Scuola: quali sono le regole per la didattica a distanza

Niente pigiama o cibo e puntualità all'appello. Ma non mancano indicazioni meno scontate, come l'obbligo di non usare soprannomi in chat

La chiusura delle scuole divide la politica del Paese, tra chi spinge per la didattica a distanza per limitare la diffusione del coronavirus e chi invece sottolinea l’importanza della socialità di bambini e ragazzi e le difficoltà affrontate dalle famiglie per supportare le ore di lezione da remoto. Nonostante le opinioni divergenti, la scuola online è ormai diventata tristemente la realtà per la maggior parte degli studenti italiani, che per i prossimi mesi potrebbero ritrovarsi a fare i conti con uno schermo invece di un banco.

Per questo il Ministero dell’Istruzione ha emanato le linee guida per docenti e alunni sui comportamenti corretti da tenere durante la didattica a distanza. Gli istituti le hanno integrate nel regolamento, e molti hanno aggiunto ulteriori regole. Il Regolamento di disciplina degli studenti del Miur regola infrazioni e sanzioni disciplinari, come note, ammonizioni, richiami e convocazioni dei genitori, per comportamenti inadeguati durante la didattica a distanza.

La dad è scuola a tutti gli effetti. Per questo non può essere superata la soglia del 25% di ore d’assenza, salvo serie giustificazioni, tra cui problemi di connessione. Con meno del 75% di presenze, si rischia la bocciatura.

Tra le regole da seguire a distanza non manca la puntualità. Chi entra in ritardo, consiglia il regolaento della dad, non deve attivare il microfono per scusarsi. Meglio usare la chat, meno ingombrante e usata anche per i saluti iniziali e per le alzate di mano per chiedere la parola o fare una domanda.

La telecamera deve essere sempre accesa sullo studente, ma è consigliato un primo piano per rispettare la privacy familiare ed evitare di inquadrare l’ambiente circostante. Anche per questo sono vietate registrazioni audio e video di quanto accade durante la lezione, ed è vietato anche condividere i link delle lezioni, con il rischio di invitare in chiamata estranei e disturbatori.

“Non è possibile che un alunno si faccia vedere in video in pigiama o mentre fa colazione. Non è corretto neanche disturbare la lezione con i rumori di fondo dell’ambiente domestico. Sappiamo bene che non tutti gli studenti hanno a disposizione una cameretta da cui poter seguire le lezioni, ma deve essere loro cura disattivare il microfono. Oltre a questo va poi seguito un serio discorso contro il cyberbullismo. Educazione e rispetto, quindi, devono essere presenti in classe così come online”, ha spiegato Mario Rusconi, presidente regionale per Roma e il Lazio dell’Associazione nazionale dei presidi.

Alcune scuole hanno inoltre richiesto agli studenti di accedere alle piattaforme per la didattica a distanza solo attraverso nome e cognome, per evitare nickname imbarazzanti, diminituvi o nomi non facilmente riconducibili all’identità del proprietario.

Novità importante per molte scuole: le ore non sono più da 60 minuti. La durata è stata infatti ridotta a 40 o 45 minuti per far riposare gli occhi, altrimenti incollati allo schermo per troppo tempo.

“Nel contratto sottoscritto che regola la didattica digitale integrata è previsto infatti che l’insegnante svolga l’orario di servizio completo, ma si può adottare una riduzione rispetto all’unità oraria inferiore ai 60 minuti. Ogni scuola potrà operare in autonomia, ad esempio riducendo l’unità oraria di 5 o 10 minuti. Viene inoltre data la possibilità di introdurre delle pause adeguate per i docenti”, ha spiegato Marcello Pacifico, presidente dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori.

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