Vaccini, zone, lockdown e varianti Covid: la previsione nera di Crisanti sull’estate

Arriverà la tanto temuta terza ondata di Covid nel nostro Paese? Le restrizioni di Natale hanno evitato il peggio, per ora. Ma l'ultima parola non è ancora detta

Non sappiamo ancora se arriverà o meno la tanto temuta terza ondata di Covid nel nostro Paese. Sicuramente le misure di contenimento di Natale hanno evitato il peggio, per ora. Ma l’ultima parola non è ancora detta.

Molto dipenderà, ancora una volta, dai provvedimenti che il (nuovo?) Governo sceglierà di mettere in campo per combattere la pandemia, provando a salvaguardare, oltre alla salute dei cittadini, anche l’economia e il tessuto sociale duramente lacerati dall’emergenza.

Potremo iniziare forse a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel nei prossimi mesi? Non proprio. Ancora troppo presto per fare previsioni. E anche l’estate potrebbe non essere più il “liberi tutti” che abbiamo vissuto tutti quanti, senza mascherine e assembrati nei locali e nelle vie del mare lo scorso anno.

I dubbi di Crisanti sulla scuola

L’orizzonte continua a preoccupare. Lo scenario che Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino, ha delineato a inizio gennaio (qui potete leggere l’intervista integrale a QuiFinanza) era tutt’altro che rassicurante.

Fortissimi i suoi dubbi sulla riapertura delle scuole, che sono state riaperte “di nuovo al buio” attacca. Una situazione che definisce “inaccettabile”, perché dopo quattro mesi dall’implementazione delle misure di contenimento ancora non abbiamo dei dati per capire se hanno funzionato o meno.

Con i provvedimenti presi e le varie restrizioni “forse abbiamo raggiunto un certo equilibrio tra la capacità del virus di trasmettersi e quella delle nostre attività di contenerlo. Ora noi questo equilibrio lo perturbiamo, permettiamo nuove opportunità al virus per trasmettersi con scuole, assembramento sui trasporti, assembramenti fuori alle scuole”.

Tanto che era arrivato a lanciare una proposta: “Io prenderei un distretto scolastico in ogni zona, gialla, arancione o rossa, e aspetterei 20 giorni per vedere quello che succede”. Aprire le scuole in una provincia per vedere se queste misure funzionano, perché così abbiamo dei numeri. In queste aree fare test rapidi a tappeto per capire se il virus si trasmette. E poi studiare il caso.

Paura per le varianti Covid

Ora Crisanti è tornato sulla necessità di capire bene di fronte a cosa ci troviamo. Scenari neri possibili anche per i prossimi mesi secondo l’esperto.

Primo perché, seppur avviati, i vaccini ritarderanno e ci vorranno mesi prima che possa essere davvero raggiunta l’immunità di gregge nel nostro Paese. Secondo, c’è ancora da capire quanto proteggano le fiale e se siano in grado di fare da scudo anche rispetto alle varianti del Coronavirus che stanno prendendo piede in tutto il mondo.

Spaventa soprattutto quella brasiliana – i primi tre casi sono arrivati anche in Italia, in Abruzzo –, segnale del fatto che non siamo difesi dai nuovi ceppi. Da un punto di vista epidemiologico non si sa quanto effettivamente siano resistenti i vaccinati alla variante, è un’informazione ancora da acquisire, “ma sembra che gli anticorpi abbiano una capacità del 30%, diminuita cioè del 70%”.

Lockdown duro?

E posto che sembra da alcuni primi studi che quello brasiliano risponda meno al vaccino, “se si incominciano a vedere casi dispersi in tutta Italia e qualche cluster bisogna agire con prontezza”. Soprattutto se si conferma una minore protezione da parte del vaccino, “mi dispiace ma rimane solo un’opzione: bloccare tutto”. Tradotto significa lockdown duro, non con le zone rosse, ma come eravamo a marzo.

