Vaccini, Johnson&Johnson taglia milioni di dosi: cosa cambia per l’Italia

L'azienda Johnson&Johnson avrebbe comunicato all'Unione europea di dover tagliare milioni di dosi per problemi logistici: cosa cambia per l'Italia?

La Johnson&Johnson, società statunitense che ha lavorato nell’ultimo anno a un vaccino monodose per combattere il Covid-19, ha comunicato all’Unione Europea di avere problemi di approvvigionamento che potrebbero complicare i piani per fornire 55 milioni di dosi del suo prodotto nel secondo trimestre dell’anno. L’approvazione del vaccino, da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), dovrebbe arrivare l’11 marzo. Ma quante dosi aveva promesso la Johnson&Johnson all’Europa?

Vaccini, passo indietro di Johnson&Johnson: quante dosi rischiano di saltare

La Johnson&Johnson si è impegnata a fornire 200 milioni di dosi all’Unione europea entro il 2021. La scorsa settimana, però, l’azienda ha comunicato all’Unione europea di avere problemi nel reperire componenti del vaccino. Tradotto in perdite di dosi, si è nell’ordine di 55 milioni da marzo a giugno.

La notizia non è ancora ufficiale: la comunicazione sarebbe arrivata all’agenzia Reuters da un funzionario dell’Ue. Una doccia fredda per l’Europa, dopo i ritardi di AstraZeneca e Moderna, che adesso stanno recuperando il tempo perso. Per quel che riguarda la Johnson&Johnson, le prime consegne ‘europee’ dovrebbero comunque partire ad aprile.

Vaccini, passo indietro di Johnson&Johnson: cosa cambia per l’Italia

Il 7 marzo il ministro della Salute, Roberto Speranza, ai microfoni di Rai3 ha preannunciato che dal 1° aprile 2021 l’Italia riceverà 50 milioni di dosi fino a giugno, con l’obiettivo di vaccinare – ha detto il ministro – almeno metà della popolazione. Tra queste dosi, erano previste anche quelle del vaccino Johnson&Johnson.

Con i ritardi dell’azienda americana, dunque, il progetto del governo, ossia quello di vaccinare tutti gli italiani che lo vorranno entro la fine dell’estate 2021, sarà comunque fattibile? Probabilmente sì. Questo perché, nel frattempo, l’Italia ha aperto alla possibilità di ricorrere anche ad altri vaccini, come ad esempio lo Sputnik V.

Il governo, infatti, avrebbe deciso di produrlo a partire da luglio direttamente in Italia: lo ha annunciato la Camera di Commercio italo-russa presieduta da Vincenzo Trani. L’azienda in oggetto è la Adienne Pharma&Biotech: ha sede in svizzera, ma ha un sito di produzione in Lombardia. Quello firmato da Adienne Pharma&Biotech è il primo accordo in assoluto per la produzione del vaccino russo in Europa.

Gli studi clinici hanno sin qui dimostrato che le due dosi dello Sputnik V, da somministrare a 21 giorni l’una dall’altra, hanno un’efficacia del 91,6% contro il Covid-19.

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