Caos tamponi: l’Iss dà ragione al Piemonte. C’è un’anomalia nel bollettino Covid nazionale?

L’Istituto Superiore di Sanità dà ragione alla Regione Piemonte sul caso dei tamponi rapidi conteggiati per i casi Covid. E allora però chi ha sbagliato?

L’Istituto Superiore di Sanità dà ragione alla Regione Piemonte. Sembra dunque risolto l’enigma dei giorni scorsi, che aveva fatto scoppiare nei palazzi torinesi una vera bufera che rischiava di travolgere il governatore Cirio, l’assessore Icardi e gli altri esponenti coinvolti nella gestione della pandemia in Piemonte.

Domenica 29 novembre il Piemonte aveva lasciato la zona rossa per l’arancione e dal 13 dicembre è diventato zona gialla. Il consueto bollettino regionale di venerdì 18 dicembre, però, indicava 1.595.851 tamponi Covid effettuati processati con test molecolare, mentre il giorno prima erano ben 1.819.188. 220mila tamponi in meno, in un giorno solo, che hanno attirato l’attenzione di esperti e ricercatori.

Caos tamponi in Piemonte

Come QuiFinanza ha approfondito qui, tutto è partito da Marco Riva, manager e ricercatore universitario, che dal suo profilo social ha lanciato l’allarme: “I dati Covid comunicati dalla Regione Piemonte almeno nell’ultimo mese sono totalmente falsati”. Poi è intervento nel dibattito anche il fisico Alessandro Ferretti, che è persino arriva a ipotizzare “un maneggio per favorire il rientro in zona arancione”.

Il consigliere regionale in quota Pd Daniele Valle, che guida la commissione d’indagine sulla gestione della pandemia in Piemonte, ha preparato un’interrogazione urgente per fare luce su questa “strana” gestione dei numeri.

Cos’è successo, dunque, in Piemonte? La risposta è arrivata direttamente dal Ministero della Salute: “Il dato delle persone testate e dei tamponi processati con test molecolare è stato ricalcolato sulla base delle indicazioni ministeriali”. E cioè, il Ministero ha chiesto alla Regione Piemonte di togliere dal conteggio i test rapidi, indicando solo i classici tamponi molecolari. Ma perché? Perché Cirio e i suoi, nel computo dei test effettuati, hanno inserito anche i test antigenici, i cosiddetti rapidi, che invece, come da indicazione del Ministero della Salute, vanno esclusi.

Ora, però, viene fuori che la Regione Piemonte aveva ragione. Secondo l’Iss, la giunta Cirio avrebbe comunicato correttamente al Ministero della Sanità e alla Protezione civile il numero dei tamponi effettuati: il report sugli scenari di rischio deve conteggiare anche i test rapidi, in quanto non notificarli sottostimerebbe la diffusione del virus.

Chi ha sbagliato allora?

Bene, allora però si pongono due nuovi problemi: il primo è che le istituzioni esprimono posizioni diverse, perché l’Iss dice una cosa e il Ministero l’esatto contrario. Non solo.

Se il Piemonte ha fatto bene a conteggiare anche i test rapidi, allora la situazione incredibilmente si ribalta: hanno sbagliato tutte le altre Regioni italiane, che invece non li hanno considerati nel loro bollettino quotidiano, e quindi cambia la situazione epidemiologica? Oppure, è semplicemente il Ministero guidato da Roberto Speranza ad aver sbagliato a riconteggiare tutto? Attendiamo certamente risposte da parte del Governo in merito.

Riguardo al Piemonte, quindi, non ci sarebbe nessuna anomalia nella trasmissione dei dati, spiegano da piazza Castello, né tanto meno sulla definizione degli scenari che nelle scorse settimane hanno sancito il passaggio del Piemonte prima in zona arancione e poi in zona gialla.

Un’anomalia nel bollettino nazionale della Protezione civile?

L’Iss, in una nota trasmessa alla Regione Piemonte, scrive che il decreto del 30 aprile, che richiama il Dpcm del 26 aprile, “non prevede una specifica circa la tipologia di tampone”, includendo quindi per la valutazione sia i test molecolari che quelli antigenici. Non notificare i casi positivi risultati da tamponi rapidi, confermano ancora dall’Iss avrebbe “verosimilmente portato nel periodo di novembre ad una sottostima della valutazione del rischio”.

Vengono così a cadere le accuse di aver fornito i risultati sia dei tamponi molecolari che di quelli rapidi per far diminuire la percentuale giornaliera delle persone positive. “L’anomalia è nel bollettino nazionale, che non include gli antigenici: è necessario allinearlo alle disposizioni europee” attacca l’assessore alla Sanità Icardi.

L’assessore alla Ricerca Covid Matteo Marnati ricorda che “il Piemonte in questi mesi ha fatto uno sforzo enorme per potenziare la propria capacità di fare tamponi”. È passato 2 laboratori di fine febbraio ai 32 di oggi, e nei prossimi giorni verrà attivato un nuovo bando da 10 milioni di euro per continuare a sviluppare il sistema di ricerca sul Covid.

Ad oggi sono più di 70 gli hotspot, 21 dei quali dedicati ai test rapidi, e siamo stati tra i primi a definire un piano strutturato per l’uso dei tamponi antigenici, “con cui ad esempio monitoriamo ogni 15 giorni le oltre 700 Rsa del territorio” conclude Marnati.

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