“Delta buca la mascherina”: vaccino ai bambini a novembre, mascherine anche all’asilo?

Non solo la variante Delta è più contagiosa, ma bucherebbe anche le mascherine chirurgiche. Cosa potrebbe cambiare per i più piccoli a scuola

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Non solo la variante Delta è più contagiosa delle precedenti forme di Covid – almeno il doppio – ma “bucherebbe” anche le mascherine chirurgiche. E proprio per la sua aumentata capacità di diffusione, colpisce molto di più anche i bambini.

La maggior parte dei bambini con Covid-19 ha sintomi lievi e non ci sono ancora prove sufficienti per concludere che il Delta causi una malattia più grave nei bambini rispetto ad altre varianti, dicono gli scienziati. Ma la compresenza di alcuni fattori, tra cui la contagiosità della Delta e il fatto che i bambini sotto i 12 anni non possono ancora essere vaccinati, sta facendo aumentare il numero di piccoli ricoverati in ospedale, specialmente nelle aree dei Paesi in cui il virus è in aumento.

Qualche numero della variante Delta sui bambini in Usa

I bambini rappresentano una quota crescente di casi Covid. Per dare qualche numero, secondo l’American Academy of Pediatrics tra il 22 e il 29 luglio negli Usa hanno rappresentato il 19% dei nuovi contagi segnalati. Sono stati segnalati quasi 72mila nuovi casi pediatrici di Covid, quasi il doppio rispetto alla settimana precedente. Al Johns Hopkins All Children’s Hospital, 181 bambini sono risultati positivi al virus a luglio, rispetto ai soli 12 di giugno.

La maggior parte di questi bambini ha sintomi relativamente lievi, come naso che cola, congestione, tosse o febbre, ha affermato il dott. Wassam Rahman, direttore medico del centro di emergenza pediatrica di All Children’s. “La maggior parte dei bambini non è molto malata, andrà a casa e sarà curata lì. Ma la paura cresce anche tra i genitori.

Mascherina obbligatoria anche all’asilo?

A lanciare l’allarme in Italia – con una certa sorpresa a dire il vero, quando l’andamento della quarta ondata, nonostante tutto, ci faceva stare abbastanza tranquilli (ne abbiamo parlato qui) – è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. “La variante Delta buca le mascherine, quelle fatte di garza non sono protettive. In Gran Bretagna sono state allestite 5 cliniche pediatriche per il long Covid”, spiega ospite a In Onda.

E dunque, anche il governo Draghi potrebbe valutare l’ipotesi di introdurre la mascherina obbligatoria anche prima dei 6 anni, e cioè per tutti quei bambini che vanno all’asilo. È quanto suggerirebbe “l’evidenza scientifica” e “quanto viene consigliato” per cercare di rendere più sicura la scuola mentre la variante Delta del Coronavirus continua a diffondersi, spiega il professore.

L’evidenza scientifica, continua, dice che la sicurezza si ottiene con una serie di misure: oltre alla vaccinazione del personale scolastico – insegnanti e personale ATA – servono distanza, mascherina e controllo dell’aria. Secondo il World Health Network e secondo i Cdc americani, con la variante Delta la mascherina andrebbe usata dai 2 anni in su.

Quali mascherine proteggono dalla variante Delta e quali no

Con la Ffp2 la variante Delta non passerebbe, ma invece questa nuova mutazione del virus sarebbe in grado di bypassare le mascherine chirurgiche (qui come riconoscere la variante e con quali sintomi si manifesta, anche nei vaccinati).

Ecco perché il consiglio degli esperti è di indossare la mascherina anche se si è vaccinati. “Quando un bambino si allontana dall’aula e va in un ambiente in cui ci sono non vaccinati, è consigliabile l’uso della mascherina. In una classe composta da studenti tutti vaccinati o guariti, la mascherina potrebbe non essere utilizzata. Spero si facciano investimenti per rendere la scuola sicura, riaprirla e non richiuderla più. Le mascherine andranno portate per un certo periodo” conclude Ricciardi.

A questo punto, però, posto che le classiche mascherine non proteggano abbastanza, si porrebbe la questione di quale mascherina far indossare ai più piccoli: Ffp2 anche a loro? Si apre dunque un nuovo fronte di discussione, che riguarda appunto la gestione di questa nuova fase della pandemia per la popolazione pediatrica.

Vaccino Covid ai bambini? Quando arriva in Italia

Intanto, Franco Locatelli, coordinatore del Cts e direttore del Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, in un’intervista al Messaggero ha anticipato che il vaccino anti-Covid sta per arrivare anche per i bambini.

Quando in Italia? A partire da novembre 2021. Pfizer e Moderna sono vicini all’autorizzazione per gli under 12, ad oggi ancora esclusi dalla vaccinazione.

Mentre si delinea la possibilità che si debba fare una terza dose (non tutti forse, ma alcune categorie), Locatelli si dice convinto che sia necessario vaccinare anche i più piccoli. E a sostegno della sua tesi sottolinea quanti sono stati i bambini morti in Italia da inizio pandemia per Covid. Si tratta di 28 pazienti di età pediatrica: di questi, 13 avevano meno di 10 anni, così distribuiti: 4 sotto i 3 anni, 4 dai 3 ai 5 anni, 5 dai 6 ai 10 anni.

I vantaggi del vaccino ai bambini sarebbe molteplice, perché consentirebbe di evitare focolai anche nelle scuole elementari e dunque il ricorso alla didattica a distanza, limitando la circolazione del virus e la possibilità che contagino genitori e nonni. “Sia la società pediatrica italiana, sia quella americana sono favorevoli alla vaccinazione dei bambini”.

I numeri dei vaccinati in Italia: quanti ne mancano all’appello

Ad oggi in Italia il 63% delle persone vaccinabili ha ricevuto prima e seconda dose. “Abbiamo una copertura decisamente buona per gli over 80, il 92% è vaccinato. Ma esiste un “grande lavoro da fare” per mettere in sicurezza le altre generazioni: mancano all’appello per il vaccino, anche per la prima dose, il 18% dei 60enni, il 26% dei 50enni e il 34% dei 40enni.

Contando gli over 50, ci sono 4,5 milioni di persone che non hanno esaurito il percorso vaccinale. Il Coronavirus in media uccide 6 persone ogni 1.000 contagiati tra i 50 e i 59 anni. E anche tra i 40 e i 49 anni ne muoiono 2 ogni 1.000. Numeri che devono spingere gli indecisi, o peggio ancora i no vax, a vaccinarsi.

La variante Delta sembra allontanare il miraggio dell’immunità di gregge, perché, a fronte della possibilità che i vaccinati possono contagiarsi, il concetto di immunità di comunità non è strettamente applicabile nella sua definizione classica. Tuttavia, è evidente che più alta è la percentuale degli immunizzati più si riduce la circolazione virale.

La possibile infezione anche per i vaccinati non può e non deve compromettere l’adesione alla campagna di immunizzazione: “Tutti gli studi parlano del 97% di protezione dal rischio di terapia intensiva o decesso. Che il vaccino non dia una copertura totale rispetto al semplice rischio di infezione lo abbiamo sempre detto. Ma ripeto: l’efficacia rispetto al rischio di andare in terapia intensiva o di morire è del 97%” conclude Locatelli.

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