Variante Delta, chi colpisce di più e quanto si diffonderà entro fine estate

Preoccupa seriamente, ora, la variante Delta, che viene classificata come Voc, variante che desta preoccupazione

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica

Preoccupa seriamente, ora, la variante Delta, che viene classificata come Voc, variante che desta preoccupazione, appunto. Varianti di SARS-CoV-2 stanno emergendo a un ritmo significativo in tutto il mondo, tanto che la Delta in alcune zone si è già trasformata in Delta Plus dopo la fusione tra ceppo indiano e sudafricano.

L’ECDC-Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie analizza costantemente le caratteristiche di queste varianti per informare rapidamente le autorità sanitarie pubbliche nell’Unione europea. Alcune varianti, come sappiamo purtroppo, possono mettere a rischio gli sforzi per controllare la pandemia e richiedere azioni immediate.

Variante Delta, quanto è pericolosa e per chi

Sulla base delle prove scientifiche disponibili, sappiamo che la variante Delta è più trasmissibile rispetto ad altre varianti circolanti, per questo si diffonde rapidamente. È più contagiosa del 40-60% rispetto alla variante inglese e può essere associata a maggior rischio di ricovero in ospedale.

Tuttavia, il rischio complessivo di infezione da SARS-CoV-2 correlato al previsto aumento della circolazione della variante Delta per la popolazione generale è considerato basso per le persone completamente vaccinate e invece da alto a molto alto per quelle parzialmente o non vaccinate.

Ci sono prove infatti che coloro che hanno ricevuto solo la prima dose di un ciclo di vaccinazione a due dosi sono meno protetti contro l’infezione con la variante Delta che contro altre varianti, indipendentemente dal tipo di vaccino. Tuttavia, la buona notizia c’è ed è che la vaccinazione completa fornisce una protezione quasi equivalente contro la variante Delta (qui trovate l’approfondimento di QuiFinanza sui sintomi più comuni e tutti i dati su contagiosità e efficacia dei vaccini).

Ci sono ancora troppe persone a rischio di grave infezione da Covid che vanno protette, perché, insistono gli esperti affinché venga fugato ogni dubbio sui vaccini, fino a quando la maggior parte delle persone vulnerabili non sarà protetta, sarà necessario almeno mantenere le misure di salute pubblica di contrasto al virus per mantenerne il più possibile bassa la circolazione.

Proprio come sta accadendo in Gran Bretagna e Israele, il Paese con più vaccinati al mondo, che è tornato a imporre l’obbligo di mascherine al chiuso, tolte mesi fa. Nel Regno Unito, il primo ad aprire tutto, la variante sta causando 15mila casi al giorno. Ma i morti sono tra i 10 e i 20, non la media di 300 al giorno come in passato.

Variante Delta, quanto si diffonderà in estate e tra quali fasce di popolazione

È comunque molto importante progredire con la campagna vaccinale a un ritmo molto elevato. “In questa fase diventa cruciale che la seconda dose di vaccinazione venga somministrata entro l’intervallo minimo autorizzato dalla prima dose, per accelerare la velocità con cui gli individui vulnerabili vengono protetti”, scrive l’ECDC.

Ad oggi in tutta l’Ue circa il 30% degli individui di età superiore agli 80 anni e circa il 40% degli individui di età superiore ai 60 anni non hanno ancora ricevuto un ciclo completo di vaccinazione.

Per questo, “è molto probabile che la variante Delta circolerà ampiamente durante l’estate”, in particolare tra gli individui più giovani che non sono oggetto di vaccinazione. Cosa che potrebbe causare un rischio per gli individui più vulnerabili di essere infettati “e sperimentare gravi malattie e morte se non sono completamente vaccinati”.

Secondo gli esperti dell’ECDC, entro l’inizio di agosto il 70% delle nuove infezioni da Sars-CoV-2 nell’Unione europea sarà causato dal nuovo ceppo indiano. Questa percentuale salirà addirittura al 90% entro fine agosto.

