Scoppia un nuovo caso AstraZeneca, intanto il Covid corre ancora: le Regioni con rischio più alto

Non accenna a mollare la presa l'emergenza Covid in Italia, tanto che il governo Draghi sta vagliando una mini proroga della zona rossa in Italia anche dopo Pasqua

Non accenna a mollare la presa l’emergenza Covid in Italia, tanto che il governo Draghi sta vagliando una mini proroga della zona rossa in Italia anche dopo Pasqua. I contagi restano ovunque alti, seppur con una differenziazione provinciale elevata: il che spingerebbe ad adottare soluzioni a livello appunto provinciale e non regionale, anche se per ora questo sistema non è in discussione.

Mentre si attende la nuova Cabina di regia tra il premier Mario Draghi e le forze di maggioranza chiamata a discutere delle nuove misure di contenimento dell’emergenza sanitaria, con i dati del nuovo monitoraggio Iss pronti a decretare i nuovi colori delle Regioni, fonti di Palazzo Chigi spiegano che il presidente del Consiglio vuole che le decisioni vengano assunte sulla base di un accurato monitoraggio dei dati. Quindi massima cautela.

Mini proroga zona rossa dopo Pasqua, ma le scuole riaprono?

Proprio il premier, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, ha anche espresso l’auspicio di una riapertura delle scuole dopo Pasqua, anche in zona rossa, almeno per i più piccoli. “Mentre la campagna di vaccinazione prosegue è bene cominciare a pensare e a pianificare le riaperture. Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi, ma se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la scuola in primis” ha detto Draghi.

Nel caso, si comincerebbe con le scuole dell’infanzia e primarie anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, cioè appunto subito dopo Pasqua.

Meccanismo di monitoraggio export Ue, Paesi divisi

Intanto in Europa i Paesi membri sono divisi sull‘inasprimento del meccanismo di monitoraggio dell’export dei vaccini anti-Covid proposto dalla Commissione Europea. Mentre l’Italia ha chiesto e ottenuto di bloccare l’esportazione di 250mila fiale di vaccino AstraZeneca verso l’Australia, e diversi Paesi sono favorevoli alle modifiche che puntano ad una maggiore reciprocità e proporzionalità, altri, tradizionalmente più favorevoli al libero commercio, come Olanda e Belgio, appaiono molto più cauti.

Il punto è che i divieti di esportazione dei vaccini potrebbero rivelarsi un pericoloso boomerang. Di fatto Bruxelles non ha ancora raggiunto l’autonomia strategica né nella produzione di vaccini anti-Covid né in altri ambiti, quindi fino ad allora il buon senso suggerirebbe prudenza.

La produzione di vaccini anti-Covid richiede componenti, materie prime e tecnologie tale che né Usa né Ue né Regno Unito possono produrre totalmente da soli. Se venissero danneggiate le supply chain, il rischio sarebbe enorme: cioè rimanere tutti senza vaccini. Per questo nelle prossime settimane procederà a ritmo serrato il dialogo tra Commissione Ue e Regno Unito Londra.

Caso vaccino AstraZeneca ad Anagni, cosa sappiamo

Guardando all’Italia, una nuova bufera travolge il vaccino AstraZeneca. Nei magazzini di Catalent ad Anagni, in provincia di Frosinone, sono state infatti trovate 29 milioni di dosi destinate al Belgio e al Regno Unito. Sabato, la Commissione Europea ha chiesto al presidente del Consiglio Mario Draghi di verificare alcuni lotti di vaccini presso lo stabilimento di produzione nel Lazio.

“AstraZeneca è molto lontana dal rispettare gli impegni previsti nel contratto” tuona Bruxelles, dato che dovrebbero consegnare 30 milioni di dosi nel primo trimestre e oggi “non sono affatto vicini a quella cifra”, ha detto il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa a Bruxelles, sottolineando che “sta alla compagnia” anglo-svedese “chiarire quali intenzioni ha” in merito alle dosi custodite ad Anagni.

Nuovi dati di efficacia per AstraZeneca

Due giorni fa negli Usa il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) affermava che AstraZeneca potrebbe aver “incluso informazioni obsolete” nei risultati della sperimentazione clinica del vaccino anti-Covid negli Stati Uniti, che potrebbero aver fornito “una visione incompleta dei dati di efficacia”.

La dichiarazione era stata diffusa dall’agenzia americana dopo che la società farmaceutica anglo-svedese aveva pubblicato lo studio relativo alla fase tre della sperimentazione negli Stati Uniti, che mostrava una efficacia del 79% nella prevenzione dei casi asintomatici e del 100% nella prevenzione della malattia grave e del ricovero ospedaliero. Ora nuovi dati certificano un’efficacia pari al 76% rispetto alla prevenzione della malattia sintomatica e del 100% della malattia grave o critica e dell’ospedalizzazione.

Tornando all’Italia, secondo diversi fonti la Catalent da luglio avrebbe assunto “a valanga” personale per lavorare all’infialamento dei vaccini, ma AstraZeneca si difende dichiarando che “non è corretto descrivere come una scorta” le dosi di vaccino di Anagni, provando così a “chiarire alcune dichiarazioni inesatte” circolate in riferimento alla news dei 29 milioni di dosi che si trovano nella struttura laziale.

Incidenza e rischio Covid in Italia

Certo è che 29 milioni di dosi in Italia avrebbero accelerato non poco la campagna vaccinale in Europa e in un Paese in cui, nell’ultima settimana di monitoraggio dei dati aggiornati al 17 marzo, assistiamo ad un ulteriore aumento dell’incidenza a livello nazionale. L’incidenza supera il livello di 250 casi settimanali per 100mila abitanti, contro i 225,6 della scorsa settimana, che impone il massimo livello di mitigazione possibile.

Si osserva anche un peggioramento nel numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o aree mediche sopra la soglia critica: 13 Regioni/Province contro le 11 la settimana precedente. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in forte aumento e sopra la soglia critica, pari a 36% contro 31% della scorsa settimana. Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in forte aumento da 2.756.

Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è arrivato alla soglia critica del 40%, con un forte aumento nel numero di persone ricoverate in queste aree: da 22.393 a 26.098.

Tra il 24 febbraio e il 9 marzo, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,16 (range 1,02– 1,26), sempre sopra 1 in tutto il range. E si continua ad osservare un livello generale di rischio alto. Ben 10 Regioni, stesso numero della settimana precedente, presentano un livello di rischio alto. Le altre 11 Regioni/Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato, di cui 7 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane.

I livelli di rischio delle Regioni

Regioni a rischio moderato

  • Provincia autonoma di Bolzano
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Valle d’Aosta

Regioni a rischio moderato ad alta probabilità di progressione

  • Abruzzo
  • Basilicata
  • Calabria
  • Liguria
  • Molise
  • Provincia autonoma di Trento
  • Umbria

Regioni a rischio alto

  • Emilia Romagna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lazio
  • Lombardia
  • Marche
  • Piemonte
  • Puglia
  • Toscana

Regioni a rischio alto con molteplici allerte di resilienza

  • Campania
  • Veneto.

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