Vaccino Covid dai medici di base: dove si può fare e perché ci sono ritardi

La campagna vaccinale va a rilento nonostante il coinvolgimento dei medici di famiglia anche per i tanti problemi logistici legati a questo tipo di somministrazione nelle varie regioni

Il 21 febbraio è arrivato un accordo tra i medici di base e il Governo per garantire un’accelerazione della campagna vaccinale e somministrare il siero anti Covid negli ambulatori. Nel primo mese tuttavia si sono registrati non pochi problemi che hanno influito tanto sulla disponibilità di dosi quanto su nuovi ritardi, che si sono sommati alle tante difficoltà logistiche già sperimentate nell’ultima fase del piano. Dopo lo stop dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, che ha riguardato la distribuzione del vaccino prodotto dalla casa farmaceutica AstraZeneca in Italia e in altri Paesi europei, si è reso infatti necessario rivedere le liste per le inoculazioni.

Il piano che coinvolge i medici di famiglia non è partito allo stesso modo in ogni regione, e non tutti i territori procedono allo stesso ritmo. Le difficoltà logistiche sperimentate nella Penisola sono comuni ad altri stati. Ad esempio la Germania, dove i camici bianchi potranno entrare in azione solo dopo Pasqua perché non è ancora pronto un disegno per raggiungere gli obiettivi senza sprechi.

Vaccino Covid dai medici di base: quali sono i problemi logistici

Le fiale del vaccino AstraZeneca contengono 10 dosi da iniettare nel giro di poche ore. Per evitare di aprire una fiala e dover buttare parte del siero, i medici di base devono prevedere una lista di prenotazioni e una lista di riserva, assicurandosi di avere un numero sufficiente di persone da chiamare in caso qualche paziente rifiuti l’inoculazione o sia impossibilitato a recarsi in ambulatorio.

C’è poi il problema dei ritardi nelle forniture, che continuano a sommarsi anche senza decisioni dall’alto da parte delle istituzioni europee. Senza poter contare su un numero stabile di dosi del vaccino, gli specialisti lamentano l’impossibilità di programmare le somministrazioni in maniera più proficua.

Vaccino Covid dai medici di famiglia: dove si può fare in Italia

Paola Pedrini, segretaria regionale della Federazione italiana Medici di famiglia (Fimmg) ha spiegato che nelle varie regioni i camici bianchi si stanno muovendo ancora in maniera “poco efficace” proprio a causa delle variazioni nelle consegne. Nonostante questo la disponibilità della categoria è “veramente ampia”. Negli ambulatori di Medicina generale si vaccina di meno “perché mancano i vaccini”, ha sottolineato.

Le iniezioni del vaccino dai medici di famiglia non sono partite in tutta Italia allo stesso modo. Di seguito la lista delle regioni in cui la campagna è partita negli hub messi a disposizione per i camici bianchi o sono stati trovati degli accordi con la categoria.

  • La campagna vaccinale con i camici bianchi in Basilicata è partita con le vaccinazioni per gli over 80 con il siero Pfizer.
  • In Campania è in corso l’invio delle prenotazioni per il vaccino AstraZeneca che verrà somministrato negli ambulatori.
  • In Emilia Romagna le vaccinazioni ambulatoriali sono iniziate il 22 febbraio per gli insegnanti.
  • Nel Lazio sono iniziate il 1° marzo in base alla fascia di età, iniziando con i 25 mila somministrazioni nella prima settimana ai 65enni. Nella regione saranno coinvolti, quando si arriverà a pieno regime, anche i farmacisti, per un totale di 6 mila punti di somministrazione. Una rete “capillare ed efficiente”, come ha riferito l’assessore Alessio D’Amato.
  • In Liguria le vaccinazioni sono riprese dopo lo stop di AstraZeneca nelle 23 sedi messe a disposizione per i medici di base. Il servizio è partito il 15 marzo, e gli appuntamenti persi a causa della decisione dell’Ema saranno riprogrammati progressivamente. Dal 29 marzo inoltre la regione sarà la prima a coinvolgere anche i farmacisti per le inoculazioni per chi ha dai 70 ai 79 anni.
  • In Lombardia le vaccinazioni a opera degli operatori della mutua non sono ancora partite, ma Letizia Moratti, assessora al Welfare, ha proposto e fatto approvare tre delibere per coinvolgere le strutture sanitarie private, l’Avis e le cooperative dei medici di base nella campagna.
  • Il Piemonte ha stanziato 1,8 milioni di euro per i medici di famiglia, che devono dotarsi di infermieri per procedere alle vaccinazioni. In una prima fase sono state assegnate ai camici bianchi 150 mila dosi del siero AstraZeneca per circa 480 mila residenti tra i 70 e i 79 anni. L’obiettivo è quello di raggiungere le 20 mila somministrazioni generali in tutta la regione.
  • In Toscana i medici di base inoculano il siero Pfizer agli over 80, con gli assistiti chiamati direttamente dai medici curanti. Entro 20 giorni tutti gli anziani sopra gli 80 anni dovrebbero ricevere il vaccino, nonostante i tanti ritardi segnalati anche da Dario Nardella, primo cittadino di Firenze, che ha chiesto l’utilizzo di hub più grandi.
  • Nella provincia autonoma di Trento i medici di famiglia vaccinano gli insegnanti.
  • In Veneto verrano coinvolti, a partire dal 20 marzo, in totale 3.200 medici di famiglia, con ogni medico che dovrebbe immunizzare circa 400 assistiti nella fascia della popolazione tra i 70 e i 79 anni.
  • In Umbria i medici di famiglia vaccinano gli over 80 a domicilio.

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