AstraZeneca, Aifa fissa nuovo limite d’età: il piano vaccini cambia ancora. Intanto la Svizzera dice no

Nonostante il vago, e ingiustificato, scetticismo riguardo al vaccino AstraZeneca, ecco che arriva un'ottima notizia per il siero prodotto dall'azienda anglo-svedese

Nonostante il vago, e ingiustificato, scetticismo riguardo al vaccino AstraZeneca, ecco che arriva un’ottima notizia per il siero prodotto dall’azienda anglo-svedese in collaborazione con l’Università di Oxford.

Vaccino AstraZeneca over 55 o over 65 anni?

La Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ha dato l’ok alla somministrazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca ai soggetti fino ai 65 anni di età in buone condizioni di salute. Alle persone più anziane o fragili andranno invece somministrati i vaccini di Pfizer e Moderna, che sono diversi perché a mRNA.

La circolare del ministero della Salute che recepisce le nuove indicazioni dovrebbe uscire venerdì 19. L’Aifa di fatto precisa ulteriormente la sicurezza del vaccino. Dopo aver, alcune settimane fa, espresso parere favorevole riguardo all’uso di AstraZeneca anche per gli over 55, con il nuovo via libera fissa l’età massima a 65 anni.

“Sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti di età più avanzata che non presentino specifici fattori di rischio” aveva evidenziato. Per ulteriore scrupolo, e in assenza di altri dati, l’Aifa ha deciso di alzare l’età ma di fermarla ai 65 anni.

Intanto, il 15 febbraio il colosso farmaceutico ha incassato l’ok dell’Oms per l’uso in emergenza negli individui di età pari o superiore a 18 anni, compresi gli over 65. La somministrazione avviene in due dosi in un intervallo di tempo da 4 a 12 settimane. Il gruppo di esperti dell’OMS ha raccomandato un intervallo di somministrazione da 8 a 12 settimane.

Questo regime si è dimostrato sicuro ed efficace negli studi clinici nella prevenzione del Covid sintomatico, senza casi gravi e senza ricoveri oltre 14 giorni dopo la seconda dose. L’Oms ha anche raccomandato l’uso del vaccino nei Paesi in cui sono prevalenti nuove varianti, inclusa la variante B1.351 sudafricana, nonostante lo stop del governo sudafricano all’uso del siero.

AstraZeneca prima industria aderente al COVAX: cos’è e come funziona

AstraZeneca si è impegnata a rendere disponibile il suo vaccino a quanti più Paesi possibile e senza profitto durante il periodo della pandemia. Nel giugno 2020, la società aveva annunciato un accordo di sub-licenza con il Serum Institute of India (SII) per produrre e fornire fino a un miliardo di dosi del vaccino ai Paesi a basso e medio reddito. La società è stata la prima azienda farmaceutica globale ad aderire al programma dell’Oms COVAX nel giugno 2020.

Ora, AstraZeneca e SII spiegano che lavoreranno con lo strumento COVAX per iniziare a fornire il vaccino in tutto il mondo: la maggior parte delle dosi andranno il più rapidamente possibile nei Paesi a reddito medio e basso. Questo meccanismo globale sta lavorando proprio per accelerare lo sviluppo, la produzione e l’accesso equo ai nuovi strumenti Covid in tutto il mondo per tutti i Paesi partecipanti, indipendentemente dal livello di reddito.

Nella prima metà del 2021, si spera che più di 300 milioni di dosi del vaccino saranno rese disponibili a 145 Paesi attraverso COVAX. Le dosi saranno assegnate in modo equo secondo il COVAX Allocation Framework.

Tutto sul vaccino AstraZeneca: efficacia, effetti collaterali e conservazione

Un vaccino particolarmente strategico quello di AstraZeneca, nonostante persino alcuni medici e infermieri, in varie parti del mondo, l’abbiamo rifiutato perché considerato meno sicuro. In realtà, la sua efficacia raggiunge l’82,4% e addirittura il 100% contro le forme più gravi e pericolose di Coronavirus (nei partecipanti che hanno avuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dalla seconda dose è stata dell’82,4%).

Come spiegano gli esperti, febbre, spossatezza e dolori muscolari sono reazioni normali e previste in caso di vaccinazione. In caso di sintomi molto simili a una blanda influenza che durano di solito un giorno o due e possono anche richiedere il riposo a casa, ma scompaiono in modo abbastanza veloce senza lasciare conseguenze, non c’è quindi nulla di cui preoccuparsi.

Inoltre, costa molto poco e presenta il notevole vantaggio di poter essere conservato per 6 mesi a temperature comprese tra 2° e 8 °C, se la confezione rimane integra. Dopo l’apertura del flaconcino può essere conservato in frigorifero (2°C – 8°C) per non più di 48 ore e a temperatura ambiente (inferiore a 30 °C) per un massimo di 6 ore.

Va inoltre specificato in modo chiaro che questo vaccino a vettore virale, che induce una buona protezione verso il Covid-19 nonostante percentuali di efficacia inferiore rispetto a Pfizer e Moderna, non può assolutamente provocare l’infezione da SARS-CoV-2 o la malattia Covid-10 perché non contiene virus attivi, ma solo una componente genetica che porta nell’organismo di chi si vaccina l’informazione per produrre anticorpi specifici.

I test sui bambini e un nuovo vaccino contro le varianti Covid

AstraZeneca sta anche per partire con i primi test sui bambini. Il siero verrà somministrato a 300 minori, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, per verificarne sicurezza ed efficacia anche in questa fascia d’età. La nuova sperimentazione partirà in Gran Bretagna entro fine febbraio.

Intanto l’azienda prevede di produrre entro fine febbraio oltre 100 milioni di dosi e di arrivare a produrne oltre 200 milioni al mese antro aprile. Il gruppo chiude i conti 2020 con un utile netto più che raddoppiato a 3,2 miliardi di dollari e vendite in crescita del 9% a 26,6 miliardi e di 7,41 miliardi solo nell’ultimo trimestre.

E ha già annunciato di aver avviato ricerche per un aggiornamento del vaccino, per renderlo più tarato ed efficace contro le nuove varianti del Coronavirus che preoccupano gli scienziati e che rischiano di farci ripiombare in un nuovo lockdown duro.

Il no della Svizzera

Al momento, a dire no ad AstraZeneca è la Svizzera, che ha deciso che non approvare il vaccino, affermando che non ci sono dati sufficienti per farlo. Con ovvie ripercussioni sul piano vaccinale del Paese elvetico.

L’autorità di regolamentazione svizzera Swissmedic ha detto che i dati presentati da AstraZeneca non erano sufficienti per autorizzare l’uso del vaccino Covid dell’azienda anglo-svedese, affermando che erano necessari “nuovi studi”.

La decisione non è comunque definitiva: il governo svizzero ha affermato che sono necessari più dati sulla sicurezza, efficacia e qualità del vaccino per effettuare una valutazione di approvazione più accurata. Per ottenere una valutazione conclusiva, l’azienda dovrà tra l’altro presentare ulteriori dati di efficacia da uno studio di Fase III in corso in Nord e Sud America, e questi dovranno essere analizzati.

A gennaio, i media svizzeri avevano riferito che mancavano solo poche settimane all’approvazione del vaccino. Ma poi è arrivato lo stop. Non appena ricevuti i risultati, potrebbe essere rilasciata un’autorizzazione temporanea.

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