Effetto vaccini, Covid in ritirata: tutti i dati Regione per Regione

Covid, continua la ritirata: segno che i vaccini stanno funzionando. Ecco tutti i dati del virus nelle e come si colora l'Italia lunedì 4 ottobre

Continua la ritirata, seppur lenta, della pandemia in Italia. Lungi dall’abbassare la guardia (continuano ad essere fondamentali l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igienizzazione frequente delle mani), finalmente riusciamo a tirare qualche sospiro di sollievo.

Covid in Italia, i numeri dell’effetto vaccini

Secondo gli ultimi dati di AGENAS del 28 settembre, la percentuale di occupazione dei posti letto in area non critica in Italia è al 6%. In terapia intensiva siamo al 5%. Con una incidenza per 100mila abitanti pari al 39,1%, la discesa dei nuovi casi positivi al Covid negli ultimi 7 giorni è ad oggi di ben il 19,2%.

Numeri molto buoni, che indicano chiaramente quanto la campagna vaccinale stia dando i suoi risultati. Inutile dire che a poco servono i confronti con un anno fa, quando d’estate il virus era quasi scomparso grazie al lockdown dei mesi precedenti. Oggi, senza i vaccini, saremmo in una situazione ben diversa, con contagi molto più elevati e soprattutto numeri difficili da gestire nei reparti ospedalieri e nelle terapie intensive.

Obiettivo primario dei vaccini, cui stanno assolvendo, è quello di evitare che il virus Covid si trasformi malattia seria o grave o potenzialmente mortale. Motivo per cui, ad oggi, è molto più utile guardare ai dati dei ricoveri che non ai contagi in sé, comunque molto limitati per lo stesso motivo.

Cambio colore in vista lunedì 4 ottobre?

Ma vediamo come stanno le Regioni secondo l’ultima rilevazione dati di AGENAS al 28 settembre. A quanto è possibile supporre, lunedì 4 ottobre non dovrebbero esserci cambi di colore inattesi, mentre come atteso la Sicilia dovrebbe finalmente tornare in zona bianca, come tutto il resto d’Italia.

L’isola avrebbe già avuto i numeri per cambiare fascia di colore già da due settimane, ma il ministro della Salute Roberto Speranza, cui spetta l’ultima parola, aveva deciso di attendere un consolidamento dei numeri prima del cambio.

I parametri per il passaggio da zona bianca a gialla

Ricordiamo che in zona bianca si resta quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per 3 settimane consecutive
  • qualora si verifichi un’incidenza superiore a 50 casi per 100mila abitanti, la Regione resta in zona bianca se si verifica una delle due condizioni successive:
    – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 15%; oppure
    – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 10%.

Scatta invece la zona gialla quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 50 ogni 100mila abitanti e contestualmente
  • il tasso di occupazione dei posti letto in area medica è superiore al 15% e il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è superiore al 10%
  • qualora si verifichi un’incidenza pari o superiore a 150 casi per 100mila abitanti, la Regione resta in zona gialla se si verificano una delle due condizioni successive:
    – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 30%; oppure
    – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 20%.

I dati dei contagi per Regione

Ma vediamo nel dettaglio le Regioni che destano qualche preoccupazione, ma che comunque non dovrebbero vedere nessun passaggio in zona gialla (il primo dato indica il tasso di occupazione nell’area ospedaliera non critica e il secondo quello delle terapie intensive):

  • Calabria: 17% (+1%) e 7% (stabile)
  • Sardegna: 9% (stabile) e 7% (stabile)
  • Sicilia: 14% (-1%) e 8% (stabile)
  • Toscana: 6% (stabile) e 8% (-1%)
  • Marche: 6% (stabile) e 9% (+1%)
  • Provincia autonoma di Bolzano: 5% (stabile) e 9% (stabile).

Ecco i valori di tutte le altre Regioni:

  • Abruzzo: 5% e 3% (stabili)
  • Basilicata: 11% (-2%) e 2% (-1%)
  • Campania: 7% e 3% (stabili)
  • Emilia Romagna: 5% e 5% (stabili)
  • Friuli Venezia Giulia: 3% e 4% (-1%)
  • Lazio: 6% e 6% (stabili)
  • Liguria: 3% e 4% (stabili)
  • Lombardia: 6% e 4% (stabili)
  • Molise: 1% (stabile) e 3% (-2%)
  • Provincia autonoma di Trento: 4% (stabile) e 3% (-1%)
  • Piemonte: 3% (-1%) e 4%
  • Puglia: 6% (stabile) e 3% (-1%)
  • Umbria: 6% e 2% (stabili)
  • Valle d’Aosta: 4% e 0% (stabili)
  • Veneto: 3% e 5% (stabili).

Riapertura delle discoteche, la linea Giorgetti

Intanto, visti i numeri, il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, dal palco dell’assemblea annuale di Confcommercio, torna alla carica a favore della riapertura delle discoteche, che sembrano essere finite un po’ nel dimenticatoio del dibattito pubblico.

Il Cts non si è espresso nel merito, ma ha pensato ad aumentare la capienza di stadi, cinema e teatri, dimenticando di fatto, ancora una volta, il settore produttivo dell’intrattenimento della sale da ballo e dello spettacolo. Un settore già in crisi, letteralmente spazzato via dalla pandemia.

Dopo una chiusura ininterrotta da 19 mesi, dovendo pagare affitti, utenze, tasse, con anticipazione di cassa integrazione in deroga e mutui, “un’azienda non ce la fa più a resistere” spiega Giorgetti. “Dichiara fallimento o cede al miglior offerente e in momenti di crisi come questa legata alla pandemia, a chi interessa un’azienda chiusa da 19 mesi se non alla malavita? Il governo si renda conto che c’è un rischio di questo tipo”.

Per questo agli altri ministri chiede di rivalutare la riapertura delle discoteche, “non per il significato economico, che è importante, ma per il significato simbolico” dice Giorgetti. “C’è un diritto al lavoro per qualche migliaia di lavoratori che il governo non è in grado di garantire e se non puoi garantirlo è sempre una sconfitta”.

Sicuramente il nodo discoteche sarà sul tavolo della nuova cabina di regia che si terrà il prossimo 1° ottobre. Nella riunione del Cdm ci sono state prese di posizione nette da parte del ministro Giorgetti ma anche dei sottosegretari alla Salute Sileri e Costa, di Salvini e di tanti altri.

Discoteche, l’attacco di Silb-Fipe

“Perché tenere ancora chiuse le discoteche quando tutto il Paese ha riaperto? C’è un pregiudizio ideologico contro questo settore e i giovani che frequentano le discoteche? Il governo si rende conto che così si favorisce l’abusivismo?”, si chiede il presidente di Silb-Fipe (il sindacato italiano dei locali da ballo) Maurizio Pasca all’Adnkronos.

“Io mi auguro che alla fine prevalga il buon senso nei confronti di Draghi e dei ministri interessati per darci una data certa per la ripartenza e per una riapertura entro il 31 ottobre alimenti si va a consegnare un intero settore del Paese in mano alla malavita organizzata”. Intanto loro continuano con la via del dialogo “per vedere, con grande responsabilità, di poter riaprire nell’immediato”, ma se non succederà “decideremo le iniziative che si vorranno portare avanti: nessuna manifestazione violenta, ma ci faremo sentire”.

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