I primi segnali della terza ondata Covid: 10 Regioni oltre la soglia critica negli ospedali

Secondo la Fondazione GIMBE si intravedono già i primi segnali della terza ondata di Coronavirus in Italia

Eccola la terza ondata: qualche segnale inizia a intravedersi. A sostenerlo la Fondazione GIMBE di Bologna, che da inizio pandemia segue lo sviluppo dell’epidemia in Italia in maniera indipendente, analizzando numeri e producendo grafici che spiegano bene l’andamento della curva epidemiologica.

E, ad oggi, lo scenario non è per nulla rassicurante. Non si tratta di fare terrorismo come alcuni sostengono, ma di leggere i dati, incrociarli, capirli e trarre conclusioni. Secondo GIMBE la terza ondata Covid in Italia è in arrivo. I numeri del contagio sono sempre troppo alti e l’impatto dei vaccini ancora lontanissimo e spaventano le nuove varianti del Coronavirus, come quella inglese e quella sudafricana.

In questa fase è molto complesso valutare l’evoluzione della curva per il sovrapporsi degli effetti di restrizioni e allentamenti introdotti nelle varie Regioni con tempistiche differenti. Ma tenendo conto che l’impatto delle misure si riflette sulla curva epidemiologica dopo circa 3 settimane è chiaro che gli effetti delle misure introdotte con il Dpcm 3 novembre 2020 si sono definitivamente esauriti.

Le curve cominciano a riflettere i progressivi allentamenti che hanno portato ad un’Italia tutta gialla, eccetto Campania, per sua stessa scelta, e Abruzzo.

Cosa dice l’ultimo monitoraggio GIMBE: i dati

Il monitoraggio indipendente condotto da GIMBE rileva adesso, nella settimana dal 29 dicembre 2020 al 5 gennaio 2021, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi del 27% (114.132 vs 90.117), e del rapporto positivi/casi testati (30,4% vs 26,2%), dopo 6 settimane consecutive di calo, peraltro a fronte di una massiccia riduzione dei tamponi.

Sono piuttosto stabili i casi attualmente positivi, mentre sul fronte ospedaliero si rilevano solo lievi oscillazioni dei ricoveri con sintomi (23.395 vs 23.662) e delle terapie intensive (2.569 vs 2.549). Tornano invece a crescere ancora i morti per Covid (3.300 vs 3.187).

In particolare, rispetto alla settimana precedente, si registrano queste variazioni:

  • casi attualmente positivi: +433 (+0,1%)
  • nuovi casi: 114.132 (+26,7%)
  • ricoverati con sintomi: -267 (-1,1%)
  • terapia intensiva: +20 (+0,8%)
  • morti: 3.300 (+3,6%).

Il punto è che, dicono i numeri, le aree mediche e le terapie intensive sono sopra la soglia di saturazione in metà delle Regioni.

Già a ottobre scorso il presidente di GIMBE Nino Cartabellotta ci aveva spiegato che la “non strategia” del Governo ci avrebbe portato dritti al lockdown (qui l’intervista integrale di QuiFinanza). Ed è esattamente quanto accaduto.

La necessità di continuare ad emanare Dpcm nel giro di poche settimane ha confermato che il contenimento della seconda ondata è stato affidato ai numeri del giorno per “tarare” progressivamente le misure restrittive, che sono rimaste, secondo Cartabellotta, in ogni caso troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa.

Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus oggi imporrebbe la necessità di misure di contenimento in grado di anticiparne le mosse.

A cavallo del nuovo anno – spiega Cartabellotta – i dati documentano l’inversione della curva dei nuovi casi, in calo da 6 settimane consecutive, e l’incremento percentuale dei casi totali (5,5% vs 4,6%). Numeri sottostimati dalla decisa frenata dell’attività di testing nelle ultime due settimane accompagnata dal netto aumento del rapporto positivi/casi testati che schizza al 30,4%.

Infatti, dal 23 dicembre al 5 gennaio, rispetto ai 14 giorni precedenti, il numero dei tamponi totali si è ridotto del 20,9% (-464.284); quello dei casi testati del 22,5% (-208.361), con una media giornaliera simile a quella di fine agosto (figura 2).

