Vaccino, al via i test di Moderna e Pfizer sulla variante del coronavirus

Pfizer e Moderna si dicono ottimiste: hanno immediatamente iniziato i test sui vaccini già approvati per verificare l'efficacia sulla variante

La variante inglese del coronavirus ha scatenato il panico in tutta Europa, con lo stop ai collegamenti con il Regno Unito e il timore che il vaccino, appena approvato dall’Ema e che sarà distribuito in Europa dal 27 dicembre. Sia Pfizer sia Moderna hanno quindi iniziato a effettuare dei test per verificare se i propri prodotti siano efficaci anche contro la variante.

Intanto, mentre alcuni Paesi come la Germania e la Spagna hanno esteso il divieto di viaggi fino a gennaio, la Francia ha annunciato la riapertura dei collegamenti aerei, navali e ferroviari dal 23 dicembre, sebbene con test e limitazioni, sperando che la rotta Calais-Dover si decongestioni.

Il Regno Unito ha registrato un nuovo picco dei casi nelle ultime 24 ore, toccando quota 36.807, mentre i morti sono risaliti a 691, il numero quotidiano più alto da diversi giorni. Resta infine a livello da record europeo il totale dei tamponi eseguiti, pari a oltre 420 mila al giorno.

Variante inglese, al via i test di Pfizer e Moderna sui vaccini

Pfizer e Moderna hanno confermato di aver dato il via ai test del vaccino sui pazienti positivi alla variante inglese del coronavirus. Le due aziende si dicono ottimiste sull’esito, in base ai dati in loro possesso hanno riferito di aspettarsi che l’immunità sia protettiva contro la variante.

Anche il Ceo di Biontech, l’azienda tedesca che ha sviluppato il vaccino con Pfizer, si è detto ‘fiducioso’ che l’efficacia rimanga alta. Ugur Sahin, infatti, ha ricordato che le proteine del virus coincidono al 99% con quelle dei ceppi più diffusi, e quindi c’è fiducia che il vaccino funzioni.

“Il vaccino protegge anche dall’infezione”: la buona notizia data dall’Aifa

Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, ha spiegato che il vaccino che sarà distribuito anche in Italia dal 27 dicembre sembrerebbe indurre immunità sterilizzante. In sostanza, oltre a proteggere dalla malattia Covid, eviterebbe un’infezione asintomatica e renderebbe il soggetto non contagioso.

L’immunità sterilizzante, infatti, significa che un vaccinato non solo non sviluppa sintomi gravi della malattia (primo obiettivo degli studi condotti fino a oggi), ma che non si contagia e quindi a sua volta non diventa in grado di contagiare.

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