Cosa ha detto Draghi sugli psicologi e perché tutti ne parlano

Il premier, durante una conferenza stampa, ha definito 'furbetti' i giovani psicologi che si vaccinano: come stanno le cose

Giovedì 8 aprile, durante una conferenza stampa, il premier Mario Draghi ha criticato le persone che saltano la fila dei vaccini. Tra gli esempi, ha citato “gli psicologi di 35 anni“, a suo dire rei di allargare la platea degli operatori sanitari e quindi di soffiare il vaccino a categorie più fragili. L’Ordine degli psicologi è insorto, altri esperti (come il virologo Andrea Crisanti) hanno parlato di gaffe. Ma chi ha incluso gli psicologi all’interno delle categorie prioritarie è stato proprio il governo.

Covid, psicologi contro Draghi dopo le parole del premier sul vaccino

Il primo a criticare Draghi è stato Federico Conte, presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio. Su Facebook, infatti, ha scritto un lungo post in cui ha sottolineato come nessuno dei professionisti stia saltando la fila, visto che l’obbligo di vaccinazione agli psicologi è stato imposto con il decreto legge numero 44/2021 del 1° aprile.

Il decreto stabilisce che “la vaccinazione costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione” e che il rifiuto della vaccinazione “determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni”. Normale, dunque, che tutti gli psicologi, a prescindere dall’età, siano entrati nelle liste delle varie regioni.

Covid, è il governo che ha obbligato gli psicologi a vaccinarsi: cosa dice il decreto

A prescindere dalla polemica, la normativa prevede vari punti:

  • entro 5 giorni dalla pubblicazione del decreto (quindi entro il 6 aprile) i consigli regionali e provinciali dell’Ordine degli psicologi hanno dovuto trasmettere gli elenchi degli iscritti con l’indirizzo di residenza di ognuno (quindi, è stato l’Ordine a segnalare i ‘beneficiari’);
  • entro 10 giorni dalla trasmissione degli elenchi, la Regione deve verificare lo stato vaccinale di ogni iscritto;
  • se non risulta la vaccinazione anti Covid, o la richiesta del vaccino effettuata prima del decreto, allora la Regione o la Provincia autonoma segnalano i soggetti non vaccinati all’ASL di residenza;
  • quindi, l’ASL invita i soggetti alla vaccinazione, indicando modalità e termini;
  • in caso di accertata di inosservanza dell’obbligo, l’ASL informa le autorità competenti e ne dà comunicazione scritta all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine;
  • dopodiché entra in gioco la sospensione del diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali, valida fino alla fine del piano vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

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