Cosa succederà a settembre

Esiste un gradiente di rischio di età ben documentato per SARS-CoV-2, in cui i gruppi di età più avanzata e quelli con comorbilità sottostanti hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale o morire a causa del Covid. In uno scenario di riduzione graduale del 50% delle misure di intervento non farmaceutico entro il 1° settembre, l’incidenza di SARS-CoV-2 dovrebbe aumentare in tutte le fasce di età, con l’incidenza più alta in quelle con meno di 50 anni.

Gli scenari di modellazione dell’ECDC indicano che qualsiasi allentamento durante i mesi estivi del rigore delle misure non farmaceutiche che erano in atto nell’UE all’inizio di giugno potrebbe portare a un rapido e significativo aumento dei casi giornalieri in tutte le fasce d’età, con un aumento associato dei ricoveri ospedalieri , e decessi, che potrebbero raggiungere gli stessi livelli dell’autunno del 2020 se non verranno prese misure aggiuntive.

Variante Delta in Italia, tra focolai e vaccini: il parere degli esperti

E in Italia? Da noi la variante Delta del Covid circola da Nord a Sud, con diversi focolai su cui sono puntati gli occhi degli esperti: Puglia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Campania, Abruzzo, Emilia Romagna, Sardegna.

La variante indiana colpisce anche nel Belpaese di più la fascia giovanile e sotto i 30 anni, semplicemente perché sono tra i meno vaccinati, come ha sottolineato l’ex numero uno dell’Ema e consulente del commissario per l’emergenza Covid, Guido Rasi. Che ha rimarcato, proprio per questo, che “è importantissimo vaccinare anche la fascia 12-16 anni“.

Anche se rispetto a questo, i dubbi sono tanti. Sia per un aumento importante delle miocarditi rilevate in ragazzini di quell’età, soprattutto maschi, sia perché gli effetti a lungo termine del vaccino a mRna ad oggi sono, evidentemente, ignote.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha detto a Sky TG24 che i numeri della prevalenza della variante sono aumentati e continueranno aumentare: “La Delta tenderà a sostituire anche da noi come nel Regno Unito la variante inglese. Il nostro compito è rallentarne la velocità di diffusione e rafforzare il tracciamento per limitarne i casi, ma a qualche settimana da oggi le percentuali sono destinate a crescere. Nel frattempo il rallentamento deve consentire una più rapida vaccinazione con le seconde dosi affinché questa variante non faccia danni”.

Il Regno Unito fa da apripista, in un certo senso. Si guarda a quel modello per intercettare possibili traiettorie di diffusione del virus anche da noi. In Italia intanto, mentre si attendono i risultati della nuova indagine dell’Istituto Superiore di Sanità sulla diffusione delle varianti e la decisione in merito alla riapertura delle discoteche, potrebbe arrivare una nuova stretta su controlli e tracciamento.

Ma, nonostante la lecita preoccupazione, gli esperti sembrano piuttosto fiduciosi. Secondo Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è “molto poco probabile” che possiamo andare incontro, in autunno, a una situazione simile a quella dello scorso anno, nonostante le preoccupazioni legate alla diffusione della variante Delta. Questo “per via del vaccino, che ha una serie di aspetti positivi, che ci dà una serie di garanzie e che dovrebbe metterci nella condizione di poter far fronte al problema”. Ma l’obiettivo “deve essere neanche più un morto”.

Secondo Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma, che ha rilasciato la sua previsione ad Adnkronos Salute, “l’autunno sarà temibile per i non vaccinati, non tanto per la collettività, che potrà contare su una popolazione vaccinata e servizi sanitari che saranno in grado di rispondere, non sovraccaricarti. Sarà un problema di vulnerabilità individuale. Avremo una stagione diversa rispetto allo scorso anno: più serena per i vaccinati. E per l’Italia sarà più gestibile, anche con la variante Delta”.

Piuttosto ottimista anche Fabrizio Pregliasco, secondo il quale, “se siamo fortunati, sperabilmente, i casi gravi non cresceranno proporzionalmente al contagio”, ha detto il virologo dell’Università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi in un’intervista al Corriere della Sera.

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