Scuole chiuse nel primo Dpcm Draghi? Quando e dove: le ipotesi sul tavolo

Mentre si limano gli ultimi dettagli del nuovo Dpcm atteso per martedì 2 marzo, il Governo si spacca sulla scuola

Mentre si limano, sopratutto rispetto ai vaccini, gli ultimi dettagli del nuovo Dpcm atteso per oggi martedì 2 marzo, che proroga dal 6 marzo al 6 aprile molte delle precedenti misure, ma con una maggiore stretta, il Governo si spacca sulla scuola.

Cosa succederà agli studenti italiani? Dovranno tornare, ancora una volta in Dad? Ci saranno modulazioni a seconda dell’età e dei colori delle Regioni? Quasi sicuramente sì. Tra le richieste dei Governatori, Lombardia in testa, c’è la chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Tutti a casa, insomma?

Scuole in zona rossa

Draghi sembra aver abbracciato fino a qui la linea del rigore. Mentre è ormai praticamente certo, dopo le sollecitazioni del Cts, che tutte le scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, resteranno chiuse in zona rossa, locale o regionale, esattamente come un anno fa, lo scontro in seno alla maggioranza si consuma sull’ipotesi di bloccare le lezioni in presenza anche in altri casi.

Scuole in zona arancione

Riguardo alle zone arancioni “classiche”, se dovessero chiudere le scuole si innescherebbe, come già accaduto, un vero cortocircuito, con gli studenti in didattica a distanza la mattina e in giro per ritrovi e shopping il pomeriggio, perché i negozi e i centri commerciali resterebbero presumibilmente aperti.

Nel mirino, di fatto, ci sono soprattutto le zone arancioni più colpite, cioè quelle in cui l’incidenza Covid è di 250 positivi ogni 100mila abitanti e un significativo rischio di varianti Covid: quelle rinominate zona arancione scuro. Ma anche in questo caso i ministri Speranza, Franceschini, Bianchi e Patuanelli chiedono a Draghi di valutare l’opportunità di chiudere i negozi.

Il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo chiede che si valutati con attenzione l’evolversi della curva epidemiologica, che la si guardi “con realismo, vedendo i dati, applicando misure diversificate a seconda della circolazione del virus”, ha spiegato il membro del Cts Massimo Antonelli.

Le varianti circolano più rapidamente

Le varianti ormai hanno preso piede in tutta Italia, senza esclusione di colpi. Secondo i dati a disposizione oggi non sarebbero più aggressive verso i giovani, ma in virtù di alcune loro caratteristiche c’è una circolazione maggiore, quindi vengono interessate anche quelle fasce di età che precedentemente, durante la prima ondata, sono state colpite in modo più contenuto.

Solo per fare un esempio, in Piemonte, dove fino a pochi giorni fa la situazione sembrava sotto controllo, oggi il dato della variante inglese sul totale dei positivi al Coronavirus nella Regione è del 48,2%, quasi la metà dei contagiati. Risultato frutto di un’indagine coordinata dall’Istituto superiore di Sanità in collaborazione con i laboratori regionali.

Già oggi sono diversi i territori finiti nella cosiddetta zona arancione scuro, con la chiusura delle scuole: da Ancona, passando per Bologna fino alla Lombardia, dove il governatore Fontana ha firmato ieri una nuova ordinanza con cui allarga le zone arancioni scuro e chiude le scuole, esclusi i nidi, in 50 Comuni tra Cremona, Mantova, Como, Pavia e parte dell’hinterland milanese.

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