Scuola, il nuovo decreto cambia ancora le regole: chi torna in presenza e chi no

Coprifuoco, riaperture e certificazione verde per gli spostamenti: il premier Draghi la meglio, ma ha dovuto cedere sulla scuola

L’ha spuntata su coprifuoco, riaperture e certificazione verde per gli spostamenti, ma non sulla scuola. Nel nuovo decreto Covid che allunga lo stato di emergenza al 31 luglio e dà il via libera alle riaperture dal 26 aprile (qui tutte le info nel dettaglio e le novità), Mario Draghi ha dovuto cedere, e ha scelto di farlo proprio in un ambito delicatissimo, già ampiamente sacrificato durante la pandemia: l’istruzione e l’educazione.

Il mondo della scuola ancora una volta si barrica, sollevando i presunti casi di aumento dei contagi coincisi con il ritorno in presenza di 5,6 milioni di studenti italiani. Ma i dati dicono che il contagio non avviene in classe (dove finestre aperte, mascherine e distanziamento sono ottimi scudi contro il virus), quanto piuttosto fuori, negli assembramenti sui mezzi pubblici per arrivarci a scuola.

Quella che sembrava una linea di demarcazione netta rispetto al governo Conte, con il ministro Bianchi che, finalmente, osa (un anno fa Azzolina non fece altrettanto e quella responsabilità non se la prese), ora si frantuma di fronte al pressing di sindacati e governatori delle Regioni.

Cosa cambia per la scuola dal 26 aprile

Il decreto firmato il 1° aprile aveva appena fissato nuove regole. Prevedeva in zona gialla e arancione scuola in presenza al 100% anche per le seconde e terze medie, superiori per almeno il 50%, e fino a un massimo del 75% degli studenti. In zona rossa in classe al 100% i bambini delle materne, elementari e prima media. Seconde e terze medie e superiori in Dad.

Ora, le regole e le percentuali cambiano ancora. Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico, in zona gialla e arancione materna, elementari e medie saranno in presenza, superiori invece in classe almeno al 60% (e fino al 100%) e la restante parte in Dad. In zona rossa, elementari e medie in presenza, superiori almeno al 50%, e fino a un massimo del 75%. Non è, dunque, un rientro in classe per tutti, al 100%. Ma un ritorno degli studenti delle superiori solo al 60%.

Una vittoria di Regioni e sindacati della scuola, insomma. Anche se, precisa il decreto, le nuove disposizioni non possono essere derogate da provvedimenti delle Regioni o dei Comuni. L’unica deroga alla scuola in presenza è in casi di “eccezionale e straordinaria necessità” dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti tra gli alunni.

Alcune Regioni, come Veneto e Calabria, hanno tentato di riproporre anche lo “schema” Puglia, cioè la Dad a chiamata, ma almeno su questo il Governo non ha ceduto.

La difesa di Gelmini

La ministra Mariastella Gelmini ha assicurato che sulla scuola “nessuna marcia indietro”: “Il Governo vuole riaprire le scuole, lo farà e tende al 100% della presenza di studenti”, ma ad oggi, dopo un anno, non è ancora stato risolto il vero problema, cioè quello che riguarda i trasporti e “che il Governo precedente ha un po’ dimenticato”.

Gelmini difende l’operato dell’Esecutivo spiegando che “noi abbiamo attivato un tavolo con il ministro Giovannini, Regioni ed Enti locali. Si parte dal 60%, ci saranno punte del 75%, qualcuno lo farà al 100%”, ma “quell’obiettivo lo raggiungeremo progressivamente”, conclude.

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