Scuola, arriva la legge anti-smartphone: cosa rischia chi non si adegua

La proposta tenta di istituire il divieto in classe e un approccio graduale e sorvegliato in famiglia

Arriva dal Movimento Cinque Stelle la proposta di legge per vietare gli smartphone (e altri device) a scuola e limitarne l’uso durante gli anni dell’apprendimento. Il progetto, presentato alla Camera e firmato in primis dalla deputata pentastellata Rosalba De Giorgi, mette nel mirino non soltanto i bambini fino ai 12 anni d’età, ma anche i genitori. Nei confronti dei quali è stato stabilito un meccanismo sanzionatorio: per chi non si adegua alle disposizioni del testo è previsto infatti il pagamento di una somma che va dai 300 ai 1500 euro.

In cosa consiste la proposta di legge per il divieto degli smartphone a scuola, limitazioni anche in famiglia

Ma quali sono le linee di condotta esplicitate nel testo? È chiaro che il provvedimento vuole sollecitare un approccio graduale ai dispositivi elettronici. In particolare, l’utilizzo di smartphone, tablet e qualsiasi altro dispositivo digitale viene completamente vietato fino ai 3 anni d’età, mentre, mentre, dai 3 ai 6 anni, viene sì consentito ma per il tempo massimo di un’ora al giorno.

I bambini dai 6 agli 8 anni potranno avvantaggiarsi di un utilizzo maggiormente prolungato nel tempo: 3 ore al giorno. Che diventano 4 fino ai 12 anni. Il tutto sotto la supervisione dei genitori. In classe cellulari invece completamente vietati, una scelta che, se fosse adottata in pieno, si inserirebbe in un settore già affaticato e rivoluzionato dai mesi della pandemia.

I promotori della legge specificano che l’iniziativa “non vuole essere una crociata contro la tecnologia” e affermano di aver preso le mosse dalle convinzioni di alcuni illustri esponenti della Società italiana di pediatria. Gli esperti, in particolare, suggerirebbero l’affiancamento di un genitore affinché vi sia un impatto positivo sull’apprendimento in età prescolare.

Va sottolineato che quella su cellulari e minori non è una legge fatta e finita, ma, appunto, un progetto di legge: depositato alla Camera, potrebbe “morire” durante una delle successive fasi che scandiscono il cosiddetto iter di approvazione della legge ordinaria, ad esempio la discussione nella Commissione competente, o la deliberazione dell’Aula (Camera e Senato).

Il precedente francese: cellulari e lezioni, dal 2018 classi off-limits per i device

In Francia un provvedimento simile è in vigore dal 2018. E infatti proprio alle decisioni del governo d’Oltralpe si richiamano i relatori nell’introduzione al testo italiano: “La presente proposta di legge – scrivono – non solo intende introdurre anche in Italia quanto già previsto in Francia nell’ambito scolastico, ma intende andare oltre, non circoscrivendo il suo campo di azione a un solo contesto”.

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