Vaccino Covid, al via terza dose anche ai lavoratori a rischio: qual è la strategia dell’Italia?

In America pronti a vaccinare medici, operatori sanitari, insegnanti e lavoratori a rischio: e in Italia?

La FDA – la Food and Drug Administration americana – ha esteso il richiamo del vaccino anti Covid Pfizer-BioNTech anche ai lavoratori a rischio: dopo i soggetti fragili e gli anziani, quindi, la terza dose è stata autorizzata per tutti quelli che a lavoro sono più esposti al rischio contagio, come medici, operatori sanitari e insegnanti.

Gli USA stanno quindi ripercorrendo le tappe della campagna vaccinale, e in Italia?

Terza dose ai lavoratori a rischio: si allarga la categoria dei soggetti aventi diritto al richiamo in America

Negli Stati Uniti, attualmente, le autorità sanitarie hanno concesso l’autorizzazione a procedere con la terza dose del vaccino nei confronti di:

  • persone di età pari o superiore a 65 anni;
  • persone da 18 a 64 anni ad alto rischio nel contrarre infezioni gravi derivanti dal virus, i cd. soggetti fragili;
  • lavoratori a rischio.

Rientrano in quest’ultima categoria, come accennato sopra, tutti i professionisti che per motivi di lavoro sono esposti maggiormente al rischio di contrarre il virus. Tra questi:

  • medici e operatori sanitari;
  • insegnanti e personale scolastico;
  • impiegati nel commercio al dettaglio (come dipendenti di supermercati e/o negozi che vendono beni di prima necessità);
  • persone che si trovano nelle carceri, quindi detenuti;
  • senzatetto e/o soggetti che si rifugiano nei centri di accoglienza.

Questo però non è l’esatto ordine che verrà seguito nella seconda tornata della campagna vaccinale americana. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, infatti, dovrebbero fornire a breve ulteriori indicazioni su chi – tra le categorie individuate – dovrebbe avere la priorità a ricevere il richiamo.

Terza dose vaccino Covid: a che punto siamo in Italia?

Mentre Oltreoceano procedono spediti, in Italia la campagna vaccinale punta prima di tutto a raggiungere la cd. immunità di gregge. Prima di andare avanti con la terza dose, infatti, il Governo – in accordo con il Commissario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo – ha deciso di raggiungere, con la prima e/o seconda dose, almeno l’80% della popolazione.

Intanto, in merito ad un possibile richiamo, per i soggetti che hanno accesso alla campagna vaccinale continuano a valere le indicazioni Aifa emesse con la circolare del 14 settembre 2021. A tal proposito, l’Agenzia italiana del farmaco ha distinto “dose addizionale” da “dose booster“, specificando che:

  • per dose addizionale si intende una dose aggiuntiva di vaccino a completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata al fine di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria;
  • Per dose “booster” si indica una dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria, in particolare in popolazioni connotate da un alto rischio, per condizioni di fragilità che si associano allo sviluppo di malattia grave, o addirittura fatale, o per esposizione professionale. La dose “booster, inoltre, va somministrata dopo almeno sei mesi dall’ultima dose.

Al momento, in base alle indicazioni del CTS, si considera prioritaria la somministrazione della dose addizionale nei soggetti trapiantati e immunocompromessi. Ferma restando la priorità del raggiungimento di un’elevata copertura vaccinale con il completamento dei cicli attualmente autorizzati, sarà definita la strategia di somministrazione di una dose “booster” di vaccino a m-RNA (Comirnaty di BioNTech/Pfizer e Spikevax di Moderna) in favore di ulteriori gruppi target, a cominciare da quelli sopra menzionati, tenendo conto delle evidenze scientifiche e dell’evoluzione dello scenario epidemiologico.

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