Variante Delta, si trasmette in 5-10 secondi? Le Regioni in cui circola di più, solo 2 “salve”

La variante Delta del Covid preoccupa sempre di più, in tutta Europa. Cosa sappiamo sulla sua diffusione e sull'efficacia dei vaccini

La variante Delta preoccupa sempre di più, in tutta Europa. Record di morti in Russia, Australia di nuovo in lockdown, Gran Bretagna travolta dalla quarta ondata. Jeannette Young, responsabile sanitaria del Queensland, in Australia, ha spiegato che a causare il contagio con questa variante sono anche contatti molto veloci: “Prima parlavamo di contatti di 15 minuti con persone infette, adesso sembra che 5-10 secondi di contatto ravvicinato possano rappresentare un problema”.

Variante Delta, quanto è contagiosa e quanto velocemente si trasmette

Sappiamo infatti che la variante Delta è circa il 60% più contagiosa del ceppo Alpha, inglese, che già era il 50% più trasmissibile del ceppo originario di Wuhan arrivato in Europa nel 2019. “Gli aerosol respiratori si accumulano nello stesso modo in cui si accumula il fumo di sigaretta. In uno spazio chiuso dove la ventilazione non è adeguata il virus è ancora nell’aria. Quindi se cammini in quella zona e respiri quell’aria, potresti essere infettato” ha spiegato Young.

Si tratta di supposizioni, ancora non confermate da studi, che però ci devono mettere in guardia. Oltre alla maggiore contagiosità, anche i sintomi sono un po’ diversi: mal di testa, mal di gola, naso che cola e febbre soprattutto, tosse molto più rara e perdita dell’olfatto quasi inesistente. Con il rischio che molte persone, soprattutto giovani e bambini, possano scambiare questi sintomi per un semplice raffreddore (qui le categorie più colpite e la previsione per fine estate).

Variante Delta il doppio a rischio ospedalizzazione, ma i vaccini abbattono il pericolo

Sappiamo anche che alla variante Delta è associato un maggior rischio di ricovero ospedaliero (circa il doppio di ricoveri rispetto alla variante Alpha), e che sono sempre di più i vaccini a fare la differenza. Stando agli ultimi dati pubblicati da Public Health England, all’impennata dei contagi in Gran Bretagna non si è affiancato anche un aumento dei ricoveri in ospedale.

Al 25 giugno sono state 514 le ospedalizzazioni solo in Gran Bretagna, con 304 pazienti che non erano vaccinati. 117 i morti a causa della variante Delta, di cui 44 non erano vaccinati e 50 avevano ricevuto entrambe le dosi di un vaccino anti-Covid ma avevano “severe patologie pregresse”.

Dimostrazione che i vaccini funzionano, ci salvano, e questa evoluzione è proprio quanto “dovremmo aspettarci da vaccini efficaci ma ancora imperfetti, la cui efficacia varia a seconda dell’età”, chiariscono in un un articolo pubblicato sul Guardian gli scienziati David Spiegelhalter, Presidente del Winton Centre for Risk and Evidence Communication di Cambridge, e Anthony Masters, ambasciatore della Royal Statistical Society.

Perché è fondamentale sottoporsi a 2 dosi di vaccino e non 1 sola

Proprio un nuovo studio nel Regno Unito dimostra che il programma di vaccinazione ha impedito tra 6,4 e 7,9 milioni di infezioni e tra 26mila e 28mila decessi nella sola Inghilterra. L’ultima analisi dei modelli di Public Health England e dell’MRC Biostatistics Unit dell’Università di Cambridge suggerisce che il programma di vaccinazione contro il Coronavirus ha finora prevenuto mediamente 7,2 milioni di infezioni e 27mila decessi solo in Inghilterra.

Il numero di infezioni e decessi evitati dalle campagne di vaccinazione non è solo sorprendentemente alto, ma continua a crescere esponenzialmente man mano che il programma di vaccinazione continua.

Questa è la prima analisi che fornisce un numero stimato di infezioni prevenute dal vaccino, fornendo ulteriori prove dell’incredibile impatto del programma di vaccinazione finora. La dottoressa Mary Ramsay, responsabile dell’immunizzazione di PHE, ha dichiarato che questi risultati “ci ricordano ancora una volta perché ricevere entrambe le dosi del vaccino è la cosa più importante che possiamo fare per fermare la diffusione di questa terribile malattia”.

