Vaccino Covid, quando è meglio rinviarlo: i casi, le controindicazioni e le precauzioni

Vaccinarsi è essenziale. Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui è consigliato o assolutamente indicato rimandare la vaccinazione o non farla. Ecco quali

La copertura totale dei vaccini frena le mutazioni della variante Delta, e questa di per sé è già un’ottima notizia. A dirlo sono i dati raccolti da Ting-Yu Yeh e Gregory Contreras dell’Università del Maryland relativi a 16 Paesi, compresa l’Italia. Quindi è necessario proseguire spediti con la campagna vaccinale, affinché tutte le persone vaccinabili completino l’immunizzazione.

Tuttavia, come sappiamo, al di là dei casi di esenzione dal vaccino previsti per casi particolari (qui l’elenco delle esenzioni) ci sono alcune condizioni in cui è raccomandato o comunque preferibile rinviare il vaccino.

Vaccino Covid, ecco i certificati di esenzione

Il Ministero della Salute ha disciplinato l’adozione e il rilascio dei certificati di esenzione alla vaccinazione anti-Covid nei confronti di coloro che per la presenza di condizioni cliniche specifiche e documentate non possono ricevere la vaccinazione o completare il ciclo vaccinale e di coloro che hanno ricevuto il vaccino Reithera, anche al fine di ottenere la certificazione verde europea Covid (qui trovate tutte le info sul certificato di esenzione e come richiederlo).

Quindi, temporaneamente e fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, sul territorio nazionale sono validi i certificati di esclusione vaccinale già emessi dai Servizi Sanitari Regionali.

Ma quali sono le principali condizioni che rappresentano motivo di rinvio, controindicazione o precauzione alla vaccinazione contro il Coronavirus? A chiarirlo attraverso un vademecum, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, è la Società italiana di Medicina generale e delle Cure primarie (SIMG).

Vaccino Covid, quando è meglio rinviarlo: i casi

Ci sono prima di tutto i motivi di rinvio più comuni, cioè condizioni per le quali è preferibile posticipare il vaccino.

Non sono né controindicazioni né precauzioni, ma un’opportunità data alle persone considerando la protezione già garantita dalla recente infezione o i rischi di possibile trasmissione dei soggetti in quarantena o con sintomatologia compatibile con il Covid. Vediamo dunque quali sono:

  1. paziente di recente affetto da infezione asintomatica o malattia accertata da SARS-CoV-2 laddove non siano trascorsi almeno 3 mesi dal primo tampone positivo
  2. paziente con malattia di Covid recente che abbia ricevuto terapia con anticorpi monoclonali laddove non siano trascorsi almeno 3 mesi dal trattamento
  3. soggetto in quarantena per contatto stretto fino al termine del periodo di isolamento
  4. soggetto con sintomi sospetti di Covid fino al risultato del tampone
  5. paziente con malattia acuta severa non differibile (es. evento cardiovascolare acuto, epatite acuta, nefrite acuta, stato settico o grave infezione di qualunque organo/tessuto, condizione chirurgica maggiore)

Queste condizioni non necessitano di alcuna certificazione di esenzione. I casi 1 e 2 hanno diritto al green pass di guarigione valido 6 mesi, mentre la valutazione della opportunità di vaccinazione per i casi 3 e 4 avverrà rispettivamente alla fine della quarantena o successivamente al termine del percorso diagnostico.

Vaccino Covid, quando è meglio rinviarlo: le controindicazioni

Ci sono poi invece delle vere e proprie controindicazioni. In generale un vaccino non deve essere somministrato quando è presente una controindicazione tale che il rischio di reazioni avverse è maggiore dei vantaggi indotti dalla vaccinazione.

Questa valutazione deve essere riferita allo specifico tipo di vaccino che si intende somministrare. La presenza di una controindicazione ad uno specifico vaccino non esclude infatti la possibilità che possano essere somministrati vaccini diversi.

Controindicazione specifica nei confronti di uno o più dei vaccini attualmente utilizzati in Italia: ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti e in particolare:

  • il polietilene-glicole-2000 PEG contenuto nel vaccino Pfizer
    − il metossipolietilene-glicole-2000 (PEG2000 DMG) (I PEG sono un gruppo di allergeni noti che comunemente si trovano in farmaci, prodotti per la casa e cosmetici),
    − la trometamina (componente di mezzi di contrasto radiografico e di alcuni farmaci somministrabili per via orale e parenterale) contenuta nel vaccino Moderna (Spikevax)
  • il polisorbato contenuto nei vaccini Covid a vettore virale AstraZeneca e Janssen (Johnson&Johnson). lI polisorbato 80 è una sostanza ampiamente utilizzata nel settore farmaceutico e alimentare ed è presente in molti farmaci inclusi vaccini e preparazioni di anticorpi monoclonali
  • PEG e polisorbato sono strutturalmente correlati e può verificarsi ipersensibilità cross-reattiva tra questi
    composti
  • soggetti che hanno manifestato sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca;
  • soggetti che in precedenza hanno manifestato episodi di sindrome da perdita capillare con AstraZeneca o Janssen.

Vaccino Covid, cosa fare in caso di gravidanza o sindrome di Guillain-Barré

La vaccinazione anti-Covid non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.

La sindrome di Guillain-Barré è stata segnalata molto raramente dopo somministrazione di AstraZeneca e Janssen. Qualora insorta entro 6 settimane dalla vaccinazione, senza altra causa riconducibile, è prudente non eseguire ulteriori somministrazioni dello stesso tipo di vaccino. Potrà essere comunque considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

Vaccino Covid, le precauzioni

Infine, ci sono le precauzioni. Una precauzione è una condizione nel ricevente che può aumentare il rischio di gravi reazioni avverse o che può compromettere la capacità del vaccino di indurre un’adeguata risposta immunitaria.

In generale, quando è presente una precauzione può essere necessario approfondire il singolo caso valutando il rapporto beneficio/rischio. La maggior parte delle persone che al momento della seduta vaccinale abbia una precauzione alla vaccinazione anti-Covid può essere vaccinata ma in alcuni casi deve essere presa in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza.

Casi molto rari di miocardite e pericardite sono stati osservati dopo somministrazione di vaccini a mRNA Pfizer e Moderna. La decisione di somministrare la seconda dose in persone che hanno sviluppato una miocardite/pericardite dopo la prima deve tenere conto delle condizioni cliniche dell’individuo e deve essere presa dopo consulenza cardiologica e un’attenta valutazione del rischio/beneficio.

Laddove si sia deciso di non procedere con la seconda dose uguale può essere considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

Vaccino Covid, cosa fare in caso di reazione allergica

La reazione allergica immediata ad altro vaccino o farmaco è considerata una precauzione ma non una controindicazione.

In questo caso la valutazione del rischio è condotta per tipo e gravità della reazione e l’attendibilità delle informazioni tenendo in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza.

In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino Covid si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

Tuttavia, chiariscono i medici, vista la possibilità di reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi è opportuno effettuare una consulenza allergologica e una valutazione rischio/beneficio individuale.

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