Vaccini super efficaci, terza dose, ma più contagi e morti? Nessuna contraddizione, vi spieghiamo perché

La copertura totale dei vaccini frena anche le mutazioni della variante Delta. Ma nonostante i vaccini aumentano i casi e le vittime rispetto all'estate scorsa. Perché?

Dopo le ulteriori conferme dell’efficacia dei vaccini anche contro la variante Delta – gli ultimi dati pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano una copertura dell’88% – e l’evidenza clinica che dimostra che in terapia intensiva finiscono ormai quasi solo i non vaccinati, un’altra ottima notizia arriva dal fronte dell’immunizzazione.

Vaccini e varianti, importanti prove sulla capacità di prevenzione

La copertura totale dei vaccini frena le mutazioni della variante Delta: detto in altri termini, la copertura globale della popolazione con il vaccino anti-Covid è decisiva per impedire che il ceppo Delta, dominante in Italia e nella maggior parte del mondo, possa generare altre mutazioni che renderebbero il virus ancora più pericoloso.

A dirlo sono i dati raccolti da Ting-Yu Yeh e Gregory Contreras dell’Università del Maryland relativi a 16 Paesi, compresa l’Italia (disponibili online sulla piattaforma medRxiv).

“Il tasso di copertura della vaccinazione è inversamente correlato alla frequenza di mutazione della variante Delta del virus SarsCoV2 in 16 Paesi”, scrivono i ricercatori, e i dati “indicano con forza che la vaccinazione piena è cruciale per sopprimere le mutazioni emergenti”.

Tradotto anche: nei Paesi in cui si vaccina di più si riducono le possibilità che il virus arrivi a mutazioni più pericolose.

Sempre più fondamentale in questo senso è il sequenziamento del virus, che permette di capire l’emergere di nuove varianti, come la Lamba, che devono essere immediatamente bloccate. I vaccini sono l’arma essenziale contro la pandemia. Per questo è altrettanto essenziale che tutte le persone vaccinabili procedano speditamente con il completamento del proprio ciclo vaccinale.

Il Covid nel mondo: dove i numeri sono in crescita

Dopo gli ultimi due mesi di crescita costante, il numero di casi Covid segnalati nel mondo nella settimana dal 9 al 15 agosto è arrivato a oltre 4,4 milioni (+2% rispetto ai 7 giorni precedenti), dato che porta il totale dei contagi da inizio pandemia a oltre 206 milioni. Stabili le morti, oltre 66mila questa settimana, per un totale da inizio pandemia di quasi 4,4 milioni.

L’Europa cresce meno in termini di nuovi casi settimanali rispetto alla media mondiale (1%), con 1.134.516 contagi registrati negli ultimi 7 giorni (pari al 26% del totale, una delle quote più alte dopo le Americhe che pesano per il 34%); mentre sono in calo del 3% le morti, 10.495 questa settimana, dopo 6 settimane di crescita.

Il maggior numero di nuovi casi nella regione è stato segnalato dal Regno Unito (198.759, cioè 292,8 ogni 100mila abitanti, +7%), seguito da Turchia (163.965, -3%) e Russia (153.086 nuovi casi, -4%).

A sostenere il trend mondiale in salita dei contagi è soprattutto la regione del Pacifico occidentale e quella delle Americhe, che hanno registrato aumenti rispettivamente del 14% e dell’8% rispetto alla settimana precedente.

In Africa secondo i dati ufficiali invece si registra la più grande diminuzione percentuale di incidenza di nuovi contagi e decessi, rispettivamente -23% e -18%,ma i dati del fine settimana siano incompleti e quindi – tenuto anche conto di quelli che potrebbero i dati ufficiosi ma non raccolti nel continente – potrebbe trattarsi di una sopravvalutazione.

Più contagi e morti nell’estate 2021? Leggiamo bene i numeri

Più morti e contagi in questa estate 2021 rispetto alla precedente del 2020? Sì. Ma sappiamo anche molto bene perché ciò accade.

