nostro Paese ha sfiorato i 30mila contagi quotidiani. Una situazione “non semplice” a livello italiano ed europeo, ma i nostri contagi quotidiani sono un terzo rispetto a quelli della Gran Bretagna e circa la metà rispetto a quelli di Francia e Germania.

Una pandemia b in arrivo?

Il punto, però, è che se continua ancora questa crescita significativa piuttosto costante nelle ultime settimane, rischiamo di mettere in difficoltà le nostre strutture sanitarie. “Faremo una riflessione con i nostri scienziati e la comunità scientifica per valutare la congruità delle nostre misure” anticipa il ministro.

Un allarme che sta facendo parecchio discutere è quello lanciato dall’ex direttore esecutivo dell’EMA-Agenzia Europea dei Medicinali Guido Rasi, oggi consulente del commissario all’emergenza Covid Figliuolo. In un’intervista a “Mezz’ora in più” ha affermato che “se la variante Omicron bucasse completamente il vaccino sarebbe praticamente un altro virus e sarebbe una pandemia b”.

A lanciare l’allarme Omicron anche il consigliere della Casa Bianca Anthony Fauci, secondo cui la variante sudafricana ha una capacità di diffusione “straordinaria”.

Omicron e vaccini, cosa sappiamo

Conosciamo la variante Omicron da poche settimane, i primi dati ci dicono che la terza dose di vaccino ci consente di avere un livello di protezione molto significativo. In Italia oltre 14 milioni di persone hanno fatto la terza dose, “è lo scudo migliore che ci può preparare a quando, da qui a qualche settimana, la variante Omicron sarà molto più presente nel nostro Paese”.

Speranza invita tutti a fare il prima possibile la terza dose del vaccino (qui come fare a prenotare la terza dose in ogni Regione) e ad indossare la mascherina in tutte le occasioni in cui possono esserci rischi: “Con queste 2 armi possiamo avere uno scudo significativo”, ribadisce.

Poi c’è la vaccinazione dei bambini, partita in tutta Italia il 16 dicembre per la fascia d’età 5-11 anni. Sono già oltre 52mila i bambini che hanno fatto la prima dose, tra cui ci sono anche i due figli di Speranza, Michele ed Emma. “Io come padre ho parlato con il nostro pediatra. Suggerirei con grandissima umiltà a tutte le famiglie di parlare con i pediatri, che hanno speso tutta la vita per farsi carico dei problemi dei nostri figli”.

Tutti i vaccini contro il Covid sembrano ad oggi in grado di offrire “un certo grado di protezione” contro i sintomi gravi della malattia provocata dalla variante Omicron. Solo i vaccini Pfizer e Moderna, rinforzati con la terza dose, “sembrano avere un iniziale successo nel fermare le infezioni”.

Le prime osservazioni scientifiche che arrivano dall’Imperial College dicono che 2 dosi di vaccino rendono al 20-50% di protezione per la malattia sintomatica. La terza dose, almeno nell’immediato, protegge dal 50 al 70% dalle forme sintomatiche. Ancora non è chiaro quanto protegga dall’infezione.

Gli “altri” vaccini funzionano?

I vaccini AstraZeneca, Johnson & Johnson e quelli utilizzati in Cina e Russia “fanno poco o nulla per fermare la diffusione di Omicron”, si deduca dai primi studi. E visto che i vaccini mRna prodotti da Pfizer e Moderna vengono utilizzati in porzioni limitate del pianeta, è chiaro che la nuova mutazione spaventa moltissimo.

I vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac, utilizzati in Cina, Messico e Brasile, di cui da noi quasi non si parla ma che rappresentano una quota estremamente rilevante a livello mondiale, offrono secondo il New York Times che dedica un lungo speciale all’argomento una protezione “quasi nulla” dall’infezione di Omicron.

Il NYT cita anche uno studio preliminare britannico in cui viene evidenziato come il vaccino AstraZeneca, ampiamente impiegato anche in Italia, “non ha mostrato capacità di fermare Omicron 6 mesi dopo la vaccinazione”. Il vaccino, con il nome Covishield, è stato utilizzato anche in India e in molti Paesi dell’Africa Subsahariana, dove sono state distribuite 67 milioni di dosi in 44 Paesi.

Simile, secondo i ricercatori, anche il rendimento del russo Sputnik. Nemmeno il monodose Johnson & Johnson appare in grado di garantire una protezione rilevante.

Intanto, l’EMA, l’Agenzia europea per il farmaco ha approvato il vaccino Novavax, il quinto preparato anti-Covid approvato in Europa, e il primo a base di proteine, la cui efficacia ad oggi è al 90% 7 giorni dopo la seconda dose nel prevenire nuove infezioni sintomatiche (ancora non si sa però quanto la protezione resista nel tempo).

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