I dubbi sul vaccino AstraZeneca: perché alcuni esperti vogliono lo stop

Il vaccino anglo-svedese ha scatenato una serie di dubbi tra gli scienziati australiani, che hanno invitato il governo a rivedere la sua strategia di immunizzazione contro il Covid

Anche se l’Oms ha già avvertito che l’immunità di gregge non arriverà nel 2021, dopo il vaccino Pfizer/BioNTech e Moderna, sembra mancare poco anche per AstraZeneca/Oxford, che dovrebbe ricevere il via libera il 29 gennaio dall’Ema.

Il vaccino anglo-svedese, però, ha scatenato una serie di dubbi dall’altra parte del mondo, dove un gruppo di scienziati australiani ha invitato il governo a rivedere la sua strategia di immunizzazione contro il Covid-19, preoccupato che il vaccino AstraZeneca non sia abbastanza efficace da generare l’immunità di gregge.

Per questo gli scienziati hanno chiesto una pausa sulla sua diffusione su larga scala, mentre il Paese ha registrato un nuovo focolaio di Coronavirus mercoledì, con un picco nel suo stato più popoloso del New South Wales. Nel Queensland, centinaia di ospiti di un hotel in quarantena sono stati costretti a ricominciare l’isolamento dopo che sono stati registrati casi nella struttura collegati al ceppo inglese, considerato altamente virale, anche tra i bambini.

Come ha fatto l’Australia a piegare la curva dei contagi

Tuttavia, l’Australia ha avuto più successo di molti altri Paesi nella gestione della pandemia, passando da un totale di infezioni di 25 milioni di persone a circa 28.600, con appena 909 morti.

Il suo successo è in gran parte attribuibile alla chiusura dei confini e al rispetto diffuso delle regole di allontanamento sociale, insieme a programmi molto rigidi di testing e tracciamento dei contatti. Proprio come la Cina con il suo “sistema delle 3 T”.

Diversi immunologi e il partito laburista dell’opposizione hanno affermato però che l’Australia dovrebbe cercare forniture aggiuntive dei vaccini Pfizer e Moderna, che gli studi dimostrano avere un’efficacia maggiore. Alcuni esperti di salute stanno anche chiedendo una “pausa” nel lancio del vaccino AstraZeneca il mese prossimo. Al momento la proposta è stata respinta da Canberra.

“Il governo deve essere flessibile nelle sue decisioni di lancio una volta che avremo una migliore comprensione dell’efficacia degli altri vaccini”, ha detto Adrian Esterman, presidente di Biostatistica ed Epidemiologia presso l’Università dell’Australia Meridionale.

“La domanda è davvero se sia in grado di fornire l’immunità di gregge. Stiamo giocando un lungo gioco qui. Non sappiamo quanto tempo ci vorrà”, ha detto il professor Stephen Turner, presidente della Australian and New Zealand Society for Immunology (ASI).

La strategia vaccinale australiana ha subito un duro colpo il mese scorso quando un candidato vaccino nazionale, sviluppato dall’Università del Queensland e dal CSL, è stato abbandonato dopo che diversi partecipanti alla sperimentazione hanno restituito falsi positivi per l’HIV.

Il piano B dell’Australia

L’ordine del governo australiano più grande è proprio con AstraZeneca. La casa farmaceutica anglo-svedese ha accettato di fornire 53,8 milioni di dosi del suo vaccino.

Ma l’Australia ha anche ordinato 10 milioni di dosi del vaccino Pfizer perché aveva un piano di emergenza e ha concordato accordi per 3,3 miliardi di dollari australiani (2,6 miliardi di dollari) con aziende farmaceutiche per vaccini alternativi.

Intanto, l’Ema, l’authority europea del farmaco, ha richiesto ulteriori informazioni su questioni legate a qualità, sicurezza ed efficacia del vaccino AstraZeneca.

I dubbi sul vaccino AstraZeneca

I dubbi degli scienziati australiani sono legati soprattutto alla sua efficacia, sulla quale potrebbero esistere ancora delle incertezze, e sul fatto che è diverso dai rivali Pfizer e Moderna perché non è base di mRNA, ma sfrutta un approccio diverso per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike.

In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019, l’unico basato su un vettore virale ad oggi disponibile.

La particolarità di questo vaccino è anche che ha dimostrato un’efficacia complessiva del 70,4% dopo due dosi, ma ben del 90% per chi ha invece assunto mezza dose alla prima somministrazione, e poi una seconda dose piena. Alla fine, l’efficacia è stata dichiarata al 95%, e al 100% nella prevenzione delle forme più gravi di Covid.

Il Ceo di AstraZeneca Pascal Soriot ha chiarito che i nuovi dati che verranno pubblicati mostreranno che il vaccino garantisce una protezione del 95% dei pazienti, al livello dei prodotti di Pfizer e Moderna, ed è “efficace al 100%” nella prevenzione delle forme più gravi delle patologie legate al Coronavirus che richiederebbero altrimenti l’ospedalizzazione del paziente. “Riteniamo di aver trovato la formula vincente per arrivare all’efficacia che, dopo 2 dosi, è al livello di tutti gli altri. Non posso dire di più perché pubblicheremo i dati”.

Rispetto al vaccino Pfizer, che necessita di una particolare catena del freddo per la conservazione e il trasporto, il vaccino AstraZeneca-Oxford può essere conservato, trasportato e manipolato in condizioni refrigerate normali (2-8 gradi centigradi) per almeno 6 mesi e somministrato all’interno di strutture sanitarie esistenti. Questi elementi influiranno anche sul prezzo di ogni singola dose.

I vaccini di Moderna e Pfizer, ora ampiamente somministrati in Gran Bretagna, Francia, Israele e Usa, hanno conseguito un’efficacia oltre il 90%. Probabilmente alta abbastanza per costringere il virus fuori circolazione nel contesto dell’Australia, ha detto il presidente dell’Australian and New Zealand Society for Immunology Stephen Turner.

Il vaccino AstraZeneca “non è uno che distribuirei ampiamente” perché ha un tasso di efficacia inferiore rispetto ad altre opzioni, dice Turner.

Il vaccino Novavax

L’ufficiale medico capo del Commonwealth, professor Kelly, ha spiegato che il governo stava cercando di ottenere da Pfizer più dosi, perché l’azienda ha annunciato un accordo per fornire 12 milioni di dosi in più alla Malesia e aumentare la produzione a 2 miliardi di dosi quest’anno, con 600 milioni destinati all’Unione europea e almeno 200 milioni negli Stati Uniti. Il governo è in trattativa anche con una dozzina di aziende per aumentare la fornitura di vaccini, ma non è stato in grado di ottenere più dosi da Pfizer o un primo carico da Moderna.

Alla domanda se il colosso farmaceutico Johnson&Johnson non fosse disposto a fornire alcun suo vaccino all’Australia, Kelly ha detto che “c’erano problemi su cui non siamo stati in grado di raggiungere un accordo”, ma non ha aggiunto altro.

L’Australia attualmente non utilizza i cosiddetti “programmi misti” sui vaccini, ma le autorità sanitarie affermano che ci sono prove che dimostrano che questa strategia può funzionare. Potrebbe anche decidere di iniettare solo il Novavax, ha detto il professor Kelly, visto che l’Australia ne ha acquistate 51 milioni di dosi. Ma, al momento, il Novavax è fermo agli studi clinici.

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