Monitoraggio Iss delle Regioni: la Sardegna sogna la zona bianca

C'è grande ottimismo in Sardegna in attesa del monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità: il presidente Solinas non esclude la possibilità di entrare in zona bianca

Sardegna Covid-free. La Regione ci spera, insieme alla Valle d’Aosta è una di quelle che ha i numeri migliori per ambire alla zona bianca. Dall’altra parte, però, la possibilità di una revisione dei parametri del sistema delle zone a colori, se non addirittura un lockdown nazionale.

Monitoraggio Iss, la Sardegna sogna la zona bianca

Nelle ultime ore il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, non ha nascosto l’ottimismo. Ha esaltato lo screening di massa che si sta svolgendo sull’Isola, sottolineando come i dati Covid siano “in netto miglioramento”. La speranza è di entrare in zona bianca, per rimanerci anche nei prossimi mesi così da “garantire al sistema economico-produttivo certezze e possibilità di recupero dopo le perdite dell’ultimo anno”.

A tal proposito, il governatore ha rispolverato l’idea del passaporto sanitario: “Tacciata come idea bislacca, ora è di tendenza internazionale”, ha dichiarato, sottolineando come sia in uso in alcuni Paesi del mondo. Una misura necessaria, secondo lui, per avere il controllo degli accessi in Sardegna ed evitare una nuova ondata.

Gli ultimi dati della Sardegna: perché il virus si è diffuso negli ospedali

C’è grande attesa per il prossimo monitoraggio dell’Istituto di superiore di sanità, previsto venerdì 19 febbraio. Se nelle settimane osservate ci saranno stati meno di 50 contagi ogni 100 mila abitanti, la Sardegna potrà diventare bianca.

Per quel che riguarda invece il bilancio attuale dei positivi, i casi sono nell’Isola sono 40.438 dall’inizio dell’emergenza (109 nell’ultimo aggiornamento dell’Unità di crisi regionale), a fronte di 709.892 tamponi eseguiti: il rapporto positivitamponi è pari al 4%.

Contestualmente è stato pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Microbiology uno studio condotto dall’Università di Cagliari e dal laboratorio Covid dell’Ospedale San Francesco di Nuoro. Secondo la ricerca, all’inizio del 2020 nell’Isola non si è avuto un solo ‘paziente zero‘, ma una serie di ‘pazienti zero’ che, in molti casi, hanno importato il virus una volta rientrati dal Nord Italia o dal resto dell’Europa.

Secondo lo studio, soprattutto nelle fasi iniziali dell’epidemia, diversi pazienti zero hanno contratto l’infezione partecipando a convegni, che hanno coinvolto personale sanitario favorendo così la diffusione dell’epidemia negli ospedali. Nonostante l’isolamento geografico e il tempestivo blocco degli spostamenti, la ricerca evidenzia una significativa diversità genomica, inaspettata in base al basso numero di casi inizialmente presenti in Sardegna.

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