Stato d’emergenza, le tre soluzioni possibili per il Governo

Se l’Esecutivo guidato da Mario Draghi sceglierà di prorogarne l’adozione anche nel 2022, potrà farlo attraverso tre modalità differenti di intervento

Sono settimane di dibattito fervente all’interno della maggioranza che sostiene il governo Draghi, con i partiti impegnati ad affrontare le scadenze che la fine dell’anno impone all’agenda politica.

Non solo il capitolo dedicato alla legge di Bilancio, il cui testo è stato approvato in Consiglio dei ministri e che ora attende di approdare alle Camere per l’esame del Parlamento (qui tutti i numeri sulla Manovra 2022).

A scaldare gli animi della discussione c’è anche la scelta sulla proroga dello stato d’emergenza, una condizione con cui ci siamo abituati a convivere a causa dell’unicità di una situazione senza precedenti che la pandemia ci ha imposto di fronteggiare.

Al momento non vi sono certezze sulla misura entrata in vigore dal 31 gennaio del 2020, prolungata a suon di rinvii sia da Giuseppe Conte che da Mario Draghi e che vedrà la propria scadenza il prossimo 31 dicembre 2021.

Stato d’emergenza: le leggi che lo regolano

Stando alle ultime dichiarazioni rilasciate dal ministro della Salute Roberto Speranza, l’esecutivo potrebbe decidere di rinnovare “senza timore” la misura nel caso dovesse sussistere ancora la necessità stringente di farlo (qui le sue frasi sulla terza dose del vaccino).

A regolare lo stato d’emergenza, che viene deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del presidente del Consiglio, è il comma 3 dell’articolo numero 24 del Codice di Protezione Civile. Al suo interno viene affermato come “la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”.

Nel caso dello stato di emergenza per Covid le proroghe possibili sono però finite già a luglio del 2021 e questo perché il primo provvedimento fu deliberato per 6 mesi e non per un anno.

In sostanza, lo stato d’emergenza è scaduto il 31 luglio del 2020, poi è stato prolungato di un anno: una prima volta fino al 31 gennaio del 2021 e una seconda volta fino al 31 luglio del 2021. E infatti per portarlo fino al 31 dicembre prossimo il Governo è dovuto intervenire con una cosiddetta norma primaria, ossia il decreto legge numero 105 del 23 luglio scorso (poi convertito con la legge numero 126 del 16 settembre).

Le diverse opzioni sul tavolo d Mario Draghi

Ad oggi quindi, se la scelta ricadesse sull’allungamento ulteriore anche per l’anno 2022, tornerebbe necessario ricorrere ad una nuova norma primaria. Questa eventualità porta con sé tre possibili strade di realizzazione.

La prima prevede l’approvazione di un decreto formulato ad hoc da parte del Governo, uno strumento in cui andrebbe indicata la durata provvisoria del nuovo stato d’emergenza, così da poter usufruire di ulteriori eventuali proroghe in futuro.

La seconda possibilità sarebbe quella di elaborare un emendamento ad un provvedimento che risulti già in discussione in Parlamento: questa soluzione incontrerebbe però delle inevitabili difficoltà di convergenza da parte dei partiti che sostengono la maggioranza, che dovrebbero così trovare la quadra per una modifica ad uno dei testi già licenziati (tutti con grande fatica) in Consiglio dei ministri.

L’ultimo scenario è quello ritenuto da tutti come il più plausibile, ossia l’inserimento di una norma specifica all’interno del decreto Milleproroghe, che come sempre viene portato alle Camere per risolvere le disposizioni urgenti di fine anno.

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