Le vittime sono triplicate, ma i nuovi contagi si sono moltiplicati per 14. Tutta colpa della variante Delta, che come abbiamo visto è in alcuni casi in grado di “bucare” il vaccino. Ma attenzione a leggere bene questi dati: senza il vaccino, sarebbe stata una strage, anche tra i meno anziani.

Perché la Delta colpisce comunque soprattutto chi non è vaccinato, con percentuali che non lasciano scampo all’immaginazione o peggio ancora al “novaxismo”. Per non parlare de rischio di ricovero o persino morte.

Ad oggi le persone vaccinate nel mondo sono oltre 74 milioni. Tra i ragazzi, il 45% si è già vaccinato almeno con la prima dose. Ma in Italia si registra una strana frenata tra la popolazione adulta: sono in questo momento solo i giovani a trainare le vaccinazioni nel nostro Paese (ci sono alcuni casi in cui invece è meglio rinviare il vaccino, qui la lista competa).

Terza dose vaccino: i dati di Israele

Un quadro che conferma ancora di più quanto sia assolutamente necessaria la vaccinazione. Per questo alcuni Paesi, Israele e Usa in testa, spingono per la terza dose a tutti.

La notizia fondamentale che arriva da Israele chiarisce molti dubbi. Una ricerca condotta dal Maccabi, la più grande cassa mutua del Paese, dimostra che la terza dose di vaccino è efficace all’86% sugli over 60, ad una settimana o oltre dall’inoculazione.

Lo studio è stato condotto su circa 150mila persone al 7° giorno dalla terza dose, con oltre 675mila individui distinti per età, genere, stato sociale e gruppo di popolazione con solo 2 dosi tra gennaio e febbraio 2021, 5 mesi prima. Nel primo gruppo sono diventati positivi al Covid in 37, mentre nel secondo addirittura in 1.064.

Terza dose vaccino: la decisione degli Usa

E proprio sulla terza dose gli Usa hanno deciso. “I dati disponibili chiariscono che la protezione contro il Sars-CoV-2 comincia a decrescere nel tempo dopo le prime dosi di vaccinazione. In associazione con la predominanza della variante Delta, cominciamo a vedere prove di una ridotta protezione di fronte alla malattia leggera e moderata”, si legge nel comunicato diffuso dalle principali autorità sanitarie, fra cui il direttore dei Centri di controllo e prevenzione delle malattie Rochelle Walensky e il direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie contagiose Anthony Fauci.

L’attesa conferma ufficiale è arrivata: la somministrazione della terza dose negli Stati Uniti di vaccino comincerà il 20 settembre. L’annuncio è arrivato dalle massime autorità sanitarie.

La terza dose verrà iniettata 8 mesi dopo la seconda con Pfizer o Moderna. Si parte con il personale sanitario e gli ospiti delle RSA che sono stati i primi a vaccinarsi, come in Italia.

Una nuova iniezione servirà anche per il monodose Johnson&Johnson, ma dato che questo vaccino è stato somministrato a partire da marzo, se ne parlerà a novembre.

Terza dose vaccino, quando e come in Italia?

Per quanto riguarda l’Italia, l’orientamento del governo Draghi sembra quello di attendere il mese di ottobre per capire quante persone saranno state vaccinate.

Se sarà stato raggiunto l’obiettivo dell’80% – traguardo che Figliuolo e gli altri definiscono piuttosto probabile – si inizierà con la somministrazione della terza dose ai soggetti più fragili, e intanto si proseguirà con le vaccinazioni a chi sarà ancora scoperto.

Un freno in questo senso arriva però dall’Oms, che ribadisce il suo no alla terza dose. “Al momento i dati non indicano il bisogno di una terza dose” ha detto in conferenza stampa la chief scientist dell’OMS Soumya Swaminathan. La priorità per l’Organizzazione Mondiale della Sanità resta al momento aumentare le coperture nei Paesi che ancora non hanno avuto accesso ai vaccini.

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