I sintomi Covid nei bambini per età (e no, la tosse non è così presente)

La stragrande maggioranza dei bambini sviluppa il Covid in modo non grave o senza sintomi. Ma ora si è scoperto che i sintomi cambiano in base all'età

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Mentre si affaccia all’orizzonte quella che potrebbe essere una – al momento lievissima – quinta ondata Covid (ne abbiamo parlato approfonditamente qui), presto anche da noi potrebbe arrivare il vaccino per i bambini. È arrivato il via libera del comitato consultivo della Food and Drug Administration americana che ha detto un sì netto (solo una astensione) alla raccomandazione del vaccino Pfizer nei bambini nella fascia d’età 5-11 anni. Negli Usa sono circa 28 milioni i bambini interessanti, e la somministrazione potrebbe partire già entro metà novembre.

A settembre Pfizer ha presentato i dati relativi al suo vaccino nei più piccoli: il colosso farmaceutico ha annunciato che l’efficacia è di oltre il 90% nel prevenire la malattia Covid sintomatica. La dose per i bambini sarà pari a un terzo di quella raccomandata per gli over 12, mentre si procede spediti con le terze dosi (qui come prenotare nelle varie Regioni).

Anche i bambini, infatti, compresi quelli molto piccoli, possono sviluppare la malattia da Coronavirus. La buona notizia è che fortunatamente molti di loro non presentano sintomi e quelli che si ammalano tendono a manifestare sintomi più lievi. Solo alcuni hanno avuto gravi complicazioni da Covid.

Quando il Covid è pericoloso per i bambini e bisogna andare in ospedale

Ciò che è stato osservato, tuttavia, è che nei piccoli può verificarsi una complicazione potenzialmente grave e pericolosa chiamata sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C), che può portare a problemi potenzialmente letali, andando a compromettere le funzionalità del cuore, dei polmoni, dei reni e del cervello. Sebbene ci siano stati alcuni decessi, la maggior parte dei bambini che hanno sviluppato la sindrome infiammatoria multisistemica si sono però ripresi.

La rivista Lancet Child & Adolescent Health ha pubblicato uno studio che ha esaminato gli effetti sulla salute a lungo termine della MIS-C su 46 bambini ospedalizzati con MIS-C tra aprile e settembre 2020. Tutti i bambini avevano un’infiammazione sistemica. La maggior parte aveva anche problemi legati alla funzione gastrointestinale, cardiaca e renale e alla formazione di coaguli.

Ma 6 mesi dopo le dimissioni all’ospedale, la maggior parte di questi problemi si era risolta, senza danni permanenti agli organi. Circa un terzo dei bambini ha continuato ad avere debolezza muscolare, affaticamento e difficoltà di salute mentale. Lo studio non è stato però in grado di determinare se questi effetti fossero dovuti in particolare alla MIS-C, all’ospedalizzazione o ad altri fattori.

I sintomi della sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C)

Come capire quando il bambino sta manifestando i segni di una MIS-C e quindi quando va immediatamente portato in ospedale? Ecco i sintomi:

  • febbre che dura più di un paio di giorni
  • eruzione cutanea
  • “occhi iniettati di sangue” (arrossamento della parte bianca dell’occhio)
  • mal di stomaco
  • vomito e/o diarrea
  • un grosso linfonodo ingrossato nel collo
  • dolore al collo
  • labbra rosse e screpolate
  • una lingua più rossa del solito e che sembra una fragola
  • mani e/o piedi gonfi
  • irritabilità e/o sonnolenza o debolezza insolite.

Rischio influenza: come distinguere i sintomi

Ma ciò a cui dobbiamo prestare attenzione sono i sintomi più comuni, quelli che potrebbero essere scambiati per influenza.

In questa stagione solo in Italia sono attesi “dai 4 ai 6 milioni di casi di influenza vera, più le forme simil influenzali dei tanti virus meno invasivi, con in più il Covid” ha detto a SkyTG24 Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale di Milano, sottolineando che “l’influenza è un problema sottovalutato, ma anche lei fa male.

Nelle annate normali ha fatto subire dai 6 mila ai 10mila morti. Con la variante Delta, aggiunge, “il problema di questo inverno saranno le diagnosi fra Covid e influenza. Per questo anche un adulto sano si dovrebbe vaccinare”.

