Vaccino Covid: cosa cambia per la seconda dose di Pfizer, Moderna e AstraZeneca

Il richiamo con i sieri a mRna viene posticipato per tutti, mentre arrivano nuove indicazioni sulla seconda dose del Vaxzevria

Il Ministero della Salute ha trasmesso con una circolare la decisione presa dal Comitato Tecnico Scientifico in merito alla somministrazione della seconda dose del vaccino anti Covid. A essere interessati dal parere degli esperti e dal cambio di rotta della campagna vaccinale sono i soggetti che devono sottoporsi all’inoculazione dei sieri prodotto da Pfizer e BioNTech, Moderna e AstraZeneca.

Il Cts ha deciso di prolungare il tempo trascorso tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna Messaggero per poter immunizzare le fasce di popolazione ad alto rischio di sviluppare forme di Covid-19 gravi o fatali a causa dell’età o per patologie concomitanti. Far slittare il richiamo permetterà infatti di conservare più fiale e destinarle alla prima inieizione per un numero maggiore di pazienti.

Quella degli esperti è dunque una strategia di sanità pubblica che consente di coprire dal rischio il maggior numero di pazienti nel minor tempo possibile, come chiarito all’interno della circolare ministeriale.

Vaccino Covid, cosa cambia per la seconda dose di Pfizer e di Moderna

Attualmente l’indicazione per il Comirnaty prodotto da Pfizer e BioNTech è di 21 giorni, mentre per il Covid-19 Vaccine di Moderna è di 28 giorni. Il Comitato Tecnico Scientifico ha stabilito che il richiamo per entrambi i vaccini dovrà essere effettuato a distanza di 42 giorni dalla prima dose.

La decisione è arrivata perché posticipare la data della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima non inficerebbe l’efficacia del vaccino e la risposta immunitaria dell’organismo e perché già con la prima somministrazione dei sieri a mRna i pazienti sarebbero coperti dal Covid-19.

Vaccino Covid, cosa cambia per la seconda dose di AstraZeneca

Il Comitato Tecnico Scientifico ha anche fatto un chiarimento sul vaccino Vaxzevria, in base alle informazioni attualmente disponibili sui casi rari di trombosi nei seni venosi cerebrali, negli apparati della vita vegetativa e nelle arterie, associate a piastrinopenia, ovvero alla carenza di piastrine nel sangue.

Tali eventi avversi si sono presentati in concomitanza con la somministrazione della prima dose del siero prodotto da AstraZeneca. Secondo il Cts sarebbe sicuro ricevere la seconda dose con lo stesso preparato per tutti i pazienti che non hanno avuto effetti collaterali collegati a trombosi rare.

Non ci sarebbe per gli esperti nessuna controindicazione, né la necessità di ricorrere a un farmaco differente per il richiamo. Tuttavia questa posizione potrebbe essere rivista in base agli studi attualmente in corso in Europa e soprattutto nel Regno Unito, dove milioni di persone hanno già ricevuto la seconda dose.

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