Già qualche settimana fa Crisanti aveva invocato “almeno 3-4 settimane” di lockdown per una vaccinazione realmente efficace. “In una situazione di trasmissione, vaccinare a rilento è un azzardo biologico”, ha ammonito il professore. Il punto è che più il virus si trasmette, più genera mutazioni. Si realizza la possibilità che alcune mutazioni siano resistenti al vaccino. “Idealmente, bisognerebbe fare un lockdown, abbassare la trasmissione e vaccinare più gente possibile”.

Già, idealmente. Perché nella pratica, a causa dei colpevolissimi rallentamenti delle multinazionali del farmaco – che secondo qualcuno starebbero giocando a tirare la corda e ottenere di più dall’Europa famelica di cure anti-Covid e, quindi, disposta a tutto – i vaccini non ci sono e non ci saranno per tutti per molto tempo.

Zona rossa, arancione e gialla almeno fino a ottobre

Per questo probabile che andremo avanti con la suddivisione delle Regioni a colore per un bel po’. Zona rossa, arancione e gialla almeno fino a settembre-ottobre, secondo Crisanti. “Andremo avanti con le zone fino a che non ci sarà l’impatto del vaccino, quindi verso settembre-ottobre”.

Da queste misure abbiamo imparato che le zone rosse funzionano, mentre le zone gialle funzionano meno bene, specialmente se quella zona gialla applica misure di sorveglianza e contenimento sbagliate, come ad esempio è stato per il Veneto, dice. Intanto, la frammentazione del Belpaese in zone ci lascerà in una situazione intermedia, con un numero di casi più o meno stabile e una media di 300 morti al giorno circa, “numeri un po’ più bassi che vedremo tra un paio di settimane”.

Andremo al mare e in spiaggia?

E i prossimi mesi? E l’estate? Andremo al mare? Crisanti esprime tutte le sue perplessità a riguardo. “Se sono chiusi cinema, bar e teatri non si capisce perché dovrebbero esser aperte le spiagge. Perché le spiagge sono all’aperto? Anche le discoteche erano all’aperto. Ma se faranno le zone anche questa estate, non si porrà il problema”.

Triste realtà. D’estate dovremo essere più cauti rispetto allo scorso anno. D’altronde Israele andò in lockdown per la seconda volta a fine agosto, e “lì c’è un clima simile all’Italia”.

Sanofi aiuta Pfizer

Intanto, arriva da Sanofi l’annuncio che il colosso farmaceutico francese aiuterà Pfizer con 100 milioni di dosi. Dall’inizio dell’epidemia, Sanofi è stata impegnata nella lotta contro il Covid lavorando allo sviluppo di diversi farmaci e di due vaccini. “Dal momento che siamo in ritardo di qualche mese sul nostro vaccino principale – ha spiegato il numero uno di Sanofi – ci siamo chiesti come renderci utili adesso, in quale altro modo partecipare allo sforzo collettivo per uscire da questa crisi il più rapidamente possibile”.

Hanno studiato le diverse opzioni possibili prima di rivolgersi a Pfizer/BioNTech, con cui hanno firmato un accordo il 26 gennaio. L’azienda utilizzerà il suo stabilimento di Francoforte, in Germania, per confezionare il prodotto che verrà fornito da Pfizer-BioNTech a partire da luglio.

I dubbi del vaccino AstraZeneca sugli over 65

Da AstraZeneca invece la notizia che il suo vaccino, atteso da milioni di europei, potrebbe ricevere l’autorizzazione dell’Ema ma limitata ad alcune fasce d’età, escludendo in particolare gli over 65 perché non li proteggerebbe, anche se la società smentisce categoricamente.

La decisione è attesa per venerdì 29 gennaio, ma sul tavolo degli esperti del comitato dell’Agenzia europea per i medicinali sono arrivati dall’azienda dati che hanno un campione molto ridotto di persone anziane.

AstraZeneca dal canto suo minimizza, definendolo come un iter “normale” relativamente a qualsiasi vaccino. Ma un dubbio enorme resta. Il caso era già scoppiato in Germania dove alcune fonti anonime citate dai media hanno messo in dubbio l’efficacia del siero sugli anziani e avanzato l’ipotesi di una bocciatura da parte dell’Ema. E prima ancora in Australia dove erano stati sollevati dubbi sulla sua efficacia.

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