Cosa dice l’osservazione dei pediatri italiani sui bambini

Ciò che può aiutare i genitori a capire se il proprio figlio ha contratto il Covid è che è stato scoperto, attraverso l’osservazione dei pediatri italiani, che i sintomi del Coronavirus nei bambini variano in base all’età. I risultati dello studio osservazionale sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Quaderni Acp e presentati in occasione del 33° Congresso Nazionale dell’Associazione culturale pediatri (Acp).

I pediatri confermano che, in generale, il decorso della malattia da Covid in età pediatrica si conferma significativamente meno grave rispetto alle età più avanzate, con un basso numero di ricoveri e una mortalità bassissima.

Alla ricerca hanno partecipato 34 pediatri di famiglia che hanno seguito 1.947 bambini, con una distribuzione regionale concentrata in alcune aree:

  • Veneto (10 pediatri, 10.283 bambini)
  • Lombardia (8 pediatri, 7.390)
  • Piemonte (6 pediatri, 5.967)
  • Sicilia (4 pediatri, 3.675)
  • Campania (2 pediatri, 1.827 bambini)
  • Friuli Venezia Giulia (1 pediatra, 1.108 bambini)
  • Puglia (1 pediatra, 1.050 bambini)
  • Emilia-Romagna (1 pediatra, 990 bambini)
  • Lazio (1 pediatra, 889 bambini).

L’incidenza dei casi di malattia è stata di 3,8 casi ogni 1.000 bambini in 1 mese, con differenze significative tra le Regioni. L’Emilia Romagna e Veneto sono quelle più colpite, verosimilmente per via della diversa gestione della malattia nelle varie Regioni, con conseguente diversa possibilità di confermare la diagnosi nei casi sospetti, ha spiegato Giacomo Toffol, pediatra Acp e coordinatore dello studio.

I sintomi Covid sotto i 3 anni

Il primo dato significativo evidenziato dalla ricerca è che la tosse e la febbre non sono così presenti come si pensava. Al contrario di quanto si diceva nei primi mesi di pandemia, è il raffreddore il sintomo più comune sotto i 3 anni (ce l’hanno avuto quasi il 20% dei bambini seguiti). Seguono tosse (poco più del 15%) e febbre.

I sintomi Covid sopra i 3 anni

Sopra i 3 anni, e dunque in età scolare, il sintomo di esordio più diffuso è il mal di testa (che ha riguardato più del 16% dei piccoli pazienti), seguito quasi a pari merito dal raffreddore e poi dalla febbre (poco più del 14%). La tosse si è manifestata solo in poco più del 12% dei bambini.

Le malattie croniche non sembrano influenzare la possibilità di avere una diagnosi positiva mentre l’andamento dei contagi nei bambini varia molto in base alla Regione e a contagiare sono più frequentemente i famigliari.

Tutti i sintomi osservati nei bambini

Ecco i sintomi osservati dai pediatri:

  • febbre maggiore di 38° (38,4% dei casi)
  • congestione nasale (37,2%)
  • cefalea (25,7%)
  • tosse (23,6%)
  • astenia, cioè debolezza generale (19%)
  • mal di gola (12,2%)
  • mialgia (9,8%)
  • diarrea (8,7%)
  • dolore addominale (6,4%)
  • dolori articolari (5,2%)
  • perdita del gusto (4,6%)
  • vomito (3%)
  • tachipnea, cioè aumento incontrollato delle respirazioni, e/o dispnea, difficoltà respiratorie (3%)
  • congiuntivite (2,7%)
  • rash cutaneo (2,7%)
  • perdita dell’olfatto (2,4%)
  • dolore agli occhi (2,4%)
  • dolore toracico (1,5%)
  • acrocianosi, cioè anomala colorazione bluastra persistente e indolore di entrambe le mani (1%)
  • cheilite, cioè infiammazione delle labbra (0,7%)
  • eritema pernio-like, cioè lesioni dei piedi (0,2%)
  • lesioni ulcerative delle estremità (0,2%).

Solo 7 bambini, pari all’ 1,5% degli arruolati, ha necessitato di ricovero ospedaliero. Va detto comunque che, mentre l’andamento dei casi di Covid pediatrico che hanno necessitato di ricovero ospedaliero è stata ampiamente descritta da numerosi studi italiani e internazionali, minori sono le informazioni relative al molto più grande numero di casi pediatrici meno gravi, che non necessitano di ospedalizzazione.

Ancora poco si sa invece riguardo alla contagiosità del virus tra i bambini e alla loro capacità di trasmettere il virus agli adulti.

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