Variante Delta, perché si valuta di anticipare la seconda dose e cosa cambia

Potrebbe essere cambiata la data di somministrazione della seconda dose di vaccino anti Covid a molti italiani per fare fronte all'avanzata della variante Delta

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha fatto sapere che sono in corso delle valutazioni per capire quale strategia adottare per arginare la diffusione della variante Delta del Sars-Cov-2, più contagiosa rispetto al ceppo originale del coronavirus e addirittura alla Alfa. Tra le soluzioni proposte, c’è anche una modifica alle date di somministrazione della seconda dose del vaccino anti Covid.

L’idea è quella di anticipare, nel limiti del possibile, l’inoculazione del richiamo, in modo da ottenere l’immunità completa dalla malattia in forma grave.

Sono infatti tanti i casi segnalati di persone infettate dalla variante Delta nonostante l’avvenuta vaccinazione. Chi non è stato vaccinato o ha ricevuto solo la prima dose del farmaco è maggiormente esposto al rischio di essere ospedalizzato per Covid rispetto a chi invece ha completato l’immunizzazione.

Seconda dose in anticipo: oltre la variante Delta anche la mancanza di dosi

La strategia di anticipare la seconda dose potrebbe essere adottata non solo a livello nazionale su indicazione del Comitato Tecnico Scientifico, qualora gli esperti dovessero valutarla positivamente, ma anche a livello regionale.

La Regione Umbria starebbe valutando di cambiare la strategia per la somministrazione del richiamo anti Covid. Lo ha riferito l’assessore alla Sanità Luca Coletto, spiegando di voler accelerare sulle vaccinazioni per gli over 60.

Il piano sarebbe quella di anticipare la diffusione della variante Delta e non farsi trovare impreparati, in modo da evitare una quarta ondata o comunque il colpo di coda che già si sta verificando in altri Paesi, come nel Regno Unito.

Anche altre Regioni starebbero valutando l’idea di anticipare la somministrazione della seconda dose, e non solo per l’avanzata del ceppo indiano. Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia e Piemonte hanno infatti lamentato la mancanza di fiale per continuare con i ritmi attuali di vaccinazione.

Entro il 30 giugno, secondo il piano vaccini, sarebbero dovute arrivare oltre 76 milioni di dosi in Italia. Tuttavia al 26 giugno ne risultano consegnate agli hub e alle azienda sanitarie poco più di 54,5 milioni, meno del 30% di quanto previsto.

Per fare fronte alla penuria di fiale, i decisori regionali potrebbero optare per uno stop delle prime dosi, con conseguente anticipo della seconda dose per tutte le persone che attendono di immunizzarsi completamente, e cercando di coinvolgere la fascia dei 60enni, più restia a sottoporsi al farmaco.

Dopo quanto deve essere somministrata la seconda dose di vaccino anti Covid

I richiami possono essere somministrati in periodi diversi dopo la prima dose in base alla tecnologia del farmaco anti Covid usato.

  • Per il Comirnaty di Pfizer e BioNTech e per il Moderna, vaccini a mRna, possono passare dai 21 ai 42 giorni.
  • Per il Vaxzevria di AstraZeneca, a vettore adenovirale, possono passare dai 63 agli 84 giorni.
  • Per il Janssen di Johnson & Johnson, sempre a vettore adenovirale ma monodose, non è previsto il richiamo.

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