Speranza sotto attacco, arriva il nuovo cambio colori: le Regioni in zona gialla, arancione e rossa

Come ogni venerdì si attende la nuova mappa a colori dell'Italia dopo il monitoraggio Iss. Ecco le Regioni che potrebbero cambiare colore, mentre continua l'assedio a Speranza

Speranza è salvo: il Senato ha respinto la mozione di sfiducia contro di lui. Ma ormai è scoppiato il caso sul ruolo del ministero della Salute e del governo Conte sulla gestione della crisi Covid, con l’assenza del piano pandemico e numerosi passi falsi.

No a sfiducia a Speranza, ma restano grandi criticità

Non ultimo, la clamorosa marcia indietro sulle cure domiciliari Covid, per cui il nuovo Protocollo stilato dai tecnici del ministero ancora prescrive “vigile attesa e paracetamolo” al posto di un intervento immediato con altri farmaci, nonostante l’evidenza clinica dimostri che contro la malattia da Covid sia essenziale intervenire subito, sin dai primissimi sintomi (vi rimandiamo all’approfondimento di QuiFinanza su quali terapie seguire a casa secondo numerosi esperti, quali il prof. Remuzzi, il Comitato Cure Domiciliari Covid e l’associazione Ippocrete.org).

“Comprendo le ragioni della battaglia politica, ma la politica non è un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini. Sconfiggere il virus è la priorità, la premessa di ogni ripartenza economica e sociale. In un grande Paese non si fa politica su una epidemia”. Questo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nel suo intervento in Senato, durante la discussione della mozione di sfiducia nei suoi confronti.

Il ministro ha puntato il dito contro il tentativo “di sfruttare l’angoscia di tanti italiani per miopi interessi di parte” e ha invitato a “non dividere il Paese sulla pandemia”. “Avrei potuto spesso scaricare sulle Regioni. Non l’ho fatto e non lo farò mai” rimarca.

Ma le critiche sul piano antipandemico fermo al 2006 sono pesantissime. Sul ritiro del report dell’Ufficio Oms Europa di Venezia, il ministro ha ribadito che si è trattato di una scelta tutta interna all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Speranza ha sottolineato che “solo nella prima ondata l’Italia ha avuto un tasso di letalità più elevato, dovuto alla durezza dell’impatto nel nord del Paese e alla demografia italiana. Nella seconda si è mantenuta al 2,2%, nella media degli altri Paesi. La Germania, ad esempio, è al 2,3%”.

Ora il piano pandemico c’è (“Chi ne denunciava la mancanza si riferiva a un lungo periodo in cui si sono alternati 7 governi, sostenuti da tutti i gruppi politici oggi in Aula. Anche da gruppi che ora chiedono la mia sfiducia”), ma la situazione resta complicatissima.

La pandemia ha fatto emergere “debolezze e limiti del nostro Servizio sanitario nazionale, dopo decenni di scelte sbagliate e miopi”. Una sanità su cui si è investito, con 81.236 nuove assunzioni, con l’attivazione di 1.339 Usca, più di quelle previste, e con l’aumento del 106% dei posti letto di terapia intensiva, sottolinea.

Ma una strategia che fa acqua da tutte le parti, con la medicina territoriale completamente latitante: medici di base che non seguono i pazienti Covid a casa, aumentando infinitamente il rischio di complicazioni e ospedalizzazioni.

La mappa dell’Italia al 30 aprile

Per quanto i numeri dell’epidemia siano in miglioramento sostanzialmente in tutto lo Stivale, con buona parte del Paese in zona gialla, resta ancora alto il livello di guardia.

Dopo il decreto aperture del 22 aprile (qui trovate il calendario completo e definitivo), che ha dato l’ok alla graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia, saranno cruciali le prossime settimane per capire quali effetti avrà il ritorno a una semi normalità.

Ad oggi l’Italia è divisa così:

  • zona gialla: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto e alle province autonome di Bolzano e di Trento;
  • zona arancione: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta;
  • zona rossa: Sardegna.

Le Regioni e le Province autonome possono comunque continuare ad adottare ulteriori disposizioni restrittive, di carattere locale.

Il nuovo monitoraggio Iss

Oggi, venerdì 30 aprile, si attendono come sempre i nuovi dati del monitoraggio settimanale dell’Iss che decreterà i nuovi colori delle Regioni a partire da lunedì 3 maggio.

Già certo che l’Rt nazionale, per quanto sia considerato sempre di più un dato fuorviante perché molto in ritardo, è in lievissimo aumento: si fissa infatti a 0,85, mentre la scorsa settimana era 0,81. L’incidenza scende invece a 146 casi su 100mila abitanti, la scorsa settimana era 157 su 100mila abitanti.

Si osserva un miglioramento generale del rischio, con nessuna Regione a rischio alto. 11 Regioni e Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato: Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Bolzano, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. 10 hanno una classificazione di rischio basso: Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Molise, Trento, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta” si legge nella bozza del report.

Le Regioni che cambiano colore lunedì 3 maggio

Sembra altrettanto certo che nessuna delle Regioni in zona gialla rischia di peggiorare la propria situazione.

Migliora il Piemonte, con indice Rt che sale a 0,78 ma resta ancora relativamente basso: qui si registra un’ulteriore riduzione dei casi segnalati. In particolare, la percentuale di positività dei tamponi scende dal 9% a 8% e si riduce il numero dei focolai attivi. Il tasso di occupazione dei posti letto scende ulteriormente tornando, dopo sette settimane, nel valore di soglia del 40%, mentre resta ancora sopra soglia quello dei posti letto in terapia intensiva, che però si riduce ulteriormente passando dal 45% al 38%.

Il Lazio segna Rt a 0,85, in crescita rispetto allo 0,78 della scorsa settimana, e un’incidenza di 139 per 100mila abitanti, stabile rispetto ai 140 casi/100mila di una settimana fa. Liguria tra 0,85 e 0,86, con le terapie intensive sotto il 30% e i ricoveri sotto il 40%.

Salvo ancora il Veneto, con Rt però a più di 0,86 e 129 positivi su 100mila abitanti. “Siamo in zona gialla, ma attenzione a pochi gradini dal passare in arancione. Ricordo che i parametri ora si sono abbassati: a 1 si va in arancione e in automatico”ha detto il governatore Luca Zaia.

Potrebbe migliorare anche la Puglia, abbandonando l’arancione per il giallo. A sperare in una promozione è anche la Sardegna, prima e unica Regione a sperimentare la zona bianca, con evidenti conseguenze, che l’hanno portata in meno di tre settimane in zona rossa. Ora, però, l’isola potrebbe finire in arancione.

A restare arancioni sono invece Basilicata, Calabria e Sicilia. Rischia invece la Valle d’Aosta, che rischia ancora una volta di tornare rossa. La Regione supera di poche unità il limite di 250 casi ogni 100mila abitanti negli ultimi 7 giorni.

Vi rimandiamo qui per tutte le nuove regole e restrizioni in zona gialla, arancione e rossa.

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