Covid, “bambini ricoverati anche con ventilazione polmonare”: come stanno davvero le cose

Massimiliano Spiccia, coordinatore del reparto di rianimazione del Regina Margherita di Torino, lancia l'allarme: i più piccoli presenterebbero gli stessi sintomi degli adulti

L’emergenza coronavirus ha coinvolto, nella primissima fase, soprattutto persone dai 65 anni in su. Piano piano però l’età dei positivi si è abbassata, fino ad arrivare intorno alla soglia dei 40 anni durante l’estate. Inizialmente si pensava addirittura che i bambini fossero immuni, ma così non è.

Anzi, ultimamente sarebbero aumentati i ricoveri in terapia intensiva anche per quel che riguarda i neonati. A denunciare l’aumento dei casi è stato Massimiliano Spiccia, coordinatore del reparto di rianimazione dell’ospedale Regina Margherita di Torino, in un’intervista rilasciata a Radio Capital.

Covid e neonati, aumentano i ricoveri in terapia intensiva: cosa rischiano

Spiccia ha sottolineato come nell’ospedale pediatrico torinese si stiano registrando ricoveri per problemi respiratori “anche bambini di pochi mesi“. La situazione sarebbe “molto più drammatica di quella di marzo. Siamo in difficoltà”. Il coordinatore del reparto di rianimazione del Regina Margherita ha aggiunto che diversi casi sono gestiti con ventilazione assistita.

In primavera, ha sottolineato Spiccia, si pensava che i più piccoli fossero immuni mentre adesso vengono ricoverati anche i neonati. Inoltre, presenterebbero gli stessi sintomi da Covid che si riscontrano tra gli adulti. “I piccoli pazienti – ha spiegato – vengono aiutati con una ventilazione assistita e anche con una depurazione del sangue“.

Il chiarimento dell’ospedale Regina Margherita

Dopo le parole di Spiccia, che inevitabilmente hanno sollevato moltissima preoccupazione, l’Ospedale Regina Margherita di Torino ha voluto precisare in una nota che “l’andamento dei ricoveri nel corso del tempo ha ricalcato quello dell’infezione da SARS-CoV-2 nella popolazione generale ed anche pediatrica, quindi più intenso nei mesi primaverili e minore nei mesi estivi”.

Nel mese di settembre e di ottobre si è verificato un aumento dei ricoveri anche nella popolazione pediatrica, coincidente con l’aumento progressivo dei casi di infezione da SARS-CoV-2 nella popolazione piemontese e italiana. Le caratteristiche dei bambini ricoverati durante le ultime settimane presso l’ospedale “confermano quanto osservato nei primi mesi della pandemia, ovvero che i bambini presentano nel complesso quadri clinici meno gravi rispetto a quelli dell’adulto”.

Attualmente sono ricoverati presso l’ospedale, uno dei più importanti ospedali pediatrici europei, in totale 5 bambini con tampone positivo per SARS-CoV-2, insieme al familiare che presta assistenza.

Molti ricoveri in neonati e lattanti, prosegue la nota dell’ospedale, sono stati dettati “dalla necessità di attuare terapie reidratanti endovenose in presenza di sintomatologia febbrile o gastroenteritica, come accade frequentemente per altre patologie infettive virali”.

Molti bambini nelle ultime settimane, ancor più che a marzo-aprile, hanno richiesto il ricovero per patologie diverse dal COVID-19, come traumi, malattie ematologiche, etc., ma contestualmente sono risultati positivi al tampone per SARS-Co-V-2 effettuato di routine al momento del ricovero.

Inoltre, l’ospedale Infantile Regina Margherita è diventato centro Covid di riferimento per tutta la Regione Piemonte comportando un aumento dei bambini trasferiti da altri ospedali del territorio. “Nelle settimane passate due bambini con comorbidità e quadri clinici più gravi hanno richiesto la somministrazione di ossigeno e il ricovero in terapia intensiva pediatrica e si sono successivamente negativizzati”.

Covid nei bambini, cosa dice il Ministero della Salute

Quanto affermato da Massimiliano Spiccia, però, sembrerebbe stridere con le linee guida fornite dal Ministero della Salute. Sul sito governativo, infatti, è scritto che “bambini e giovani sotto i 20 anni, oltre ad essere molto spesso asintomatici, si stima che abbiano una suscettibilità all’infezione pari a circa la metà rispetto a chi ha più di 20 anni”.

In merito alle complicanze, il Ministero spiega che “i sintomi di Covid-19 nei più piccoli sono spesso assenti o lievi, tuttavia l’infezione in alcuni casi può comportare lo sviluppo di complicanze o forme cliniche peculiari. Ecco perché va comunque posta molta attenzione quando i bambini manifestano i sintomi dell’infezione, soprattutto se con meno di un anno di età e in presenza di condizioni patologiche preesistenti”.

Intanto, il Piemonte si sta confermando giorno dopo giorno la terza Regione con più nuovi casi in 24 ore: l’ultima rilevazione, quella di venerdì 23 ottobre, è coincisa con la cifra più alta mai registrata, 2.032. I pazienti attualmente in terapia intensiva sono 84.

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