Test sierologici, la mappa delle Regioni: chi può farli, dove e quanto costano

L'inizio della Fase 2 ha segnato anche il via libera per i test sierologici, che dovrebbero permettere di sapere, con probabili margini di errore però, se siamo entrati in contatto con il Covid

Il 4 maggio, l’inizio della Fase 2, ha segnato anche il via libera per i test sierologici, che dovrebbero permettere di sapere, con probabili margini di errore però, se siamo entrati in contatto o meno con il Coronavirus.

Perché, se ci è già successo, e lo abbiamo preso, dovremmo aver sviluppato gli anticorpi. Il che, tuttavia, non significherebbe renderci completamente immuni, poiché potremmo comunque – dicono gli studi – riprenderlo.

Insomma, mentre si fanno avanti 5 sperimentazioni di possibili vaccini, a tal proposito regna un discreto caos. Ciò che però sappiamo è che i test dovrebbero servire a capire quanto ha circolato in Italia il Coronavirus, e non a fare diagnosi né ad assegnare speciali “patenti di immunità”.

I tipi di test

I test disponibili in circolazione sono sostanzialmente tre, molto diversi tra loro:

  • i tamponi, che cercano di scovare la presenza del virus attraverso una ricerca rinofaringea. È l’esame che ancora oggi viene ritenuto più affidabile, perché intercetta il virus nel naso o nella gola. Il problema, però, è che è meno rapido e più costoso
  • i kit veloci, che analizzano la risposta immunitaria del nostro organismo per scoprire se è entrato in contatto con il Covid. In 10 minuti dà l’esito sull’eventuale contagio. L’organismo, per difendersi dal Covid-19, produce gli anticorpi IgM (i primi a comparire) e gli IgG. Il test rapido legge la presenza o meno di questi anticorpi per chiarire se è in atto l’infezione. Sono detti anche “pungidito” perché prendono una goccia di sangue dalla mano.
    Come ha chiarito però l’infettivologo e primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, il test non è molto affidabile. Mentre gli anticorpi IgG sono rilevati bene, gli IgM non vengono letti nei pazienti ospedalizzati, quindi o scompaiono presto nel sangue una volta che la malattia è già in stadio avanzato, oppure il test non è così sensibile da leggerle.
    Per questo, i test rapidi possano servire per accelerare l’individuazione delle persone infettate che sono a casa, con sintomi più o meno evidenti. Ma se fossero positivi al test degli anticorpi sarebbe bene comunque sottoporli al tampone per poi decidere come trattarli.
  • I test sierologici, che ricercano anche loro, come i test rapidi, le immunoglobuline G (IgG) e le M (IgM) che si formano in tempi diversi, ma comunque a partire da circa 5-6 giorni dal contagio. Sono molto più attendibili rispetto ai kit rapidi, perché il prelievo del sangue viene effettuato in laboratorio.
    Se si trova un numero elevato di IgM significa che il Covid si è appena insediato nel nostro organismo, e può essere ancora presente. Le IgG invece testimoniano un contatto più lontano nel tempo.

Quanto costano

I test sierologici costano mediamente, a seconda delle tipologie, tra i 4 e i 7 euro alle Regioni e tra i 25 e i 50 ai privati cittadini.

Dove fare i test e chi può farli

Le Regioni hanno acquistato 2 milioni di test, l’indagine è partita su 150 mila italiani. Ma chi, dove e come si possono fare Alcune Regioni si sono portate avanti, altre hanno appena iniziato a muoversi:

  • Lombardia: acquisto di 500mila test dalla Diasorin di Saluggia (Vercelli), che ha sviluppato il suo test in collaborazione con l’ospedale San Matteo di Pavia. Possibile anche farli privatamente, ma non è ancora disponibile l’elenco delle strutture.
  • Piemonte: vengono effettuati sul personale sanitario, lo possono richiedere i datori di lavoro per i dipendenti delle proprie aziende e lo possono fare anche i cittadini privatamente, ma ancora non si sa dove e come.
  • Toscana: 500mila test dalla Diesse di Siena. Non è possibile farli privatamente.
  • Emilia-Romagna: 300mila, ma non ha ancora deciso da chi acquistarli. Non è possibile farli privatamente.
  • Campania: 350mila test. È possibile farli privatamente.
  • Lazio: test su operatori sanitari, Rsa, forze dell’ordine e farmacisti, e anche privati cittadini.
  • Veneto e Puglia: non utilizzeranno i test sierologici.

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