Variante Mu, cosa sappiamo della mutazione colombiana: contagio, sintomi e vaccini

L'Organizzazione mondiale della sanità sta monitorando da vicino questa nuova variante Covid scoperta in Colombia già a inizio 2021

Dopo il ceppo originale di Wuhan, la variante Alfa inglese e la Delta proveniente dall’India (qui come riconoscere i sintomi, anche da vaccinati), e tralasciando le altre sottovarianti poco diffuse, spunta ora una nuova versione del virus Covid: si tratta di quella già ribattezzata variante Mu.

Variante Mu, la quinta variante di interesse

L’Organizzazione mondiale della sanità sta ora monitorando da vicino questa nuova variante, segnalata a dire il vero già a inizio 2021 in Sud America e ora giunta anche in Europa. È stata identificata per la prima volta in Colombia nel gennaio 2021 e da allora casi ed epidemie sono stati “sporadicamente segnalati” in Sudamerica ed Europa, spiega l’OMS.

Mu è la quinta “variante di interesse” monitorata dall’OMS dal marzo 2020, e quindi l’elenco si aggiorna con queste cinque varianti:

  • Alpha (inglese), presente in 193 Paesi
  • Beta (sudafricana) segnalato in 141 Paesi
  • Gamma (brasiliana) segnalato in 91 Paesi
  • Delta (indiana), presente in 170 Paesi
  • Mu (colombiana), presente in diversi Paesi del Sudamerica e in Europa.

Per la prima volta nel suo recente aggiornamento epidemiologico l’OMS l’ha definita una “variante di interesse“. Come sappiamo, tutti i virus, incluso SARS-CoV-2, cambiano nel tempo.

La maggior parte delle modifiche ha un impatto minimo o nullo sulle proprietà del virus. Tuttavia, alcuni cambiamenti possono influenzare le proprietà del virus, come la facilità di diffusione, la gravità della malattia associata o l’efficacia di vaccini, farmaci, strumenti diagnostici o altre misure di salute pubblica e sociali.

Varianti di interesse (VOI) e varianti di preoccupazione (VOC), quali differenze

L’OMS, in collaborazione con partner, reti di esperti, autorità nazionali, istituzioni e ricercatori, da inizio pandemia sta monitorando e valutato l’evoluzione del virus Covid. Durante la fine del 2020, l’emergere di varianti che rappresentavano un rischio maggiore per la salute pubblica globale ha portato a distinguere tra varianti di interesse (VOI) e varianti di preoccupazione (VOC).

Le varianti di interesse (VOI) sono quelle:

  • con cambiamenti genetici previsti o noti per influenzare le caratteristiche del virus, come trasmissibilità, gravità della malattia, fuga immunitaria, fuga diagnostica o terapeutica; e
  • in grado di causare una trasmissione significativa nella comunità o più focolai Covid in più Paesi, cona prevalenza e un numero crescente di casi nel tempo, o altri effetti epidemiologici tali da suggerire un rischio emergente per la salute pubblica globale.

Le varianti di preoccupazione (VOC) invece sono quelle che

  • presentano le caratteristiche della variante di interesse, e
  • attraverso una valutazione comparativa, dimostrano di essere associate a uno o più dei seguenti cambiamenti con un grado di rilevanza per la salute pubblica globale:
    – aumento della trasmissibilità o cambiamento dannoso nell’epidemiologia di Covid; o
    – aumento della virulenza o cambiamento nella presentazione clinica della malattia; o
    – diminuzione dell’efficacia della sanità pubblica e delle misure sociali o della diagnostica disponibile, dei vaccini, delle terapie.

Variante Mu, quanto è diffusa e dove

Mentre la prevalenza globale della variante Mu è inferiore allo 0,1% tra i casi Covid sequenziati, la sua prevalenza è “costantemente aumentata” in Colombia ed Ecuador, dove ora rappresenta rispettivamente circa il 39% e il 13% delle infezioni.

I rapporti sulla prevalenza delle varianti dovrebbero essere “interpretati con la dovuta considerazione” data la bassa capacità di sequenziamento della maggior parte dei Paesi, spiega l’Oms.