Quali Regioni sono già oltre la soglia critica negli ospedali

In quasi tutte le Regioni, sul versante ospedaliero, le curve di ricoveri e terapie intensive mostrano i primi cenni di risalita. L’occupazione da parte di pazienti Covid continua a superare la soglia del 40% in area medica e quella del 30% delle terapie intensiva in 10 Regioni:

  • Emilia-Romagna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lazio
  • Liguria
  • Lombardia (solo terapie intensive)
  • Marche (solo area medica)
  • Piemonte (solo area medica)
  • Provincia autonoma di Bolzano
  • Provincia autonoma di Trento
  • Puglia
  • Umbria (solo terapie intensive)
  • Veneto.

L’eventuale impatto delle misure introdotte dal Decreto Natale sarà visibile solo dopo metà gennaio.

Perché la terza ondata era per molti inevitabile

Il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi parla da mesi di terza ondata: per evitarla sarebbe servite misure di controllo della mobilità “più continue e più lunghe”. Sarebbero state più efficaci misure più restrittive, “come hanno fatto Germania e Austria” ad esempio. Il problema in Italia è che il sistema dei semafori fa sì che le decisioni vengono ancorate ai dati oggettivi epidemiologici e poi rapportate agli specifici territori. “Quello che non funziona è la fretta con cui si passa da un colore all’altro. E spesso il giallo viene interpretato come verde”.

Dello stesso parere anche Massimo Galli, che ha continuato a lanciare avvertimenti poco ascoltati. Anche Andrea Crisanti, che QuiFinanza ha intervistato pochi giorni fa, ha rimarcato che la terza ondata sarebbe arrivata comunque, anche con i vaccini. Tutto dipende dal tipo di misure che vengono messe in campo dal Governo e dall’impatto delle scuole. “In questo momento non ci sono abbastanza persone vaccinate per impedire la terza ondata” dice Crisanti.

“Non avendo investito su misure di prevenzione e sorveglianza attiva per bloccare la trasmissione sul campo è chiaro che siamo in una situazione in cui chiaramente non abbiamo la possibilità di fare affidamento su di essere, l’unica speranza resta il comportamento delle persone e che le scuole non contribuiscano ad innescare nuovamente la trasmissione”.

Dello stesso parere anche Valeria Cagno, virologa ricercatrice, che ci ha spiegato in questa intervista come sia “inevitabile” che i casi risalgano, perché “sono state sì prese delle misure, ma in un periodo di festa e di vacanze si vedono più persone e ci sono più contatti, e il virus si trasmette da persona a persona con i contatti. Con la riapertura delle scuole il 7 gennaio e delle superiori l’11, dei negozi e il fatto che veniamo da un periodo in cui ci sono stati più contatti sociali, è inevitabile che il numero dei casi risalga”.

Il sistema delle Regioni a colori non funziona

Le analisi di GIMBE documentano che, a circa 5 settimane dal picco, il sistema delle Regioni “a colori” ha prodotto effetti moderati e in parte sovrastimati, spiega Cartabellotta: i casi attualmente positivi per la netta riduzione di casi testati nel mese di dicembre, i ricoveri e le terapie intensive per gli oltre 20 mila decessi nelle 5 settimane di osservazione.

La Fondazione GIMBE sta elaborando una proposta per la gestione 2021 della pandemia, integrata con le certezze e incertezze del piano vaccinale. “A quasi un anno dallo scoppio dell’epidemia nel nostro Paese – conclude Cartabellotta – non è più accettabile la (non) strategia basata sull’affannoso inseguimento del virus con l’estenuante alternanza di restrizioni e allentamenti che, di fatto, mantiene i servizi sanitari in costante sovraccarico, danneggia l’economia del nostro Paese, produce danni alla salute delle persone e aumenta inesorabilmente il numero dei morti”. Il sistema delle Regioni a colori va rivisto, “perché i risultati sono modesti a fronte di costi economici e sociali elevati”.

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