Terza dose vaccino, a chi va subito in Italia. In Israele efficacia altissima

Al via da lunedì 20 settembre la terza dose di vaccino in Italia. Ma non tocca subito a tutti. Ecco chi parte. Da Israele ottimi risultati sull'efficacia

Al via da lunedì 20 settembre la terza dose di vaccino in Italia. Ma non tocca subito a tutti. I primi a ricevere la terza dose di vaccino anti-Covid appartengono a un’ampia platea, stimata in 3 milioni di persone: si tratta di pazienti fragili e fragilissimi che necessitano del terzo richiamo “addizionale” necessario a completare il ciclo vaccinale.

In Italia si considera prioritaria la somministrazione della dose addizionale nei soggetti trapiantati e immunocompromessi. Le attuali evidenze sui vaccini anti Covid in soggetti sottoposti a trapianto di organo solido o con marcata compromissione della risposta immunitaria per cause legate alla patologia di base o a trattamenti farmacologici e che abbiano già completato il ciclo vaccinale primario mostrano infatti un significativo beneficio, in termini di risposta immunitaria, a seguito della somministrazione di una dose aggiuntiva di vaccino.

Terza dose vaccino Covid in Italia, le 10 categorie prioritarie

10 le categorie di persone che riceveranno prioritariamente la dose addizionale, da somministrare dopo almeno 28 giorni dalla seconda dose:

  • trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
  • trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
  • attesa di trapianto d’organo;
  • terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR-T);
  • patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
  • immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich, immunodeficienza comune variabile etc.);
  • immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);
  • dialisi e insufficienza renale cronica grave;
  • pregressa splenectomia (rimozione della milza);
  • AIDS con conta dei linfociti T CD4+< 200cellule/μl o sulla base di giudizio clinico.

A tutti questi soggetti, per la dose addizionale, indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario, sarà possibile utilizzare come dose addizionale uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia, e cioè Pfizer nei soggetti di età ≥ 12 anni e Moderna nei soggetti di età ≥ 18 anni.

Terza dose vaccino Covid in Italia, come si fa

Come dovranno fare i pazienti fragili e fragilissimi per sottoporsi alla terza dose di vaccino? Molti di loro verranno contattati direttamente dagli ospedali e dalle Asl presso cui sono già in cura: sono già infatti partite nei giorni scorsi le prime telefonate in tutta Italia a trapiantati e i dializzati. Le vaccinazioni avverranno in ospedale, nelle sedi ambulatoriali o nei centri specialistici.

Le persone che appartengono alle categorie target, qualora non venissero contattate, dovranno richiedere la terza dose contattando i call center. In alcune Regioni, come in Friuli, sono direttamente le persone rientranti in questa fascia a dover prenotare il vaccino ad esempio.

Per tutte le informazioni relative alla terza dose cosiddetta “booster”, cioè quella di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata a tutto il resto della popolazione non prioritaria al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria, vi rimandiamo qui.

Terza dose vaccino Covid, da Israele i nuovi dati sull’efficacia

Ma cosa dicono i dati sulla terza dose? Da Israele, primo Paese al mondo a spingere sulla terza dose Pfizer, tanto da averla somministrata già a milioni di persone, arrivano numeri molto positivi.

Se da un lato gli studi evidenziano una ridotta capacità di protezione della seconda dose del vaccino Pfizer dopo alcuni mesi (qui trovate tutto il dettaglio), un altro studio molto atteso pubblicato il 15 settembre indica che gli israeliani più anziani che hanno ricevuto una terza dose di vaccino hanno molte meno probabilità di risultare positivi al SARS-CoV-2 o di sviluppare il Covid grave rispetto a quelli che hanno ricevuto solo due vaccini.

Questo ultimo studio ha preso in considerazione 1,1 milioni di israeliani di età superiore ai 60 anni che avevano ricevuto le prime due dosi almeno 5 mesi prima.

12 o più giorni dopo aver ricevuto un terzo vaccino, i partecipanti avevano circa 19,5 volte meno probabilità di avere il Covid grave rispetto alle persone della stessa fascia di età che avevano ricevuto solo due dosi e che erano stati monitorati durante un periodo di tempo simile.

Israele, che ha iniziato presto a vaccinare la sua popolazione e ha cominciato a offrire la terza dose del vaccino Pfizer-BioNTech dal 30 luglio, alle persone di età pari o superiore a 60 anni, dimostra che la terza dose non solo è associata a una significativa riduzione dei casi gravi di Covid, ma anche a una riduzione di ben 11,3 volte delle infezioni da SARS-CoV-2.

Risultati importantissimi, che arrivano mentre molti Paesi sembrano intenzionati a somministrare la terza dose. Il 17 settembre un comitato consultivo della Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha discusso la domanda di Pfizer per la fornitura di booster negli Stati Uniti.

Terza dose vaccino Covid, quali dubbi

Restano tuttavia alcuni dubbi tra gli scienziati. Alcuni, ad esempio, sostengono che dal punto di vista della salute pubblica sia molto più efficace vaccinare più persone possibili che non aumentare l’efficacia del vaccino di alcuni punti percentuali in coloro che hanno già ricevuto il vaccino.

Inoltre, una revisione pubblicata il 13 settembre da un team che include due scienziati di alto livello della FDA cita una prestampa dello studio e osserva che l’effetto protettivo a breve termine documentato in Israele “non implicherebbe necessariamente un utile beneficio a lungo termine”.

Senza contare, dicono alcuni, che ancora non si possono conoscere gli eventuali effetti collaterali della terza dose sul lungo periodo. Anche se rispetto a questo punto, tutti i dati internazionali sulle reazioni avverse indicano con chiarezza che eventuali effetti gravi si sviluppano al massimo entro le 6 settimane dalla somministrazione del vaccino.

Resta comunque che i risultati provenienti da Israele mostrano che nel gruppo vaccinato con la terza dose da almeno 12 giorni il tasso di infezione è inferiore di 11,3 volte, il tasso di malattia grave di 19,5. Gli studiosi spiegano che la terza dose, in presenza della variante Delta, riporta l’efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95%, un valore simile all’efficacia del vaccino originale riportata contro la variante Alfa.

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