Variante Mu e efficacia dei vaccini

Questa variante ha una “costellazione” di mutazioni che suggeriscono che potrebbe essere più resistente ai vaccini, ha avvertito l’agenzia delle Nazioni Unite, sottolineando che sono necessarie ulteriori ricerche per confermarlo.

I dati preliminari mostrano infatti una lieve ridotta efficacia del vaccino “simile a quella osservata per la variante Beta”, identificata in Sudafrica. Sappiamo con certezza che i vaccini a mRNA rimangono efficaci al 77% contro la variante Beta. Ma è comunque ancora troppo presto per giungere a qualsiasi conclusione.

L’OMS continuerà a monitorare l’epidemiologia della variante Mu in Sudamerica, in particolare con la co-circolazione della variante Delta, anche per capirne i cambiamenti.

Variante Mu, diffusione in Europa

Per quanto riguarda strettamente l’Europa, la nuova variante Mu era già classificata come variante di interesse in un elenco pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) il 26 agosto.

A partire dal 1° settembre, l’ECDC ha spiegato che è stata rilevata “sporadicamente” in diversi Paesi europei:

  • Italia
  • Austria
  • Belgio
  • Danimarca
  • Finlandia
  • Francia
  • Germania
  • Irlanda
  • Italia
  • Lussemburgo
  • Portogallo
  • Spagna
  • Paesi Bassi
  • Regno Unito.

La sua presenza, tuttavia, “non sembra essere aumentata di recente” in Europa.

Variante Mu, perché si è diffusa proprio in Sudamerica

Come i lettori di QuiFinanza sanno bene (e ce lo riconoscono premiandoci ogni giorno con tantissimi articoli letti e commentati), non ci lasciamo mai sedurre dai titoli allarmistici, ed evitiamo di farli. Anche in questo caso, è necessario prestare molta attenzione per non scivolare in preoccupazioni o toni terroristici al momento inutili, e anzi dannosi, sia per la qualità dell’informazione che per la salute di tutti.

Come ha ben spiegato all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, “certamente” la Mu potrebbe essere resistente ai vaccini, ma dobbiamo saperne di più e in questo momento riguarda il Sud America”.

E perché si è sviluppata proprio lì? Perché si tratta di Paesi in cui la vaccinazione non è stata fatta o è stata fatta poco e male, e in cui dunque il virus circola liberamente. A riprova ancora una volta – e c’è bisogno di continuare a ribadirlo perché anche i pochi indecisi che rimangono si convincano – che laddove c’è un’ampia copertura vaccinale il virus viene contenuto, e si proteggono anche i più fragili e i bambini, che ad oggi non si possono vaccinare.

Variante Mu e contagio

Il punto è sempre lo stesso: bisogna in ogni modo tenere bassa la circolazione del virus, e l’unico modo per farlo è vaccinarsi. È vero che la variante Mu ha un codice genetico che potrebbe suggerire una maggiore contagiosità, dicono gli esperti, ma non è assolutamente detto che sia in grado di “bucare” il vaccino.

“Fa bene l’Organizzazione mondiale della sanità a evidenziarne la presenza, ma faremmo ancora meglio noi se, pur non ignorandone l’esistenza, evitassimo catastrofistiche fughe in avanti. In questo momento, oltre che non utili e anzi nocive”, sarebbero “tutto sommato anche immotivate”, dice ancora all’Adnkronos Salute l’immunologo clinico e allergologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina personalizzata.

“Quello che al momento si può credibilmente affermare è che c’è bisogno di studi nuovi e più approfonditi per valutare i ruoli biologici ed epidemiologici del pattern di sostituzione riscontrato in questo nuovo ceppo, tecnicamente definito B.1.621”.

Anche per la Delta, inizialmente, si pensava avesse capacità di evadere la risposta vaccinale. Invece abbiamo visto che è più contagiosa, e aumenta il numero di contagi tra le persone con una dose vaccinale, ma la vaccinazione completa è invece ancora efficace.

Variante Mu e sintomi

Per quanto riguarda i sintomi, al momento non sono segnalate sintomatologie diverse dalle precedenti varianti.

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