Vaccino anti Hiv di Moderna: come funziona e perché è rivoluzionario

Punto di svolta nella lotta all'Aids grazie al Covid, che ha dato un'accelerazione alle ricerche sui vaccini che sfruttano la tecnologia a mRna

L’azienda biotecnologica Moderna, diventata nota a tutta la popolazione mondiale grazie allo Spikevax, uno dei due vaccini anti Covid a tecnologia mRna, insieme a quello prodotto da Pfizer e BioNTech, usati negli Stati membri dell’Unione Europea, cerca volontari per un nuovo farmaco che potrebbe rivoluzionare la vita di milioni di persone e debellare un altro virus che ha raggiunto una diffusione pandemica e che da ormai 40 anni fa paura: quello dell’Hiv.

Il 19 agosto Moderna inizierà la fase di sperimentazione di un vaccino con tecnologia a mRna contro il patogeno responsabile dell’Aids. In prima battuta il farmaco verrà iniettato a 56 adulti sani e negativi all’Hiv per testare la risposta del sistema immunitario.

Il preparato, noto momentaneamente come mRna-1644, è stato prodotto in collaborazione con lo Iavi, l’International Aids Vaccine Initiative, e la Bill and Melinda Gates Foundation, ente benefico e impegnato nella lotta alle diseguaglianze e alle malattie creata dell’ex capo di Microsoft e della sua ex moglie.

A dare la spinta alla ricerca su altri tipi di vaccino è stato proprio quello prodotto in funzione anti Covid, che ha mostrato una percentuale molto alta di efficacia contro la malattia grave e i decessi causati dal Sars-Cov-2. Lo sforzo economico, scientifico e tecnologico per contrastare la pandemia ha accelerato i tempi della ricerca su altri virus, come quello influenzale, il Nipah e, appunto, l’Hiv.

Vaccino anti Hiv di Moderna: sfrutta la tecnologia a mRna di quello anti Covid

Moderna sperimenterà due versioni del candidato vaccino. Oltre all’mRna-1644, testerà infatti anche l’mRna-1644v2-Core. Entrambi sono stati già testati con ottimi risultati sugli animali e per la prima volta saranno inoculati in esseri umani.

Il nuovo vaccino per prevenire l’Aids è pensato per stimolare i linfociti B per generare bnAbs, anticorpi neutralizzanti contro l’Hiv-1, la specie più diffusa del virus. Una tipologia molto potente di questi anticorpi è stata isolata in pazienti positivi nel 2009, riaccendendo i riflettori sulla ricerca sui vaccini per i virus dell’immunodeficienza umana.

Analizzando i modi in cui questi anticorpi interagiscono con il patogeno e riescono ad annientarlo in vitro, gli scienziati hanno cercato di capire i punti deboli dell’Hiv e hanno progettato degli immunogeni per stimolare la produzione di bnAbs specifici. Questi attaccano la glicoproteina gp120, che il virus utilizza per trovare cellule umane da infettare e nelle quali riprodursi.

La gp120 è una proteina particolarmente instabile, e ciò ha reso la progettazione di un vaccino efficace molto difficile per i ricercatori. Recenti studi hanno permesso però ai ricercatori di capirla meglio e trovare modi per stabilizzarla.

L’Rna messaggero contenuto nel vaccino serve a stimolare la produzione della gp120 all’interno del corpo, insegnando al sistema immunitario a riconoscerla e combatterla. Questo vaccino, come quelli anti Covid, non contiene il virus vivo o disattivato e non può causare la malattia che serve a prevenire.

Hiv, quanti sono i positivi nel mondo e chi rischia di più di contrarre l’Aids

Si stima che circa 38 milioni di persone nel mondo abbiano contratto il virus dell’Hiv, con quasi lo stesso numero di vittime dal 1981 a oggi, almeno 37 milioni. Sebbene non sia più una sentenza di morte, il virus causa l’Aids, una malattia che progressivamente annienta il sistema immunitario e rende l’organismo più debole e soggetto a infezioni mortali.

Ogni anno si contano 2 milioni di nuovi contagi. L’Hiv viene trasmesso per via sessuale e attraverso l’uso di aghi infetti. Per questo alcuni gruppi sociali sono stati storicamente considerati più esposti a contrarre la malattia. Inizialmente veniva ritenuto un virus che infettava in particolar modo eroinomani e omosessuali.

Con i cambiamenti sociali e culturali che hanno riguardato le droghe, l’uso di sostanze stupefacenti per via venosa è cambiato radicalmente, ed è ora limitato a gruppi ristretti con focolai di infezione circoscritti.

Le importanti campagne di prevenzione all’interno della comunità LGBTQIA+ hanno invece promosso l’uso del preservativo per i rapporti occasionali e normalizzato i controlli periodici, eliminando lo stigma di una malattia che in passato veniva vissuta come una colpa, nascosta e, per questo, diffusa maggiormente.

A oggi la principale via di trasmissione dell’Hiv è quella eterosessuale, in particolare tra chi usa sistemi di prevenzione che fungono solo da anticoncezionali, come le pillole e altri rimedi ormonali, ma non proteggono dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Attualmente i sieropositivi possono convivere tranquillamente con l’infezione da Hiv senza sviluppare l’Aids grazie alle terapie antiretrovirali, che prevedono diverse combinazioni di circa 40 farmaci in base alla risposta del paziente.

Sebbene si rilevino molti meno effetti collaterali rispetto al passato grazie alle nuove generazioni di farmaci, i trattamenti a lungo termine possono danneggiare alcuni organi.

Vaccino anti Hiv, il Sacro Graal che può far risparmiare sulle spese sanitarie

Uno studio del 2018 ha rilevato che nel periodo tra il 2000 e il 2015 sono stati spesi oltre 562 miliardi di dollari a livello globale per trattare l’Aids e prevenire i contagi da Hiv. Solo nel 2015 i governi globali hanno investito 29,8 miliardi di dollari per questo, ovvero il 61% di tutti i fondi destinati alla lotta al virus.

La scoperta di un vaccino, impresa finora fallimentare, potrebbe dunque non solo salvare milioni di vite, ma portare alla luce il Sacro Graal della ricerca scientifica. Così è stato definito il farmaco di profilassi anti Hiv in una ricerca del 1999, e a ragione. Per limitare le spese sanitarie, tutti i Paesi farebbero a gara per acquistarne più dosi possibili.

Secondo i report di Medici Senza Frontiere, che da anni si batte per l’accessibilità dei farmaci, in particolare nelle aree più colpite dalle epidemie di Hiv, un singolo antiretrovirale può costare oltre 30 volte il prezzo del generico. Per questo, tra gli obiettivi di Msf c’è anche quello di rendere pubblici o sospendere i brevetti di tutti i medicinali che possono prevenire l’insorgere dell’Aids.

I pazienti sieropositivi possono incidere singolarmente per migliaia di euro annui sulla spesa dei sistemi sanitari pubblici e possono avere grosse difficoltà a essere curati in quelli dove i costi sono a loro carico, laddove un vaccino potrebbe abbattere queste cifre grazie a una singola somministrazione, con eventuali richiami nel corso degli anni.

Moderna non è l’unica azienda biotecnologica che sta testando un vaccino contro l’Hiv, ma l’efficacia di quello anti Covid, che utilizza la stessa tecnologia a mRna, fa ben sperare sulla possibilità che si sia arrivati a un punto di svolta nella lotta all’Aids, che va avanti ormai da oltre 40 anni.

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