1700 sanitari per fermare l’obbligo di vaccinazione: cosa succede

Il ricorso al Tar contro la legge che sospende i medici e gli infermieri che non accettano di immunizzarsi

Non vogliono vaccinarsi ma neanche essere sospesi dal lavoro. È la carica di 1700 sanitari che sono ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali (Tar) di diverse regioni italiane. Non ci stanno a essere definiti no-vax e qualificano la battaglia, che ha preso la via giudiziaria, come una lotta per la democrazia: “Qui si obbliga una persona a correre un rischio e se non lo corre gli viene impedito di svolgere la professione”, ha dichiarato Daniele Granara, avvocato costituzionalista che ha difende le ragioni dei 1750 tra medici, infermieri, psicologi, psicoterapeuti e appartenenti ad altre professioni dell’ambito sanitario.

I ricorsi sono arrivati ai Tar di Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna. E sono stati presentati nelle città di Genova, Milano, Brescia, Bologna, Parma, Torino.

Cosa è successo tra sanitari e governo sull’obbligo di vaccinazione

I ricorrenti hanno tutti ricevuto un avviso dall’Azienda Sanitaria Territoriale di riferimento. Nella missiva l’aut aut per non essersi sottoposti al vaccino. Il maggior numero di ricorrenti è in Liguria: 400 sanitari formano il gruppo che ha fatto appello al Tar genovese. Altri gruppi si stanno organizzando per chiamare in causa la giustizia amministrativa anche in altre regioni. Sono attesi infatti ricorsi a Treviso, Verona, Venezia e non solo.

I giudici dovranno esprimersi sul decreto legge di aprile, convertito in legge dal Parlamento due mesi dopo, che prevede la sospensione dall’esercizio della professione per tutti coloro che, impiegati in ambito sanitario, hanno rifiutato l’inoculazione. Per i ricorrenti, con l’obbligo e la sanzione si trasgredirebbe ai principi espressi nella Costituzione italiana e al diritto europeo. “Un obbligo riferito a un vaccino di cui non è garantita né la sicurezza né l’efficacia”, questi i termini utilizzati dai sanitari “ribelli”.

Cosa ha risposto l’Ordine dei Medici ai ricorrenti

Sul tema si registra la risposta di Filippo Anelli, che presiede la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici. Il presidente si appella a un’affermazione della Corte Costituzionale che distingue tra “obbligo” e “requisito”. Sarebbe quindi sbagliato parlare di una forzatura, sebbene si sia in presenza di un “requisito per esercitare la professione sanitaria. Ovviamente, nel momento in cui il requisito è vaccinarsi, i professionisti devono decidere: se vogliono fare i medici si devono vaccinare”, conclude Anelli.

I ricorrenti fanno parte della schiera di chi ha deciso di non sottoporsi alla vaccinazione: con la variante Delta, aumenta la preoccupazione che il virus possa propagarsi proprio tra questi gruppi di popolazione (ecco quanto è diffusa la mutazione in Italia). Qui invece tutti i numeri dei non vaccinati suddivisi per categoria anagrafica.

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