Terza ondata Covid e variante inglese, Ricciardi prevede record di morti a febbraio

"Serve un lockdown subito". Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute per l'emergenza Coronavirus, lo dice da ottobre

“Serve un lockdown subito“. Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute per l’emergenza Coronavirus, lo dice da ottobre. Se avessimo fatto lockdown mirati, come ad esempio in Australia e Nuova Zelanda, ora la situazione della nostra curva epidemiologica sarebbe ben diversa. “Ora lì festeggeranno il Natale con baci e abbracci”.

Ricciardi invoca misure ancora più restrittive per gli italiani, con effetto immediato, soprattutto per contrastare la potenza virale della cosiddetta variante inglese del Covid, più contagiosa e per questo considerata più pericolosa. In queste condizioni “sarà difficile riaprire le scuole il 7 gennaio” avverte.

Nuovo ceppo Covid: cosa sappiamo

Non si tratta di una forma più aggressiva o letale, però è molto più contagiosa: circola con una velocità più alta anche del 70-80%. Non a caso nel Regno Unito c’è stato un improvviso aumento dei casi e oggi si è arrivati a quasi 36mila contagi, un record. Ricciardi spiega che la maggiore possibilità di infezione è dovuta alla capacità di questa variante del virus di penetrare nel nostro corpo attraverso la mucosa.

L’aumento esponenziale del numero di casi di Coronavirus in Italia nella seconda ondata, ora leggermente rientrato seppur con scenari di rischio elevato sempre presenti almeno in tre Regioni, e un numero di morti che fa schizzare l’Italia al primo posto in Europa e al terzo nel mondo, potrebbe essere legato al nuovo ceppo inglese.

Non lo sappiamo ancora, ma è molto probabile che da Londra e dal sud dell’Inghilterra questa variante si sia già diffusa in Europa e non solo in Europa. Secondo Ricciardi potrebbe essere entrata nel nostro Paese “già a novembre”.

Gli inglesi hanno fatto una cosa “molto importante”: hanno finanziato un consorzio dei migliori centri di sequenziamento genomico virale e hanno sequenziato centinaia di casi. Poi si sono resi conto che questa variante era un po’ più contagiosa rispetto all’altra, ma il problema è che hanno lanciato l’allarme e avvertito il resto del mondo “un po’ troppo tardi”. Si dice arrabbiato Ricciardi per questo. “Gli inglesi sapevano già da settembre che era in circolazione”, ma hanno taciuto.

Nuova variante inglese e vaccino

La buona notizia è che, al momento, pare che il vaccino blocchi anche questa variante e sia efficace allo stesso modo. Le mutazioni nei virus avvengono sempre, di continuo, spiega Ricciardi, però di fatto raramente alterano completamente la “serratura” su cui agisce la “chiave” vaccino.

“In questo momento, dai dati che ci hanno dato i colleghi inglesi, questa ‘serratura’ non è alterata. Quindi questa chiave vaccinale è ancora in grado di aprire e di proteggerci. Naturalmente dobbiamo continuare a monitorare, ma il monito e l’incoraggiamento è accelerare la vaccinazione, per proteggere più persone e nel modo più rapido possibile”.

Il consigliere del ministro Speranza a domanda risponde che si vaccinerà a gennaio se tutto andrà bene: “Io non vedo pazienti quindi è più giusto che si vaccinino prima coloro che sono in prima fila per proteggere se stessi e i pazienti. Io posso aspettare un po’”.

Lockdown continui e più lunghi

E le nuove misure adottate dal Governo per il Natale degli italiani? Sono “adeguate nei principi”, ma non bastano, “perché la cosa importante è limitare la mobilità”, ma adesso, con la variante britannica, “il problema è la tempistica: se si pensa di attenuare questa curva epidemica con dei giorni è un’illusione, se invece si pensa di attrezzarsi per resistere settimane si ha una possibilità di vincita”.

Servono misure di controllo della mobilità più continue e più lunghe. Sarebbero state più efficaci misure più restrittive, come hanno fatto Germania e Austria: quest’ultima resterà in lockdown fino al 16 gennaio e poi consentirà di uscire da casa solo dopo un tampone.

Il problema in Italia è che il sistema dei semafori fa sì che le decisioni vengono ancorate ai dati oggettivi epidemiologici e poi rapportate agli specifici territori. Quello che non funziona è la “fretta” con cui si passa da un colore all’altro. “E spesso il giallo viene interpretato come verde”.

La stragrande maggioranza degli italiani rispetta le regole ed è favorevole a limitare i propri spostamenti, a fare attenzione. Però c’è una minoranza, intorno al 10-20% della popolazione, che non accetta modifiche al proprio comportamento: una minoranza non marginale che consente la circolazione del virus. Per questo è importantissimo il sistema dei controlli.

Limitazioni alla mobilità e tracciamento dei contagi

Cosa fare, dunque? Nella prima fase abbiamo fatto un lockdown rigoroso per due mesi e solo dopo quella chiusura abbiamo visto che la catena del contagio si è interrotta”, prosegue. Ciò che il sistema sanitario centrale, e locale, non sono stati in grado di fare: tracciare i contagi, in modo da ricostruire la catena di contagio, dopo aver limitato ulteriormente gli spostamenti.

“Se ragioniamo per analogia, abbiamo impiegato 2 mesi per far scendere un numero di casi inferiori rispetto a quelli attuali. Abbiamo bisogno di un periodo almeno analogo. Sarà una battaglia lunga”.

Non possiamo immaginare di debellare il virus in fretta, ci dobbiamo convivere, ma a livelli di circolazione bassi, 100-200 casi al giorno, limitando gli spostamenti e facendo funzionare bene il contact tracing. “Se perdiamo il controllo, stiamo sempre a inseguirlo”. Nelle prossime settimane avremo un lieve aumento di casi “per tutto quello che abbiamo visto nelle strade”, nelle giornate dello shopping sfrenato.

Ci siamo ritrovati, quasi improvvisamente e senza protezioni, in una fase in cui i contagi sono schizzati alle stelle. Come in altri Paesi, la curva è salita moltissimo. “Quando si hanno decine di migliaia di casi al giorno, per farli poi ritornare a un livello in cui è possibile tracciare bisogna aspettare tanto”.

Ora, per far scendere la curva epidemica ci vorrà ancora molto tempo. Per questo è assolutamente indispensabile coordinarci per non perdere il controllo della situazione, come di fatto è invece successo a febbraio-marzo quando pensavamo che il Covid “non arrivasse mai attraverso i voli e invece è arrivato attraverso altre strade”.

La previsione di Ricciardi

Ricciardi, come sempre, non ha peli sulla lingua, e finora le sue previsioni sono sempre state corrette, come quando ha detto che “dicembre e gennaio saranno stati terribili”.

“Se limitiamo la mobilità, stiamo a casa e riprendiamo il tracciamento, questa curva la conteniamo”. Se invece non lo facciamo, lo scenario che ci attende è più che mai nero: “Se continua di questo passo, avremo 40mila morti a febbraio”.

Dipende da noi, insomma. Mano a mano che le dosi di vaccino arriveranno, la situazione migliorerà. Prima si vaccinerà il personale sanitario, poi i pazienti delle Rsa, i pazienti ultraottantenni, i pazienti anziani al di sotto degli 80 anni, poi tutta la popolazione. Ricciardi prevede che la pandemia finirà “ad anno inoltrato”.

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