Oltre a prevenire la morte di decine di migliaia di persone a causa del Covid, per la prima volta possiamo ora apprezzare l’enorme impatto che i vaccini hanno avuto nell’impedire alle persone di essere infettate e quindi nel trasmettere il virus ad altri.

In pratica, questa analisi mette in evidenza che il programma di vaccinazione ci ha restituito un percorso verso una vita normale che altrimenti non sarebbe stato possibile, spiegano i ricercatori. Questo è il motivo per cui è così importante che tutti noi riceviamo 2 dosi di vaccino il prima possibile.

Vaccini diversi contro le varianti

Ciò che sappiamo, oggi, è anche che i vaccini proteggono tutti, ma con un grado di immunizzazione diverso a seconda delle stesse varianti: sull’infezione i vaccini attualmente in uso hanno il 79% di efficacia contro la variante Delta e l’89% contro l’Alpha, il ceppo inglese, cioè circa il 10% in meno.

Le 2 dosi offrono però percentuali di efficacia superiore contro le ospedalizzazioni, con una protezione del 96% nel caso della Delta e del 93% dell’Alpha.

Secondo una ricerca appena pubblicata su Lancet dal Francis Crick Institute e dal National Institute for Health Research (NIHR) di Londra, anche i vaccini sarebbero tra loro diversi. Due dosi del vaccino AstraZeneca indurrebbero livelli inferiori di anticorpi in grado di riconoscere e combattere la variante SARS-CoV-2 Delta rispetto ad altri ceppi.

Rispetto ai risultati di una recente indagine del team sui destinatari del vaccino Pfizer, questi dati suggeriscono che entrambi i vaccini inducono livelli inferiori di anticorpi contro la variante Delta, ma questa tendenza è stata più marcata per il vaccino AstraZeneca. I ricercatori hanno scoperto che due dosi di vaccino generano livelli di anticorpi 2,5 volte inferiori contro la variante Delta rispetto al vaccino Pfizer.

Nelle persone che erano state completamente vaccinate con due dosi del vaccino AstraZeneca, quasi tutti i partecipanti avevano un livello quantificabile (87%) di anticorpi neutralizzanti contro le varianti precedentemente dominanti nel Regno Unito. Ma significativamente meno persone avevano livelli quantificabili rispetto alle varianti Beta e Delta (rispettivamente 60% e 62%). Dati diversi dall’analisi su Pfizer, che mostrava invece che oltre il 95% dei riceventi aveva livelli di anticorpi neutralizzanti quantificabili contro le varianti Beta e Delta dopo entrambe le dosi.

I risultati mostrano anche che i livelli di anticorpi indotti dal vaccino AstraZeneca variano considerevolmente a seconda della probabile infezione precedente con SARS-CoV-2. Hanno osservato che le persone che avevano precedentemente riferito di avere sintomi Covid, avevano livelli di anticorpi più elevati dopo la loro prima dose di vaccino rispetto a quelle che non avevano riportato sintomi e non sapevano se avessero contratto precedentemente il Covid.

Anche in questo caso, i livelli di anticorpi da soli non predicono l’efficacia del vaccino, ma questo studio conferma che due dosi di entrambi i vaccini sono essenziali per aumentare gli anticorpi a livelli quantificabili che potrebbero massimizzare la quantità di protezione contro malattie gravi e ospedalizzazione.

Variante Delta in Italia: dove circola di più

Guardando all’Italia, la situazione inizia a destare una certa attenzione soprattutto in alcune Regioni. La variante Delta è al 16,9% dei casi totali. In particolare in Friuli Venezia Giulia, dove sfiora il 70%, e in Campania dove tocca quota 30%, Marche al 10-12%.

Tra le Regioni con il maggior numero di casi ci sono anche la Sardegna (43), la Puglia (66), l’Umbria (35), il Veneto (39) e la Provincia autonoma di Bolzano (34). In Lombardia ci sono 130 casi ma l’incidenza è solo al 6%, mentre solo in due Regioni non sono ancora stati registrati casi: Basilicata e Valle d’Aosta.

Mentre si discute nel Governo di rilasciare il Green pass solo dopo la seconda dose di vaccino per maggiore sicurezza, va sottolineato che i casi di contagio sono comunque al minimo, per questo ora più che mai è necessario il sequenziamento del virus e il tracciamento della sua diffusione, con tamponi tra i contatti ristretti dei nuovi contagiati e per bloccare sul nascere nuovi focolai. E non ripetere l’errore della scorsa fine estate, quando il virus è tornato a crescere e se ne sono perse le tracce, innescando la seconda ondata.

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